
Secondo un recente studio i topi stressati in età precoce producono ormoni che cambiano i geni condizionando il loro comportamento nel corso della vita.
Lo studio, pubblicato su Nature Neuroscience, è stato guidato da Christopher Murgatroyd, un ricercatore del Max Planck Institute of Psychiatry in Monaco, Germany.
I ricercatori separarono i topolini appena nati dalla madre per tre ore al giorno per un periodo di dieci giorni.
Essi scoprirono che i topolini che erano stati separati dalla madre all’inizio della loro vita, erano meno capaci di affrontare le situazioni stressanti successive e avevano problemi di memoria.
Secondo la spiegazione dei ricercatori, i topolini quando furono separati dalla madre produssero un alto livello di ormoni dello stress. Questi ormoni stimolarono i geni che si occupano della produzione dell’ormone vasopressina.
Sarebbe proprio questo ormone a causare i disturbi del comportamento e della memoria nei topi. Somministrando un farmaco a base di vasopressina questi effetti nei topi vennero bloccati e il loro comportamento tornò ad essere normale.
Gli scienziati sono attualmente impegnati a investigare come i traumi precoci possano portare a disturbi psicologici e comportamentali negli esseri umani.

In uno studio eseguito nel 2007 da John S. March, M.D., M.P.H., and Benedetto Vitiello, M.D gli autori hanno dimostrato che da 6 a 9 mesi di terapia combinata fluoxetina più psicoterapia cognitivo comportamentale massimizza i benefici per pazienti adolescenti depressi.
Il trattamento combinato (fluoxetina + terapia cognitivo comportamentale) è infatti risultato più efficace delle monoterapie per gli adolescenti con depressione da moderata a grave.
Nel 2009 gli autori hanno esaminato anche i dati relativi alle ricadute e hanno visto che il trattamento a lungo termine (6-9 mesi) è più efficace di quello a breve termine nel mantenere i risultati ottenuti
La ricerca in origine aveva lo scopo di comprendere se l'uso di antidepressivi potesse incrementare il rischio di suicidio in pazienti di 18 anni o di età inferiore.
Lo studio coinvolse 327 pazienti di età variabile tra i 12 e i 17 anni con una diagnosi di depressione maggiore. I pazienti furono assegnati casualmente a un trattamento monoterapico, sola fluoxetina (Prozac), sola terapia cognitivo comportamentale o a un trattamento combinato, fluoxetina + terapia cognitivo comportamentale.
I ricercatori valutarono quindi l'efficacia dei trattamenti e la presenza di ideazione e comportamenti suicidari a 12 e a 36 settimane per valutarne l'efficacia a lungo termine.
A 12 settimane la monoterapia farmacologica era più efficace della monoterapia cognitivo comportamentale ma la combinazione delle due era ancora più efficace.
Il 62% dei pazienti era migliorato grazie alla sola terapia farmacologica, il 48% dei pazienti con la sola terapia cognitivo comportamentale, il 73% grazie alla combinazione delle due.
A 36 settimane l'efficacia della terapia farmacologica e di quella cognitivo comportamentale erano equivalenti (81%) mentre il trattamento più efficace restava quello combinato (86%).
La sola terapia cognitivo comportamentale risultava inoltre superiore alle altre due per quanto riguarda la riduzione di pensieri e comportamenti suicidari.
Quando i pazienti per la prima volta furono coinvolti nello studio, il 30 per cento espresse qualche tipo di ideazione suicidaria.
A una settimana dall'inizio del trattamento il 12,11 per cento dei pazienti seguiti con la monoterapia farmacologica espresse pensieri suicidari, così come il 4,5 per cento di coloro che ricevettero la sola terapia cognitivo comportamentale e il 4,7 per cento di coloro che ricevettero la terapia combinata.
Alla 36esima settimana il 14 per cento dei pazienti trattati con solo fluoxetina espresse pensieri o comportamenti suicidari, così come il 6,3 per cento di coloro che ricevettero la sola terapia cognitivo comportamentale e l'8,4% di coloro che ricevettero una combinazione delle due terapie. Non è chiaro il motivo per il quale la terapia cognitivo comportamentale da soa risultasse più efficace nella riduzione dell'ideazione suicidaria.
Osservando la probabilità di remissione, la qualità di vita, la tollerabilità del trattamento e le percezioni dei pazienti, i ricercatori consigliano una combinazione tra terapia farmacologica e cognitivo comportamentale per massimizzare i risultati.
La ricerca nel 2009 è stata aggiornata con la dimostrazione che la lunga durata del trattamento (36 settimane) ha permesso di mantenere i risultati nel tempo. Questo in contrasto con i dati relativi alle terapie a breve termine che mostrano spesso un alto tasso di ricadute.
Tutto nacque nel 2006 dal rapporto del professor Richard Layard della prestigiosa London School of Economics che suggeriva una maggiore
diffusione delle terapie cognitivo comportamentali nel Servizio Pubblico Inglese per migliorare l’efficacia dei trattamenti di salute mentale e ridurre i costi.
Il ragionamento era semplice: è stato dimostrato che la terapia cognitivo comportamentale è efficace, proponendola in alternativa (o in aggiunta) ai farmaci potremo ridurre, la spesa per questi ultimi, i loro effetti collaterali, le ricadute dei pazienti e i costi sociali dovuti al loro stato di disagio.
Il governo inglese, sempre molto attento ai costi sociali recepì il consiglio di Layard e passò all’azione istituendo un sito pilota a Doncaster, una città a una sessantina di miglia da Manchester. Il programma governativo prese il nome di Improve Access to Psychological Therapies.
Il 2 novembre 2009 è stato pubblicato sulla rivista British Journal of Clinical Psychology uno dei primi studi sui risultati ottenuti a Doncaster. I risultati positivi ottenuti stanno portando alla rapida e organizzata diffusione del servizio nel Paese. L’obiettivo dello studio era indagare l’efficacia del programma Improve Access to Psychological Therapies nel trattamento di pazienti con ansia e depressione.
I pazienti convolti nel programma sono stati un totale di 3.995. Questi furono inviati al trattamento psicologico a partire dall’agosto del 2006 e di questi 2.795 svolsero il trattamento per uno o più incontri. Le persone trattate venivano seguite con terapia cognitivo comportamentale a bassa intesità (supporto telefonico a distanza) o ad alta intensità per coloro che ne avevano bisogno. La terapia cognitivo comportamentale è una terapia psicologica strutturata e a breve
termine.
Tra coloro che furono seguiti dal servizio 2.017 giunsero alla fine del trattamento e si sottoposero a misurazioni dei livelli d’ansia che furono poi elaborate dal Professor David Richards della Exeter University. I risultati dello studio mostrano che, tra coloro che avevano completato il trattamento, il 76 per cento delle persone che soffriva di depressione e il 74 per cento delle persone che soffriva d’ansia avevano ottenuto una guarigione o una remissione sintomatologica.
Prendendo in esame anche le persone che avevano abbandonato il trattamento prima del tempo le percentuali si attestavano sul 61 per cento per la depressione e 62 per cento per l’ansia. I risultati positivi dei primi studi su Improve Access to Psychological Treatment stanno portando alla rapida diffusione del programma in Inghilterra.Il reponsabile dello IAPT, Alan Cohen, dichiara che il programma dopo i primi successi sta prendendo forza e nell’ultimo mese si è diffuso in altri 115 siti attraverso il Paese coinvolgendo più di 2.200 operatori tra cui 800 che si occupano esclusivamente dello IAPT. 73.000 pazienti sono stati coinvolti nel servizio di cui 26.000 hanno completato il trattamento.
Il programma IAPT mi sembra un ottimo esempio di approccio scientifico all’organizzazione dei servizi al fine di fornire un servizio di qualità riducendo i costi.
Da sottolineare che in Inghilterra, nel servizio pubblico, così come nel privato sovvenzionato dalle assicurazioni, si è diffuso con forza l’approccio terapeutico cognitivo comportamentale.
Tale approccio, con le sue basi sperimentali, si è facilmente adattato alle richieste sociali in un Paese che dà grande importanza al risparmio dei soldi pubblici e all’efficacia ed efficienza dei servizi.
In Italia la situazione sembra piuttosto distante, non vi è infatti un sistema di monitoraggio reale e centralizzato dell’efficacia fornita dai servizi psicologici nè vi sono studi scientifici sui costi sociali dei disturbi psicologici.
Mi auguro che l’esempio inglese possa contribuire alla creazione di un approccio trasparente alla sanità pubblica che tenga maggiormente in conto i costi e i benefici per i cittadini.
Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino
Report Layard
http://cep.lse.ac.uk/textonly/research/mentalhealth/DEPRESSION_REPORT_LAYARD.pdf
Improving Access To Psychological Therapies Gets Positive Results
http://www.medicalnewstoday.com/articles/169515.php
Sito del programma IAPT
http://www.iapt.nhs.uk/
Sito del National Institute of Clinical Excellence (un’organizzazione inglese indipendente che è responsabile nella fornitura di linee guida nazionali per promuovere la salute e prevenire le malattie).
http://www.nice.org.uk/
Sito dell’Università di Exeter
http://www.exeter.ac.uk/
Pagina web del Professor Richard Layard
http://cep.lse.ac.uk/_new/staff/person.asp?id=970
Efficacia dei trattamenti dei disturbi mentali secondo l’Istituto Superiore di Sanità
http://www.psicologo.torino.it/index.php/2008/05/01/efficacia-dei-trattamenti-per-lasalute-mentale?blog=5#item_123
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Uno studio condotto in Minnesota ha dimostrato che i figli di genitori con stile educativo autorevole ricoprono più facilmente da adulti ruoli da leader.
Nello stile educativo autorevole i genitori stabiliscono limiti e aspettative in modo chiaro ma permettono ai figli di metterle alla prova.
Secondo gli autori dello studio lo stile autorevole permette ai bambini di imparare perchè le regole sono state messe e quindi di apprendere l'importanza di raggiungere i propri obiettivi senza infrangerle.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista The Leadership Quarterly.

Le persone ansiose hanno più difficoltà ad ignorare le distrazioni e ci mettono più tempo a spostare l’attenzione da un compito a un altro.
Uno studio inglese ha studiato quanto possa incidere l'ansia durante lo svolgimento di compiti cognitivi.
Ai partecipanti si chiese di leggere una storia su uno schermo che conteneva alcune parole irrilevanti che non erano collegate alla storia. Le persone ansiose tendevano a perdere più tempo soffermandosi su queste parole, specialmente se si diceva loro che la comprensione del testo sarebbe stata valutata.
In un altro esperimento ai partecipanti si chiedeva di alternare compiti matematici di moltiplicazione a compiti di divisione. Anche in questo caso i partecipanti ansiosi impiegavano più tempo a completare il lavoro.
I risultati hanno portato i ricercatori a ritenere che le persone ansiose incontrino più difficoltà rispetto a quelle non ansiose a controllare l'attenzione e ad ignorare le distrazioni.