
Se impariamo a gestire la nostra rabbia non solo miglioreranno i nostri rapporti interpersonali ma non rischieremo di alterare la funzionalità del nostro cuore.
Una ricerca pubblicata sul numero di marzo 2009 della rivista scientifica Journal of the American College of Cardiology ha scoperto che la rabbia induce cambiamenti elettrici nel cuore che sono predittivi di successive aritmie in pazienti che fanno uso di defribillatore cardiaco impiantabile.
In passato alcune ricerche hanno dimostrato che in periodi di stress per la popolazione, quali terremoti o guerre, sono più frequenti le morti per attacchi cardiaci. Il nuovo studio permette di legare la rabbia alle aritmie e, in alcuni soggetti, a una maggiore probabilità di arresti cardiaci improvvisi. Gli effetti della rabbia sulla frequenza cardiaca non sembrano dovuti all’aumento della frequenza cardiaca ma all’effetto dell’adrenalina sulle cellule cardiache.
I ricercatori ritengono necessarie ulteriori ricerche, tuttavia i dati suggeriscono che le terapie che insegnano a fronteggiare la rabbia e altre emozioni negative intense (come la terapia cognitivo comportamentale) possono aiutare a ridurre le aritmie e gli arresti cardiaci in pazienti cardiopatici.

Secondo una recente ricerca la pratica della meditazione trascendentale potrebbe aiutare i bambini con disturbo da deficit di attenzione e iperattività a gestire i loro sintomi.
In uno studio pilota i ricercatori hanno scoperto che lezioni di meditazione trascendentale si sono dimostrate utili per calmare l’ansia dei bambini con ADHD e migliorare il loro comportamento e la loro abilità di pensare e concentrarsi.
La meditazione trascendentale è considerata una delle tecniche più semplici di meditazione, chi la pratica si siede con gli occhi chiusi per 10-15 minuti e ripete mentalmente un mantra, un suono, una parola, una frase per calmare la mente e il corpo.
Alcuni ricercatori ritengono che la meditazione incida sul sistema nervoso in modo da alterare la pressione sanguigna e gli ormoni regolatori dello stress.
Le scoperte correnti indicano che i bambini con l’ADHD non possono solo imparare le tecniche di meditazione trascendentale ma anche trarne benefici. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista online Current Issues in Education.

Si prova più felicità acquistando esperienze di vita (es. un viaggio) piuttosto che un bene materiale, questo è quanto sostiene una ricerca condotta alla San Francisco State University.
La ricerca è stata presentata all’incontro annuale della Society for Personality and Social Psychology in Tampa, Fla
Nello studio i ricercatori hanno chiesto a più di 150 studenti di valutare un recente acquisto che avevano fatto per rendersi felici, scoprendo che le persone riferivano di essere più soddisfatte dall’acquisto di esperienze di vita.
Secondo uno degli autori dello studio, Ryan Howell, questo risultato potrebbe essere determinato da vari fattori: non ci sono ragioni per ricordare un oggetto acquistato, mentre il ricordo è tutto ciò che ci rimane dopo un’esperienza di vita. Inoltre è noto che i ricordi sono influenzati dalle emozioni e spesso alle esperienze sono legate emozioni più intense di quelle provate acquistando oggetti.
Nel corso dello studio è emerso che nel determinare la felicità provata non era importante la quantità di denaro che era stata spesa per acquistare l’esperienza.
Secondo l’autore, questa scoperta non si può però applicare a tutti, è probabile che le persone povere siano più soddisfatte se vengono soddisfatti i loro bisogni materiali. L’effetto relativo all’acquisto di esperienze di vita diventa invece più importante se la persona è benestante.
La moderna psicoterapia cognitivo-comportamentale ha, da diversi anni, inglobato al suo interno tecniche per sviluppare la consapevolezza derivate dalla meditazione Zen.
Le tecniche di mindfulness (consapevolezza) sono state inserite nei programmi per il trattamento di disturbi d’ansia (attacchi di panico, ansia generalizzata, ansia sociale, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo post traumatico da stress), depressione e trattamento cognitivo comportamentale del dolore cronico.
Una ricerca pubblicata sul numero di gennaio 2009 della rivista Psychosomatic Medicine ha dimostrato l’efficacia di queste tecniche per ridurre la sensibilità al dolore fisico.
La ricerca è stata condotta alla Università di Montreal in Canada e ha studiato le differenze tra le reazioni a una stimolazione moderatamente dolorosa di un gruppo di persone che abitualmente meditavano e le reazioni di un gruppo di non praticanti la meditazione.
Le persone appartenenti ai due gruppi venivano toccate su una gamba con uno strumento che trasmetteva calore di intensità crescente.
La ricerca ha scoperto che chi medita riesce a sopportare temperature significativamente più alte di chi non medita prima di avvertire dolore.
Gli effetti della meditazione sulla percezione del dolore sembrano collegati all’esperienza con la pratica stessa.
Questo studio conferma l’utilità di pratiche di mindfulness (consapevolezza) nel trattamento cognitivo comportamentale del dolore.
Due studi hanno dimostrato che gli interventi psicologici e il supporto da parte dei pari possono minimizzare la possibilità che si sviluppi depressione post partum anche senza la somministrazione di farmaci antidepressivi.
Nel primo studio, condotto da Jane Morrell della University of Huddersfield, le donne che avevano ricevuto sessioni di terapia cognitivo comportamentale o counseling non direttivo avevano meno probabilità di sviluppare nei successivi sei mesi depressione.
Nel secondo studio, condotto da Cindy-Lee Dennis, della University of Toronto, le madri che avevano ricevuto telefonate da donne che in precedenza avevano avuto depressione postpartum, era meno probabile che sviluppassero sintomi di depressione rispetto alle madri che avevano ricevuto le normali cure.
I due studi, pubblicati nella rivista scientifica BMJ, evidenziano l’importanza del supporto sociale nella prevenzione e nel trattamento della depressione post partum.