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		<title>Notizie di psicologia</title>
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		<ttl>60</ttl>
				<item>
			<title>Scoperta associazione tra qualit&#224; del sonno ed infiammazioni</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/stress-sonno-infiammazione</link>
			<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 11:10:00 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Stress</category>
<category domain="alt">Insonnia</category>			<guid isPermaLink="false">302@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/file761257862340.jpg?mtime=1331118122&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie///.evocache/file761257862340.jpg/fit-320x320.jpg?mtime=1331118122&quot; width=&quot;320&quot; height=&quot;240&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Secondo un recente studio condotto dalla University of Rochester Medical Center, la mancanza di sonno, in combinazione con lo stress, possono portare a sviluppare infiammazioni. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lo studio, che era stato progettato per studiare lo stress e la memoria, ha coinvolto 45 donne e 38 uomini con un&#039;et&amp;#224; media di 61 anni.  Ai partecipanti &amp;#232; stato richiesto di compilare un questionario sulla qualit&amp;#224; del sonno, sullo stress percepito, sul livello di solitudine e sull&#039;uso dei farmaci. &lt;br /&gt;
Sebbene tutti i partecipanti godessero di buona salute, il 27 per cento dormiva poco. Nel corso dell&#039;esperimento ai volontari sono stati fatti alcuni test di memoria che hanno prodotto nei partecipanti una condizione passeggera di stress. &lt;br /&gt;
Il sangue &amp;#232; stato prelevato ai partecipanti prima che iniziasse la prova e subito dopo la stessa. Sono stati quindi verificati i livelli di interluchina-6 (IL-6), una proteina associata con i fenomeni infiammatori. I livelli di questa proteina non differivano tra i partecipanti prima dell&#039;inizio della prova di memoria, mentre, al termine della stessa, coloro che non dormivano bene avevano livelli di IL-6 fino a quattro volte superiori di coloro che avevano un buon sonno. Livelli cos&amp;#236; alti sono associati ad un elevato rischio di malattie. Il livello accresciuto di IL-6 non &amp;#232; risultato direttamente associato ad altri fattori come la solitudine, i livelli di depressione, lo stress percepito.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;socialbutttons&quot;&gt;&lt;div class=&quot;fbiframediv sharebuttton&quot;&gt;&lt;iframe src=&quot;http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=302&amp;amp;send=false&amp;amp;layout=button_count&amp;amp;width=450&amp;amp;show_faces=false&amp;amp;action=recommend&amp;amp;colorscheme=light&amp;amp;font=arial&amp;amp;height=85&quot; scrolling=&quot;no&quot; frameborder=&quot;0&quot; style=&quot;border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;&quot; allowTransparency=&quot;true&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;twbutton sharebuttton&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://twitter.com/share&quot; class=&quot;twitter-share-button&quot; data-url=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=302&quot; data-count=&quot;horizontal&quot;&gt;Tweet&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;gplusdiv sharebuttton&quot;&gt;&lt;g :plusone size=&quot;tall&quot; href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=302&quot;&gt;&lt;/g&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/stress-sonno-infiammazione&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><div><a href="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/file761257862340.jpg?mtime=1331118122"><img alt="" src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie///.evocache/file761257862340.jpg/fit-320x320.jpg?mtime=1331118122" width="320" height="240" /></a></div></div><p>Secondo un recente studio condotto dalla University of Rochester Medical Center, la mancanza di sonno, in combinazione con lo stress, possono portare a sviluppare infiammazioni. </p>

<p>Lo studio, che era stato progettato per studiare lo stress e la memoria, ha coinvolto 45 donne e 38 uomini con un'et&#224; media di 61 anni.  Ai partecipanti &#232; stato richiesto di compilare un questionario sulla qualit&#224; del sonno, sullo stress percepito, sul livello di solitudine e sull'uso dei farmaci. <br />
Sebbene tutti i partecipanti godessero di buona salute, il 27 per cento dormiva poco. Nel corso dell'esperimento ai volontari sono stati fatti alcuni test di memoria che hanno prodotto nei partecipanti una condizione passeggera di stress. <br />
Il sangue &#232; stato prelevato ai partecipanti prima che iniziasse la prova e subito dopo la stessa. Sono stati quindi verificati i livelli di interluchina-6 (IL-6), una proteina associata con i fenomeni infiammatori. I livelli di questa proteina non differivano tra i partecipanti prima dell'inizio della prova di memoria, mentre, al termine della stessa, coloro che non dormivano bene avevano livelli di IL-6 fino a quattro volte superiori di coloro che avevano un buon sonno. Livelli cos&#236; alti sono associati ad un elevato rischio di malattie. Il livello accresciuto di IL-6 non &#232; risultato direttamente associato ad altri fattori come la solitudine, i livelli di depressione, lo stress percepito.</p><div class="socialbutttons"><div class="fbiframediv sharebuttton"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=302&amp;send=false&amp;layout=button_count&amp;width=450&amp;show_faces=false&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;font=arial&amp;height=85" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="twbutton sharebuttton"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=302" data-count="horizontal">Tweet</a></div><div class="gplusdiv sharebuttton"><g :plusone size="tall" href="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=302"></g></div></div><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/stress-sonno-infiammazione">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>Lo stress lavorativo aumenta il rischio di infarto</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/lo-stress-lavorativo-aumenta-il</link>
			<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 19:21:00 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Abbandono</category>			<guid isPermaLink="false">301@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/office-1.JPG?mtime=1324321408&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie///.evocache/office-1.JPG/fit-320x320.JPG?mtime=1324321408&quot; width=&quot;320&quot; height=&quot;213&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Secondo un recente studio condotto in Danimarca, lo stress lavoro-correlato sarebbe associato ad un aumentato rischio di infarto. I ricercatori hanno scoperto in particolare che le persone che riferiscono stress lavorativo hanno 1.4 volte pi&amp;#249; probabilit&amp;#224; di essere soggette ad infarto.&lt;br /&gt;
La ricerca ha interessato circa 5.000 uomini di et&amp;#224; compresa tra i 40 e i 59 che sono stati monitorati periodicamente nell&amp;#8217;arco di 30 anni per quanto riguarda i livelli di stress a lavoro e le condizioni di salute. Il dieci per cento degli infarti che hanno colpito gli uomini presenti nel gruppo nel corso del tempo sono stati causati, secondo i ricercatori, dallo stress lavoro-correlato.&lt;br /&gt;
Tra gli uomini delle classi sociali pi&amp;#249; abbienti gli effetti dello stress lavorativo sul rischio di infarto sono particolarmente evidenti, la probabilit&amp;#224; aumenta infatti del 38%.&lt;br /&gt;
Lo studio &amp;#232; stato pubblicato sulla rivista Journal of Occupational and Environmental Medicine.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fonte: Journal of Occupational and Environmental Medicine&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;socialbutttons&quot;&gt;&lt;div class=&quot;fbiframediv sharebuttton&quot;&gt;&lt;iframe src=&quot;http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=301&amp;amp;send=false&amp;amp;layout=button_count&amp;amp;width=450&amp;amp;show_faces=false&amp;amp;action=recommend&amp;amp;colorscheme=light&amp;amp;font=arial&amp;amp;height=85&quot; scrolling=&quot;no&quot; frameborder=&quot;0&quot; style=&quot;border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;&quot; allowTransparency=&quot;true&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;twbutton sharebuttton&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://twitter.com/share&quot; class=&quot;twitter-share-button&quot; data-url=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=301&quot; data-count=&quot;horizontal&quot;&gt;Tweet&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;gplusdiv sharebuttton&quot;&gt;&lt;g :plusone size=&quot;tall&quot; href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=301&quot;&gt;&lt;/g&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/lo-stress-lavorativo-aumenta-il&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><div><a href="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/office-1.JPG?mtime=1324321408"><img alt="" src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie///.evocache/office-1.JPG/fit-320x320.JPG?mtime=1324321408" width="320" height="213" /></a></div></div><p>Secondo un recente studio condotto in Danimarca, lo stress lavoro-correlato sarebbe associato ad un aumentato rischio di infarto. I ricercatori hanno scoperto in particolare che le persone che riferiscono stress lavorativo hanno 1.4 volte pi&#249; probabilit&#224; di essere soggette ad infarto.<br />
La ricerca ha interessato circa 5.000 uomini di et&#224; compresa tra i 40 e i 59 che sono stati monitorati periodicamente nell&#8217;arco di 30 anni per quanto riguarda i livelli di stress a lavoro e le condizioni di salute. Il dieci per cento degli infarti che hanno colpito gli uomini presenti nel gruppo nel corso del tempo sono stati causati, secondo i ricercatori, dallo stress lavoro-correlato.<br />
Tra gli uomini delle classi sociali pi&#249; abbienti gli effetti dello stress lavorativo sul rischio di infarto sono particolarmente evidenti, la probabilit&#224; aumenta infatti del 38%.<br />
Lo studio &#232; stato pubblicato sulla rivista Journal of Occupational and Environmental Medicine.</p>

<p>Fonte: Journal of Occupational and Environmental Medicine</p><div class="socialbutttons"><div class="fbiframediv sharebuttton"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=301&amp;send=false&amp;layout=button_count&amp;width=450&amp;show_faces=false&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;font=arial&amp;height=85" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="twbutton sharebuttton"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=301" data-count="horizontal">Tweet</a></div><div class="gplusdiv sharebuttton"><g :plusone size="tall" href="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=301"></g></div></div><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/lo-stress-lavorativo-aumenta-il">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>Bere caff&#232; aiuta a prevenire la depressione</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/bere-caffe-aiuta-a-prevenire</link>
			<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 17:27:00 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Depressione</category>
<category domain="alt">Abbandono</category>
<category domain="alt">Cervello</category>			<guid isPermaLink="false">297@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/coffee0002.jpg?mtime=1318094734&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie///.evocache/coffee0002.jpg/fit-320x320.jpg?mtime=1318094734&quot; width=&quot;320&quot; height=&quot;256&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Le donne che bevono almeno quattro tazze di caff&amp;#232; al giorno hanno una probabilit&amp;#224; del 20% inferiore rispetto a chi ne beve poco di sviluppare depressione.&lt;br /&gt;
Lo studio, guidato da &lt;strong&gt;Michel Lucas&lt;/strong&gt; e condotto presso la &lt;strong&gt;Harvard School of Public Health&lt;/strong&gt; di Boston &amp;#232; stato pubblicato sulla rivista scientifica  Archives of Internal Medicine.&lt;br /&gt;
La &lt;strong&gt;caffeina&lt;/strong&gt; &amp;#232; nota per i suoi effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale ed il caff&amp;#232; &amp;#232; la bevanda che maggiormente &amp;#232; associata all&#039;assunzione di questa sostanza.&lt;br /&gt;
I ricercatori  hanno monitorato &lt;strong&gt;50.000 donne&lt;/strong&gt; che avevano un&#039;et&amp;#224; media di 63 anni; nessuna di loro era depressa al momento in cui &amp;#232; iniziato lo studio.&lt;br /&gt;
In una prima fase della ricerca gli scienziati hanno sottoposto le persone ad una serie di questionari  che riguardavano le loro abitudini e la frequenza di uso di bevande contenenti caffeina. Le donne sono state quindi monitorate per i successivi 10 anni, in questo arco di tempo &lt;strong&gt;2600 donne&lt;/strong&gt; hanno sviluppato una &lt;strong&gt;depressione clinica&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Le donne che consumavano 2-3 tazze al giorno mostravano un 15% di probabilit&amp;#224; in meno di sviluppare depressione di colore che ne bevevano solo una tazza alla settimana. Il rischio diminuiva del 20% nelle donne che bevevano 4 tazze al giorno di caff&amp;#232;.&lt;br /&gt;
I risultati hanno portato a concludere che la caffeina aiuta a prevenire la depressione, tuttavia non sono ancora chiari i meccanismi per cui questo accade. Secondo alcuni studi svolti in precedenza la caffeina protegge da alcune neurotossine stimolando i recettori dei gangli basali del cervello.&lt;br /&gt;
Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare la scoperta e comprenderne meglio come la caffeina influisce sull&#039;umore.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;socialbutttons&quot;&gt;&lt;div class=&quot;fbiframediv sharebuttton&quot;&gt;&lt;iframe src=&quot;http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=297&amp;amp;send=false&amp;amp;layout=button_count&amp;amp;width=450&amp;amp;show_faces=false&amp;amp;action=recommend&amp;amp;colorscheme=light&amp;amp;font=arial&amp;amp;height=85&quot; scrolling=&quot;no&quot; frameborder=&quot;0&quot; style=&quot;border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;&quot; allowTransparency=&quot;true&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;twbutton sharebuttton&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://twitter.com/share&quot; class=&quot;twitter-share-button&quot; data-url=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=297&quot; data-count=&quot;horizontal&quot;&gt;Tweet&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;gplusdiv sharebuttton&quot;&gt;&lt;g :plusone size=&quot;tall&quot; href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=297&quot;&gt;&lt;/g&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/bere-caffe-aiuta-a-prevenire&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><div><a href="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/coffee0002.jpg?mtime=1318094734"><img alt="" src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie///.evocache/coffee0002.jpg/fit-320x320.jpg?mtime=1318094734" width="320" height="256" /></a></div></div><p>Le donne che bevono almeno quattro tazze di caff&#232; al giorno hanno una probabilit&#224; del 20% inferiore rispetto a chi ne beve poco di sviluppare depressione.<br />
Lo studio, guidato da <strong>Michel Lucas</strong> e condotto presso la <strong>Harvard School of Public Health</strong> di Boston &#232; stato pubblicato sulla rivista scientifica  Archives of Internal Medicine.<br />
La <strong>caffeina</strong> &#232; nota per i suoi effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale ed il caff&#232; &#232; la bevanda che maggiormente &#232; associata all'assunzione di questa sostanza.<br />
I ricercatori  hanno monitorato <strong>50.000 donne</strong> che avevano un'et&#224; media di 63 anni; nessuna di loro era depressa al momento in cui &#232; iniziato lo studio.<br />
In una prima fase della ricerca gli scienziati hanno sottoposto le persone ad una serie di questionari  che riguardavano le loro abitudini e la frequenza di uso di bevande contenenti caffeina. Le donne sono state quindi monitorate per i successivi 10 anni, in questo arco di tempo <strong>2600 donne</strong> hanno sviluppato una <strong>depressione clinica</strong>.<br />
Le donne che consumavano 2-3 tazze al giorno mostravano un 15% di probabilit&#224; in meno di sviluppare depressione di colore che ne bevevano solo una tazza alla settimana. Il rischio diminuiva del 20% nelle donne che bevevano 4 tazze al giorno di caff&#232;.<br />
I risultati hanno portato a concludere che la caffeina aiuta a prevenire la depressione, tuttavia non sono ancora chiari i meccanismi per cui questo accade. Secondo alcuni studi svolti in precedenza la caffeina protegge da alcune neurotossine stimolando i recettori dei gangli basali del cervello.<br />
Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare la scoperta e comprenderne meglio come la caffeina influisce sull'umore.</p><div class="socialbutttons"><div class="fbiframediv sharebuttton"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=297&amp;send=false&amp;layout=button_count&amp;width=450&amp;show_faces=false&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;font=arial&amp;height=85" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="twbutton sharebuttton"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=297" data-count="horizontal">Tweet</a></div><div class="gplusdiv sharebuttton"><g :plusone size="tall" href="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=297"></g></div></div><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/bere-caffe-aiuta-a-prevenire">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>Smettere di fumare migliora la personalit&#224;</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/fumare-personalita</link>
			<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 17:05:00 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Fumo</category>			<guid isPermaLink="false">295@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/cigarrette01.JPG?mtime=1316364783&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie///.evocache/cigarrette01.JPG/fit-320x320.JPG?mtime=1316364783&quot; width=&quot;307&quot; height=&quot;204&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;In uno studio condotto dall&#039;&lt;strong&gt;Universit&amp;#224; del Missouri&lt;/strong&gt; si &amp;#232; scoperto che smettere di &lt;strong&gt;fumare&lt;/strong&gt; migliora la &lt;strong&gt;personalit&amp;#224;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Lo studio &amp;#232; stato condotto da Andrew Littlefield, un dottorando presso il Dipartimento di Psicologia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nello studio i ricercatori hanno confrontato persone tra i 18 e i 35 anni che fumavano con altre che avevano smesso di fumare.&lt;br /&gt;
Gli studiosi hanno scoperto che tra le persone che ancora fumavano risultavano pi&amp;#249; marcati due tratti di personalit&amp;#224;:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- &lt;strong&gt;impulsivit&amp;#224;&lt;/strong&gt;, agire senza pensare alle conseguenze;&lt;br /&gt;
- &lt;strong&gt;neuroticismo&lt;/strong&gt;, essere negativi ed ansioni per la maggior parte del tempo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Secondo i ricercatori, se da una parte chi ha i pi&amp;#249; alti livelli di impulsivit&amp;#224; e neuroticismo inizia pi&amp;#249; facilmente a fumare, dall&#039;altra chi smette riduce la forza di questi due tratti di personalit&amp;#224;, in particolare tra i 18 e i 25 anni.&lt;br /&gt;
Lo studio &amp;#232; stato pubblicato sulla rivista &lt;em&gt;Nicotine and Tobacco Research&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;socialbutttons&quot;&gt;&lt;div class=&quot;fbiframediv sharebuttton&quot;&gt;&lt;iframe src=&quot;http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=295&amp;amp;send=false&amp;amp;layout=button_count&amp;amp;width=450&amp;amp;show_faces=false&amp;amp;action=recommend&amp;amp;colorscheme=light&amp;amp;font=arial&amp;amp;height=85&quot; scrolling=&quot;no&quot; frameborder=&quot;0&quot; style=&quot;border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;&quot; allowTransparency=&quot;true&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;twbutton sharebuttton&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://twitter.com/share&quot; class=&quot;twitter-share-button&quot; data-url=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=295&quot; data-count=&quot;horizontal&quot;&gt;Tweet&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;gplusdiv sharebuttton&quot;&gt;&lt;g :plusone size=&quot;tall&quot; href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=295&quot;&gt;&lt;/g&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/fumare-personalita&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><div><a href="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/cigarrette01.JPG?mtime=1316364783"><img alt="" src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie///.evocache/cigarrette01.JPG/fit-320x320.JPG?mtime=1316364783" width="307" height="204" /></a></div></div><p>In uno studio condotto dall'<strong>Universit&#224; del Missouri</strong> si &#232; scoperto che smettere di <strong>fumare</strong> migliora la <strong>personalit&#224;</strong>.<br />
Lo studio &#232; stato condotto da Andrew Littlefield, un dottorando presso il Dipartimento di Psicologia.</p>

<p>Nello studio i ricercatori hanno confrontato persone tra i 18 e i 35 anni che fumavano con altre che avevano smesso di fumare.<br />
Gli studiosi hanno scoperto che tra le persone che ancora fumavano risultavano pi&#249; marcati due tratti di personalit&#224;:</p>

<p>- <strong>impulsivit&#224;</strong>, agire senza pensare alle conseguenze;<br />
- <strong>neuroticismo</strong>, essere negativi ed ansioni per la maggior parte del tempo.</p>

<p>Secondo i ricercatori, se da una parte chi ha i pi&#249; alti livelli di impulsivit&#224; e neuroticismo inizia pi&#249; facilmente a fumare, dall'altra chi smette riduce la forza di questi due tratti di personalit&#224;, in particolare tra i 18 e i 25 anni.<br />
Lo studio &#232; stato pubblicato sulla rivista <em>Nicotine and Tobacco Research</em>.</p><div class="socialbutttons"><div class="fbiframediv sharebuttton"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=295&amp;send=false&amp;layout=button_count&amp;width=450&amp;show_faces=false&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;font=arial&amp;height=85" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="twbutton sharebuttton"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=295" data-count="horizontal">Tweet</a></div><div class="gplusdiv sharebuttton"><g :plusone size="tall" href="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=295"></g></div></div><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/fumare-personalita">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/fumare-personalita#comments</comments>
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		</item>
				<item>
			<title>La depressione, un male nascosto</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/depressione-male-nascosto</link>
			<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 13:55:00 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Depressione</category>			<guid isPermaLink="false">294@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/depression.JPG?mtime=1316008342&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie///.evocache/depression.JPG/fit-320x320.JPG?mtime=1316008342&quot; width=&quot;273&quot; height=&quot;205&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;depressione&lt;/strong&gt; &amp;#232; un male &lt;strong&gt;diffuso&lt;/strong&gt;, in Italia si stima che ne soffra il 18 per cento della popolazione.&lt;br /&gt;
Sembra comunque che questo fenomeno rimanga in larga parte sommerso, sono infatti molte le persone che &lt;strong&gt;evitano&lt;/strong&gt; di &lt;strong&gt;comunicare&lt;/strong&gt; il loro malessere al medico di base o ad altri specialisti del settore.&lt;br /&gt;
Perch&amp;#232; questo accade? In parte la risposta pu&amp;#242; essere individuata nelle caratteristiche stesse del disturbo, la depressione infatti porta ad un &lt;strong&gt;calo&lt;/strong&gt; generale di &lt;strong&gt;motivazione&lt;/strong&gt; ed interesse verso le esperienze e l&amp;#8217;azione e quindi anche verso la richiesta di aiuto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una recente &lt;strong&gt;ricerca&lt;/strong&gt; ha cercato di individuare altre possibili motivazioni alla base di questa reticenza.&lt;br /&gt;
Lo studio, &amp;#232; stato condotto su &lt;strong&gt;1.054 adulti&lt;/strong&gt; ed &amp;#232; stato pubblicato sulla rivista &quot;&lt;em&gt;Annals of Family Medicine&lt;/em&gt;&quot;.  &lt;br /&gt;
Il 43 per cento di partecipanti ha riferito le ragioni per i quali non avrebbero parlato dei propri sintomi depressivi al medico di base.&lt;br /&gt;
I &lt;strong&gt;motivi&lt;/strong&gt; erano diversi: non voler ricevere la prescrizione di farmaci (il pi&amp;#249; frequente), l&amp;#8217;idea che il medico di base non fosse la persona pi&amp;#249; adatta ad accogliere un problema emotivo, la preoccupazione circa la privacy, il timore di essere etichettati come pazienti psichiatrici ed inviati ad altri specialisti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le donne con reddito basso e di ceto sociale pi&amp;#249; umile sono risultate quelle pi&amp;#249; difficolt&amp;#224; ad aprirsi per chiedere aiuto.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Altri fattori&lt;/strong&gt; che portano a non riferire i sintomi di depressione sono: avere una depressione da moderata a grave, non avere una storia famigliare di depressione, pensare che la depressione sia stigmatizzante, credere che si dovrebbe essere in grado di risolvere da soli il problema.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;socialbutttons&quot;&gt;&lt;div class=&quot;fbiframediv sharebuttton&quot;&gt;&lt;iframe src=&quot;http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=294&amp;amp;send=false&amp;amp;layout=button_count&amp;amp;width=450&amp;amp;show_faces=false&amp;amp;action=recommend&amp;amp;colorscheme=light&amp;amp;font=arial&amp;amp;height=85&quot; scrolling=&quot;no&quot; frameborder=&quot;0&quot; style=&quot;border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;&quot; allowTransparency=&quot;true&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;twbutton sharebuttton&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://twitter.com/share&quot; class=&quot;twitter-share-button&quot; data-url=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=294&quot; data-count=&quot;horizontal&quot;&gt;Tweet&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;gplusdiv sharebuttton&quot;&gt;&lt;g :plusone size=&quot;tall&quot; href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=294&quot;&gt;&lt;/g&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/depressione-male-nascosto&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><div><a href="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/depression.JPG?mtime=1316008342"><img alt="" src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie///.evocache/depression.JPG/fit-320x320.JPG?mtime=1316008342" width="273" height="205" /></a></div></div><p>La <strong>depressione</strong> &#232; un male <strong>diffuso</strong>, in Italia si stima che ne soffra il 18 per cento della popolazione.<br />
Sembra comunque che questo fenomeno rimanga in larga parte sommerso, sono infatti molte le persone che <strong>evitano</strong> di <strong>comunicare</strong> il loro malessere al medico di base o ad altri specialisti del settore.<br />
Perch&#232; questo accade? In parte la risposta pu&#242; essere individuata nelle caratteristiche stesse del disturbo, la depressione infatti porta ad un <strong>calo</strong> generale di <strong>motivazione</strong> ed interesse verso le esperienze e l&#8217;azione e quindi anche verso la richiesta di aiuto.</p>

<p>Una recente <strong>ricerca</strong> ha cercato di individuare altre possibili motivazioni alla base di questa reticenza.<br />
Lo studio, &#232; stato condotto su <strong>1.054 adulti</strong> ed &#232; stato pubblicato sulla rivista "<em>Annals of Family Medicine</em>".  <br />
Il 43 per cento di partecipanti ha riferito le ragioni per i quali non avrebbero parlato dei propri sintomi depressivi al medico di base.<br />
I <strong>motivi</strong> erano diversi: non voler ricevere la prescrizione di farmaci (il pi&#249; frequente), l&#8217;idea che il medico di base non fosse la persona pi&#249; adatta ad accogliere un problema emotivo, la preoccupazione circa la privacy, il timore di essere etichettati come pazienti psichiatrici ed inviati ad altri specialisti.</p>

<p>Le donne con reddito basso e di ceto sociale pi&#249; umile sono risultate quelle pi&#249; difficolt&#224; ad aprirsi per chiedere aiuto.<br />
<strong>Altri fattori</strong> che portano a non riferire i sintomi di depressione sono: avere una depressione da moderata a grave, non avere una storia famigliare di depressione, pensare che la depressione sia stigmatizzante, credere che si dovrebbe essere in grado di risolvere da soli il problema.</p><div class="socialbutttons"><div class="fbiframediv sharebuttton"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=294&amp;send=false&amp;layout=button_count&amp;width=450&amp;show_faces=false&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;font=arial&amp;height=85" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="twbutton sharebuttton"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=294" data-count="horizontal">Tweet</a></div><div class="gplusdiv sharebuttton"><g :plusone size="tall" href="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=294"></g></div></div><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/depressione-male-nascosto">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>La depressione peggiora l'artrite</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/depressione-peggiora-l-artrite</link>
			<pubDate>Tue, 24 May 2011 10:48:00 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Depressione</category>			<guid isPermaLink="false">287@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;div class=&quot;image_block&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/depress1.jpg?mtime=1306233473&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/depress1.jpg?mtime=1306233473&quot; width=&quot;280&quot; height=&quot;210&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;In un recente studio pubblicato sul Journal of Bone and Joint Surgery, i ricercatori della Seoul National University in Corea del Sud hanno osservato che la depressione clinica pu&amp;#242; aggravare l&amp;#8217;artrite al ginocchio. I sintomi fisici dei pazienti con depressione erano peggiori e pi&amp;#249; dolorosi di quanto ci si potesse aspettare osservando i raggi X.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Diversi studi hanno dimostrato che la depressione abbassa le difese immunitarie e pu&amp;#242; far emergere o peggiorare altre problematiche fisiche. Persone affette da depressione hanno un aumentato rischio di malattie cardiache ed individui che hanno entrambe le problematiche, umore basso e problemi di cuore, sono soggetti a guai fisici pi&amp;#249; gravi di coloro che hanno la sola malattia cardiaca.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La depressione riguarda circa 150 milioni di persone nel Mondo e, secondo l&amp;#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit&amp;#224;, nel 2020 passer&amp;#224; dal quarto al secondo posto nella classifica delle malattie che provocano maggiori disabilit&amp;#224; e giorni persi di lavoro.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;socialbutttons&quot;&gt;&lt;div class=&quot;fbiframediv sharebuttton&quot;&gt;&lt;iframe src=&quot;http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=287&amp;amp;send=false&amp;amp;layout=button_count&amp;amp;width=450&amp;amp;show_faces=false&amp;amp;action=recommend&amp;amp;colorscheme=light&amp;amp;font=arial&amp;amp;height=85&quot; scrolling=&quot;no&quot; frameborder=&quot;0&quot; style=&quot;border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;&quot; allowTransparency=&quot;true&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;twbutton sharebuttton&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://twitter.com/share&quot; class=&quot;twitter-share-button&quot; data-url=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=287&quot; data-count=&quot;horizontal&quot;&gt;Tweet&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;gplusdiv sharebuttton&quot;&gt;&lt;g :plusone size=&quot;tall&quot; href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=287&quot;&gt;&lt;/g&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/depressione-peggiora-l-artrite&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="image_block"><a href="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/depress1.jpg?mtime=1306233473"><img alt="" src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/depress1.jpg?mtime=1306233473" width="280" height="210" /></a></div>

<p>In un recente studio pubblicato sul Journal of Bone and Joint Surgery, i ricercatori della Seoul National University in Corea del Sud hanno osservato che la depressione clinica pu&#242; aggravare l&#8217;artrite al ginocchio. I sintomi fisici dei pazienti con depressione erano peggiori e pi&#249; dolorosi di quanto ci si potesse aspettare osservando i raggi X.</p>

<p>Diversi studi hanno dimostrato che la depressione abbassa le difese immunitarie e pu&#242; far emergere o peggiorare altre problematiche fisiche. Persone affette da depressione hanno un aumentato rischio di malattie cardiache ed individui che hanno entrambe le problematiche, umore basso e problemi di cuore, sono soggetti a guai fisici pi&#249; gravi di coloro che hanno la sola malattia cardiaca.</p>

<p>La depressione riguarda circa 150 milioni di persone nel Mondo e, secondo l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit&#224;, nel 2020 passer&#224; dal quarto al secondo posto nella classifica delle malattie che provocano maggiori disabilit&#224; e giorni persi di lavoro.</p><div class="socialbutttons"><div class="fbiframediv sharebuttton"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=287&amp;send=false&amp;layout=button_count&amp;width=450&amp;show_faces=false&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;font=arial&amp;height=85" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="twbutton sharebuttton"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=287" data-count="horizontal">Tweet</a></div><div class="gplusdiv sharebuttton"><g :plusone size="tall" href="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=287"></g></div></div><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/depressione-peggiora-l-artrite">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/depressione-peggiora-l-artrite#comments</comments>
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		</item>
				<item>
			<title>Trattamento cognitivo comportamentale efficace per l'ipocondria</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/trattamento-cognitivo-comportamentale-ipocondria</link>
			<pubDate>Mon, 23 May 2011 11:52:00 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Ansia</category>			<guid isPermaLink="false">286@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;div class=&quot;image_block&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/DSCF0552_1.jpg?mtime=1301513289&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/DSCF0552_1.jpg?mtime=1301513289&quot; width=&quot;243&quot; height=&quot;162&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;In uno studio pubblicato nell&amp;#8217;ultimo numero della rivista scientifica Psychoterapy and Psychosomatics &amp;#232; stata studiato il trattamento cognitivo comportamentale dell&#039;ipocondria.&lt;br /&gt;
La psicoterapia cognitivo comportamentale (CBT) si &amp;#232; dimostrata utile nel trattamento dell&amp;#8217;ipocondria. Nello studio i ricercatori hanno anche cercato di determinare se ci fosse un effetto diverso nel risultato del trattamento per pazienti con livelli pi&amp;#249; alti di ansia.&lt;br /&gt;
182 partecipanti affetti da ipocondria sono stati assegnati alla CBT o ad un gruppo di controllo che ha ricevuto cure mediche classiche per lo stesso periodo di tempo.&lt;br /&gt;
Ai partecipanti sono stati somministrati tre questionari per misurare i sintomi somatici e cognitivi d&amp;#8217;ansia prima dell&amp;#8217;intervento terapeutico e a distanza di 6 e 12 mesi dal completamento dello stesso.&lt;br /&gt;
Le variazioni nei punteggi hanno evidenziato una riduzione significativa dei livelli di ipocondria nelle persone seguite con terapia cognitivo comportamentale rispetto al gruppo di controllo. Pi&amp;#249; alti livelli di ansia al momento dell&amp;#8217;entrata nel programma cognitivo comportamentale erano inoltre predittivi di un migliore risultato del trattamento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Source: Psychotherapy and Psychosomatics&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;socialbutttons&quot;&gt;&lt;div class=&quot;fbiframediv sharebuttton&quot;&gt;&lt;iframe src=&quot;http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=286&amp;amp;send=false&amp;amp;layout=button_count&amp;amp;width=450&amp;amp;show_faces=false&amp;amp;action=recommend&amp;amp;colorscheme=light&amp;amp;font=arial&amp;amp;height=85&quot; scrolling=&quot;no&quot; frameborder=&quot;0&quot; style=&quot;border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;&quot; allowTransparency=&quot;true&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;twbutton sharebuttton&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://twitter.com/share&quot; class=&quot;twitter-share-button&quot; data-url=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=286&quot; data-count=&quot;horizontal&quot;&gt;Tweet&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;gplusdiv sharebuttton&quot;&gt;&lt;g :plusone size=&quot;tall&quot; href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=286&quot;&gt;&lt;/g&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/trattamento-cognitivo-comportamentale-ipocondria&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="image_block"><a href="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/DSCF0552_1.jpg?mtime=1301513289"><img alt="" src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/DSCF0552_1.jpg?mtime=1301513289" width="243" height="162" /></a></div>

<p>In uno studio pubblicato nell&#8217;ultimo numero della rivista scientifica Psychoterapy and Psychosomatics &#232; stata studiato il trattamento cognitivo comportamentale dell'ipocondria.<br />
La psicoterapia cognitivo comportamentale (CBT) si &#232; dimostrata utile nel trattamento dell&#8217;ipocondria. Nello studio i ricercatori hanno anche cercato di determinare se ci fosse un effetto diverso nel risultato del trattamento per pazienti con livelli pi&#249; alti di ansia.<br />
182 partecipanti affetti da ipocondria sono stati assegnati alla CBT o ad un gruppo di controllo che ha ricevuto cure mediche classiche per lo stesso periodo di tempo.<br />
Ai partecipanti sono stati somministrati tre questionari per misurare i sintomi somatici e cognitivi d&#8217;ansia prima dell&#8217;intervento terapeutico e a distanza di 6 e 12 mesi dal completamento dello stesso.<br />
Le variazioni nei punteggi hanno evidenziato una riduzione significativa dei livelli di ipocondria nelle persone seguite con terapia cognitivo comportamentale rispetto al gruppo di controllo. Pi&#249; alti livelli di ansia al momento dell&#8217;entrata nel programma cognitivo comportamentale erano inoltre predittivi di un migliore risultato del trattamento.</p>

<p>Source: Psychotherapy and Psychosomatics</p><div class="socialbutttons"><div class="fbiframediv sharebuttton"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=286&amp;send=false&amp;layout=button_count&amp;width=450&amp;show_faces=false&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;font=arial&amp;height=85" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="twbutton sharebuttton"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=286" data-count="horizontal">Tweet</a></div><div class="gplusdiv sharebuttton"><g :plusone size="tall" href="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=286"></g></div></div><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/trattamento-cognitivo-comportamentale-ipocondria">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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				<item>
			<title>I sintomi di stress e depressione e la sopravvivenza nei malati di tumore</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/stress-depressione-tumore</link>
			<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 12:17:00 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="alt">Depressione</category>
<category domain="main">Stress</category>			<guid isPermaLink="false">283@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
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&lt;p&gt;Molti studi testimoniano gli stretti legami che intercorrono tra il benessere fisico e quello psichico.&lt;br /&gt;
Recentemente ci sono sempre pi&amp;#249; ricerche che evidenziano come sia importante gestire stress e depressione per facilitare la guarigione di un corpo malato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I ricercatori del &lt;strong&gt;Fox Chase Cancer Centre&lt;/strong&gt; di Philadelphia, uno tra i pi&amp;#249; autorevoli centri americani per il trattamento e la ricerca sul cancro ha studiato l&#039;influenza del funzionamento psicosociale sull&#039;esito della malattia in persone con il tumore al collo e alla testa.&lt;br /&gt;
In particolare i ricercatori si sono concentrati sullo studio delle variazioni del VEFG (fattore della crescescita vascolare endoteliale), una proteina che stimola la crescita tumorale e la cui espressione &amp;#232; associata ad una ridotta sopravvivenza in pazienti con tumori alla testa e al collo.&lt;br /&gt;
Il &lt;strong&gt;VEFG&lt;/strong&gt; &amp;#232; regolato dagli ormoni dello stress e dalle citochine, una serie di molecole proteiche secrete da alcune cellule che sono in grado di modificare il comportamento di altre cellule inducendo nuove attivit&amp;#224; di crescita, differenziazione e morte.&lt;br /&gt;
Gli autori dello studio hanno monitorato 37 persone malate di cancro alla testa e al collo scoprendo che livelli pi&amp;#249; alti di stress e depressione erano associati ad una maggiore espressione del VEFG e quindi ad una prognosi infausta e ad una minore sopravvivenza.&lt;br /&gt;
Secondo i ricercatori l&amp;#8217;intervento psicosociale sarebbe particolarmente importante nelle prime fasi dell&amp;#8217;insorgenza del tumore, in questa prima fase lo stato d&amp;#8217;animo del paziente potrebbe avere un impatto significativo sull&amp;#8217;andamento della patologia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fonte: &lt;a href=&quot;http://www.fccc.edu/news/2011/2011-04-28-fang.html&quot;&gt;http://www.fccc.edu/news/2011/2011-04-28-fang.html&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;socialbutttons&quot;&gt;&lt;div class=&quot;fbiframediv sharebuttton&quot;&gt;&lt;iframe src=&quot;http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=283&amp;amp;send=false&amp;amp;layout=button_count&amp;amp;width=450&amp;amp;show_faces=false&amp;amp;action=recommend&amp;amp;colorscheme=light&amp;amp;font=arial&amp;amp;height=85&quot; scrolling=&quot;no&quot; frameborder=&quot;0&quot; style=&quot;border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;&quot; allowTransparency=&quot;true&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;twbutton sharebuttton&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://twitter.com/share&quot; class=&quot;twitter-share-button&quot; data-url=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=283&quot; data-count=&quot;horizontal&quot;&gt;Tweet&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;gplusdiv sharebuttton&quot;&gt;&lt;g :plusone size=&quot;tall&quot; href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=283&quot;&gt;&lt;/g&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/stress-depressione-tumore&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
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<p>Molti studi testimoniano gli stretti legami che intercorrono tra il benessere fisico e quello psichico.<br />
Recentemente ci sono sempre pi&#249; ricerche che evidenziano come sia importante gestire stress e depressione per facilitare la guarigione di un corpo malato.</p>

<p>I ricercatori del <strong>Fox Chase Cancer Centre</strong> di Philadelphia, uno tra i pi&#249; autorevoli centri americani per il trattamento e la ricerca sul cancro ha studiato l'influenza del funzionamento psicosociale sull'esito della malattia in persone con il tumore al collo e alla testa.<br />
In particolare i ricercatori si sono concentrati sullo studio delle variazioni del VEFG (fattore della crescescita vascolare endoteliale), una proteina che stimola la crescita tumorale e la cui espressione &#232; associata ad una ridotta sopravvivenza in pazienti con tumori alla testa e al collo.<br />
Il <strong>VEFG</strong> &#232; regolato dagli ormoni dello stress e dalle citochine, una serie di molecole proteiche secrete da alcune cellule che sono in grado di modificare il comportamento di altre cellule inducendo nuove attivit&#224; di crescita, differenziazione e morte.<br />
Gli autori dello studio hanno monitorato 37 persone malate di cancro alla testa e al collo scoprendo che livelli pi&#249; alti di stress e depressione erano associati ad una maggiore espressione del VEFG e quindi ad una prognosi infausta e ad una minore sopravvivenza.<br />
Secondo i ricercatori l&#8217;intervento psicosociale sarebbe particolarmente importante nelle prime fasi dell&#8217;insorgenza del tumore, in questa prima fase lo stato d&#8217;animo del paziente potrebbe avere un impatto significativo sull&#8217;andamento della patologia.</p>

<p>Fonte: <a href="http://www.fccc.edu/news/2011/2011-04-28-fang.html">http://www.fccc.edu/news/2011/2011-04-28-fang.html</a></p><div class="socialbutttons"><div class="fbiframediv sharebuttton"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=194259500619894&amp;href=http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=283&amp;send=false&amp;layout=button_count&amp;width=450&amp;show_faces=false&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;font=arial&amp;height=85" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:85px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="twbutton sharebuttton"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=283" data-count="horizontal">Tweet</a></div><div class="gplusdiv sharebuttton"><g :plusone size="tall" href="http://www.psicologo.torino.it/index.php?p=283"></g></div></div><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/stress-depressione-tumore">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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