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		<title>Notizie di psicologia</title>
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				<item>
			<title>Il Tai Chi per combattere la fibromialgia</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/il-tai-chi-per-combattere-la-fibromialgia</link>
			<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 13:45:27 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Meditazione</category>
<category domain="alt">Stile di vita</category>			<guid isPermaLink="false">218@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/corrente.JPG&quot; alt=&quot;corrente&quot; title=&quot;corrente&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una recente ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine, ha scoperto che il Tai Chi pu&amp;#242; aiutare coloro che soffrono di fibromialgia.&lt;br /&gt;
Il tai chi &amp;#232;  al contempo una antica arte marziale cinese una una forma di meditazione caratterizzata da movimenti corporei lenti e fluidi.&lt;br /&gt;
I ricercatori hanno chiesto a 33 pazienti volontari affetti da fibromialgia di praticare tai chi con un maestro due ore la settimane per 12 settimane.&lt;br /&gt;
Lo studio ha verificato che le persone che si erano sottoposte al programma hanno avuto una significativa riduzione dei sintomi della fibromialgia  (dolore cronico, affaticamento, rigidit&amp;#224; mal di testa, disturbi del sonno) e hanno riferito un miglioramento della qualit&amp;#224; generale della vita.&lt;br /&gt;
Ulteriori studi con campioni pi&amp;#249; ampi saranno necessari per confermare l&amp;#8217;efficacia di questo pratica per il trattamento della fibromialgia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fonte: &lt;a href=&quot;http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMe1006315&quot;&gt;http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMe1006315&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/il-tai-chi-per-combattere-la-fibromialgia&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/corrente.JPG" alt="corrente" title="corrente" /></p>

<p>Una recente ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine, ha scoperto che il Tai Chi pu&#242; aiutare coloro che soffrono di fibromialgia.<br />
Il tai chi &#232;  al contempo una antica arte marziale cinese una una forma di meditazione caratterizzata da movimenti corporei lenti e fluidi.<br />
I ricercatori hanno chiesto a 33 pazienti volontari affetti da fibromialgia di praticare tai chi con un maestro due ore la settimane per 12 settimane.<br />
Lo studio ha verificato che le persone che si erano sottoposte al programma hanno avuto una significativa riduzione dei sintomi della fibromialgia  (dolore cronico, affaticamento, rigidit&#224; mal di testa, disturbi del sonno) e hanno riferito un miglioramento della qualit&#224; generale della vita.<br />
Ulteriori studi con campioni pi&#249; ampi saranno necessari per confermare l&#8217;efficacia di questo pratica per il trattamento della fibromialgia.</p>

<p>Fonte: <a href="http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMe1006315">http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMe1006315</a></p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/il-tai-chi-per-combattere-la-fibromialgia">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>Giovani americani dipendenti dai mezzi di comunicazione sociali</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/dipendenti-dai-mezzi-di-comunicazione-sociali</link>
			<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 21:34:02 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="alt">Dipendenza</category>
<category domain="main">Internet</category>			<guid isPermaLink="false">214@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/social_media.jpg&quot; alt=&quot;social media&quot; title=&quot;social media&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un nuovo studio suggerisce che gli studenti del college americani sono dipendenti dalle informazioni e dai collegamenti forniti dai &lt;strong&gt;social media&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Il termine social media indica un insieme di tecnologie che permettono la condivisione delle informazioni su internet (testi, immagini, audio, video). Possono essere ad es. blog, forum, social network, sistemi di messaggeria istantanea.&lt;br /&gt;
In questa ricerca gli studiosi dell&amp;#8217;&lt;strong&gt;Universit&amp;#224; del Maryland&lt;/strong&gt; hanno chiesto a un gruppo di 200 studenti di sospendere per 24 ore l&amp;#8217;uso dei social media. Quindi &amp;#232; stato chiesto loro di parlare della loro esperienza di &amp;#8220;astinenza&amp;#8221; su un blog.&lt;br /&gt;
Gli studenti hanno descritto emozioni simili a quelle che compaiono nel corso dell&amp;#8217;astinenza da droghe e alcol: ritiro, desiderio frenetico, aumento dell&amp;#8217;ansia, agitazione estrema.&lt;br /&gt;
I ricercatori hanno concluso che la maggior parte degli studenti non solo non desidera fare a meno dei social media ma ha una vera e propria &lt;strong&gt;dipendenza&lt;/strong&gt; e difficolt&amp;#224; a staccarsi da essi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fonte: &lt;a href=&quot;http://www.umd.edu/&quot;&gt;http://www.umd.edu/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/dipendenti-dai-mezzi-di-comunicazione-sociali&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/social_media.jpg" alt="social media" title="social media" /></p>

<p>Un nuovo studio suggerisce che gli studenti del college americani sono dipendenti dalle informazioni e dai collegamenti forniti dai <strong>social media</strong>.<br />
Il termine social media indica un insieme di tecnologie che permettono la condivisione delle informazioni su internet (testi, immagini, audio, video). Possono essere ad es. blog, forum, social network, sistemi di messaggeria istantanea.<br />
In questa ricerca gli studiosi dell&#8217;<strong>Universit&#224; del Maryland</strong> hanno chiesto a un gruppo di 200 studenti di sospendere per 24 ore l&#8217;uso dei social media. Quindi &#232; stato chiesto loro di parlare della loro esperienza di &#8220;astinenza&#8221; su un blog.<br />
Gli studenti hanno descritto emozioni simili a quelle che compaiono nel corso dell&#8217;astinenza da droghe e alcol: ritiro, desiderio frenetico, aumento dell&#8217;ansia, agitazione estrema.<br />
I ricercatori hanno concluso che la maggior parte degli studenti non solo non desidera fare a meno dei social media ma ha una vera e propria <strong>dipendenza</strong> e difficolt&#224; a staccarsi da essi.</p>

<p>Fonte: <a href="http://www.umd.edu/">http://www.umd.edu/</a></p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/dipendenti-dai-mezzi-di-comunicazione-sociali">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>Terapia cognitivo comportamentale efficace per il dolore alla schiena</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/lombalgia-cognitivo-comportamentale</link>
			<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 18:21:55 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="alt">Cognitivo-comportamentale</category>
<category domain="main">Dolore</category>			<guid isPermaLink="false">210@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/male_schiena.JPG&quot; alt=&quot;male schiena&quot; title=&quot;male schiena&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il dolore lombare &amp;#232; una delle problematiche mediche pi&amp;#249; diffuse nella popolazione adulta e una delle cause pi&amp;#249; frequenti di assenze dal lavoro. La maggior parte delle persone ha fatto esperienza almeno una volta nella vita del dolore alla parte bassa della schiena e, secondo dati nordamericani, ne soffre il 15 per cento della popolazione adulta.&lt;br /&gt;
In parecchi casi fortunatamente il dolore passa dopo pochi giorni o settimane ma in altri diventa un problema cronico.&lt;br /&gt;
In questa eventualit&amp;#224; si ricorre ad una variet&amp;#224; di trattamenti, sono in particolare consigliati dalla letteratura interventi farmacologici, chirurgici, esercizi specifici, massaggi, agopuntura, biofeedback.&lt;br /&gt;
Uno studio, pubblicato sul numero di febbraio della rivista &lt;strong&gt;The Lancet&lt;/strong&gt; ha proposto la terapia cognitivo comportamentale per il trattamento del dolore lombare.&lt;br /&gt;
I ricercatori hanno condotto la sperimentazione su un gruppo di 700 pazienti e il trattamento consisteva in sei sedute di gruppo per tre mesi.&lt;br /&gt;
Come accade nelle terapie di approccio cognitivo comportamentale, gli incontri avevano l&amp;#8217;obiettivo di individuare e correggere le convinzioni disfunzionali delle persone circa il proprio malessere, lavorare sulle emozioni e sui comportamenti.&lt;br /&gt;
A distanza di tre mesi si sono osservati &lt;strong&gt;miglioramenti paragonabili a quelli prodotti dagli interventi standard.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
La terapia cognitivo comportamentale sembra per alcuni pazienti un buon trattamento alternativo da aggiungere a quelli disponibili per il dolore lombare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fonte: &lt;a href=&quot;http://www.thelancet.com/&quot;&gt;http://www.thelancet.com/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/lombalgia-cognitivo-comportamentale&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/notizie/male_schiena.JPG" alt="male schiena" title="male schiena" /></p>

<p>Il dolore lombare &#232; una delle problematiche mediche pi&#249; diffuse nella popolazione adulta e una delle cause pi&#249; frequenti di assenze dal lavoro. La maggior parte delle persone ha fatto esperienza almeno una volta nella vita del dolore alla parte bassa della schiena e, secondo dati nordamericani, ne soffre il 15 per cento della popolazione adulta.<br />
In parecchi casi fortunatamente il dolore passa dopo pochi giorni o settimane ma in altri diventa un problema cronico.<br />
In questa eventualit&#224; si ricorre ad una variet&#224; di trattamenti, sono in particolare consigliati dalla letteratura interventi farmacologici, chirurgici, esercizi specifici, massaggi, agopuntura, biofeedback.<br />
Uno studio, pubblicato sul numero di febbraio della rivista <strong>The Lancet</strong> ha proposto la terapia cognitivo comportamentale per il trattamento del dolore lombare.<br />
I ricercatori hanno condotto la sperimentazione su un gruppo di 700 pazienti e il trattamento consisteva in sei sedute di gruppo per tre mesi.<br />
Come accade nelle terapie di approccio cognitivo comportamentale, gli incontri avevano l&#8217;obiettivo di individuare e correggere le convinzioni disfunzionali delle persone circa il proprio malessere, lavorare sulle emozioni e sui comportamenti.<br />
A distanza di tre mesi si sono osservati <strong>miglioramenti paragonabili a quelli prodotti dagli interventi standard.</strong><br />
La terapia cognitivo comportamentale sembra per alcuni pazienti un buon trattamento alternativo da aggiungere a quelli disponibili per il dolore lombare.</p>

<p>Fonte: <a href="http://www.thelancet.com/">http://www.thelancet.com/</a></p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/lombalgia-cognitivo-comportamentale">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>La terapia cognitivo comportamentale per l' insonnia da dolore cronico</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/terapia_insonnia_dolore_cronico</link>
			<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 21:56:54 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Dolore</category>
<category domain="alt">Insonnia</category>			<guid isPermaLink="false">209@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/sleeping.jpg&quot; alt=&quot;sleeping&quot; title=&quot;sleeping&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Uno studio finanziato dal &lt;strong&gt;National Institute of Nursing Research&lt;/strong&gt; e condotto dalla University of Rochester Medical Center ha dimostrato che la &lt;strong&gt;terapia cognitivo comportamentale &amp;#232; efficace per migliorare il sonno nei pazienti che soffrono di dolore cronico&lt;/strong&gt; alla schiena e al collo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lo studio &amp;#232; stato pubblicato sulla rivista scientifica &lt;strong&gt;Sleep Medicine&lt;/strong&gt; ha dimostrato che la terapia cognitivo comportamentale pu&amp;#242; aiutare questi pazienti e migliorare anche il loro funzionamento durante il giorno.&lt;br /&gt;
La terapia cognitivo comportamentale durava otto settimane e comprendeva una fase psicoeducazionale sui comportamenti da adottare per dormire meglio e l&amp;#8217;insegnamento di tecniche per gestire i pensieri negativi legati all&amp;#8217;insonnia.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/terapia_insonnia_dolore_cronico&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/sleeping.jpg" alt="sleeping" title="sleeping" /></p>

<p>Uno studio finanziato dal <strong>National Institute of Nursing Research</strong> e condotto dalla University of Rochester Medical Center ha dimostrato che la <strong>terapia cognitivo comportamentale &#232; efficace per migliorare il sonno nei pazienti che soffrono di dolore cronico</strong> alla schiena e al collo.</p>

<p>Lo studio &#232; stato pubblicato sulla rivista scientifica <strong>Sleep Medicine</strong> ha dimostrato che la terapia cognitivo comportamentale pu&#242; aiutare questi pazienti e migliorare anche il loro funzionamento durante il giorno.<br />
La terapia cognitivo comportamentale durava otto settimane e comprendeva una fase psicoeducazionale sui comportamenti da adottare per dormire meglio e l&#8217;insegnamento di tecniche per gestire i pensieri negativi legati all&#8217;insonnia.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/terapia_insonnia_dolore_cronico">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>Gli adolescenti insicuri provano pi&#249; dolore</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/gli-adolescenti-insicuri-provano-piu-dolore</link>
			<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 19:58:09 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="alt">Emozioni</category>
<category domain="main">Adolescenti</category>			<guid isPermaLink="false">205@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/adolescent.jpg&quot; alt=&quot;adolescente&quot; title=&quot;adolescente&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Secondo una recente ricerca condotta in Canada gli adolescenti insicuri provano un dolore pi&amp;#249; intenso sia da un punto di vista fisico che emozionale. Dal punto di vista fisico questo si verifica ad es. con frequenti mal di testa e dolori allo stomaco.&lt;br /&gt;
Gli autori riferiscono che questi problemi fisici sono dovuti ad una ipervigilanza emotiva e alla tendenza ad amplificare le minacce provenienti dal proprio corpo e i propri dolori.&lt;br /&gt;
Inoltre gli adolescenti che abbiano relazioni insicure tendono ad essere pi&amp;#249; a rischio di depressione dei loro pari.&lt;br /&gt;
Lo studio &amp;#232; stato condotto su un campione di 382 studenti e pubblicato nella rivista scientifica Journal of Pain.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/gli-adolescenti-insicuri-provano-piu-dolore&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/adolescent.jpg" alt="adolescente" title="adolescente" /></p>

<p>Secondo una recente ricerca condotta in Canada gli adolescenti insicuri provano un dolore pi&#249; intenso sia da un punto di vista fisico che emozionale. Dal punto di vista fisico questo si verifica ad es. con frequenti mal di testa e dolori allo stomaco.<br />
Gli autori riferiscono che questi problemi fisici sono dovuti ad una ipervigilanza emotiva e alla tendenza ad amplificare le minacce provenienti dal proprio corpo e i propri dolori.<br />
Inoltre gli adolescenti che abbiano relazioni insicure tendono ad essere pi&#249; a rischio di depressione dei loro pari.<br />
Lo studio &#232; stato condotto su un campione di 382 studenti e pubblicato nella rivista scientifica Journal of Pain.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/gli-adolescenti-insicuri-provano-piu-dolore">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>I traumi infantili precoci modificano i geni</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/traumi-infantili-stress-geni</link>
			<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 22:17:58 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="alt">Abbandono</category>
<category domain="main">Traumi</category>
<category domain="alt">Stress</category>
<category domain="alt">Memoria</category>			<guid isPermaLink="false">203@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/topolino.jpg&quot; alt=&quot;topolino&quot; title=&quot;trauma infantile&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Secondo un recente studio i topi stressati in et&amp;#224; precoce producono ormoni che cambiano i geni condizionando il loro comportamento nel corso della vita.&lt;br /&gt;
Lo studio, pubblicato su Nature Neuroscience, &amp;#232; stato guidato da Christopher Murgatroyd, un ricercatore del Max Planck Institute of Psychiatry in Monaco, Germany.&lt;br /&gt;
I ricercatori separarono i topolini appena nati dalla madre per tre ore al giorno per un periodo di dieci giorni.&lt;br /&gt;
Essi scoprirono che i topolini che erano stati separati dalla madre all&amp;#8217;inizio della loro vita, erano meno capaci di affrontare le situazioni stressanti successive e avevano problemi di memoria.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Secondo la spiegazione dei ricercatori, i topolini quando furono separati dalla madre produssero un alto livello di ormoni dello stress. Questi ormoni stimolarono i geni che si occupano della produzione dell&amp;#8217;ormone vasopressina.&lt;br /&gt;
Sarebbe proprio questo ormone a causare i disturbi del comportamento e della memoria nei topi. Somministrando un farmaco a base di vasopressina questi effetti nei topi vennero bloccati e il loro comportamento torn&amp;#242; ad essere normale.&lt;br /&gt;
Gli scienziati sono attualmente impegnati a investigare come i traumi precoci possano portare a disturbi psicologici e comportamentali negli esseri umani.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/traumi-infantili-stress-geni&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/topolino.jpg" alt="topolino" title="trauma infantile" /></p>

<p>Secondo un recente studio i topi stressati in et&#224; precoce producono ormoni che cambiano i geni condizionando il loro comportamento nel corso della vita.<br />
Lo studio, pubblicato su Nature Neuroscience, &#232; stato guidato da Christopher Murgatroyd, un ricercatore del Max Planck Institute of Psychiatry in Monaco, Germany.<br />
I ricercatori separarono i topolini appena nati dalla madre per tre ore al giorno per un periodo di dieci giorni.<br />
Essi scoprirono che i topolini che erano stati separati dalla madre all&#8217;inizio della loro vita, erano meno capaci di affrontare le situazioni stressanti successive e avevano problemi di memoria.</p>

<p>Secondo la spiegazione dei ricercatori, i topolini quando furono separati dalla madre produssero un alto livello di ormoni dello stress. Questi ormoni stimolarono i geni che si occupano della produzione dell&#8217;ormone vasopressina.<br />
Sarebbe proprio questo ormone a causare i disturbi del comportamento e della memoria nei topi. Somministrando un farmaco a base di vasopressina questi effetti nei topi vennero bloccati e il loro comportamento torn&#242; ad essere normale.<br />
Gli scienziati sono attualmente impegnati a investigare come i traumi precoci possano portare a disturbi psicologici e comportamentali negli esseri umani.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/traumi-infantili-stress-geni">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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				<item>
			<title>Terapia cognitivo comportamentale e farmaci per trattare la depressione negli adolescenti</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/terapia-cognitivo-comportamentale-depressione-adolescenti</link>
			<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 20:36:37 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Depressione</category>
<category domain="alt">Cognitivo-comportamentale</category>
<category domain="alt">Adolescenti</category>			<guid isPermaLink="false">202@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/adolescente_depresso.jpg&quot; alt=&quot;adolescente depresso&quot; title=&quot;adolescente depresso&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In uno studio eseguito nel 2007 da John S. March, M.D., M.P.H., and Benedetto Vitiello, M.D gli autori hanno dimostrato che da 6 a 9 mesi di terapia combinata fluoxetina pi&amp;#249; psicoterapia cognitivo comportamentale massimizza i benefici per pazienti adolescenti depressi.&lt;br /&gt;
Il trattamento combinato (fluoxetina + terapia cognitivo comportamentale) &amp;#232; infatti risultato pi&amp;#249; efficace delle monoterapie per gli adolescenti con depressione da moderata a grave.&lt;br /&gt;
Nel 2009 gli autori hanno esaminato anche i dati relativi alle ricadute e hanno visto che il trattamento a lungo termine (6-9 mesi) &amp;#232; pi&amp;#249; efficace di quello a breve termine nel mantenere i risultati ottenuti&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
La ricerca in origine aveva lo scopo di comprendere se l'uso di antidepressivi potesse incrementare il rischio di suicidio in pazienti di 18 anni o di et&amp;#224; inferiore.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lo studio coinvolse &lt;strong&gt;327 pazienti&lt;/strong&gt; di et&amp;#224; variabile tra i &lt;strong&gt;12 e i 17 anni&lt;/strong&gt; con una diagnosi di depressione maggiore. I pazienti furono assegnati casualmente a un trattamento monoterapico, &lt;strong&gt;sola fluoxetina (Prozac)&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;sola terapia cognitivo comportamentale&lt;/strong&gt; o a un &lt;strong&gt;trattamento combinato&lt;/strong&gt;, fluoxetina + terapia cognitivo comportamentale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I ricercatori valutarono quindi l'efficacia dei trattamenti e la presenza di ideazione e comportamenti suicidari a 12 e a 36 settimane per valutarne l'efficacia a lungo termine.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
A 12 settimane&lt;/strong&gt; la monoterapia farmacologica era pi&amp;#249; efficace della monoterapia cognitivo comportamentale ma la combinazione delle due era ancora pi&amp;#249; efficace.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Il 62% dei pazienti era migliorato grazie alla sola terapia farmacologica, il 48% dei pazienti con la sola terapia cognitivo comportamentale, il 73% grazie alla combinazione delle due.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A&lt;strong&gt; 36 settimane l'efficacia della terapia farmacologica e di quella cognitivo comportamentale erano equivalenti (81%) mentre il trattamento pi&amp;#249; efficace restava quello combinato (86%).&lt;br /&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
La sola &lt;strong&gt;terapia cognitivo comportamentale&lt;/strong&gt; risultava inoltre &lt;strong&gt;superiore alle altre due per quanto riguarda la riduzione di pensieri e comportamenti suicidari.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Quando i pazienti per la prima volta furono coinvolti nello studio, il 30 per cento espresse qualche tipo di ideazione suicidaria. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A una settimana dall'inizio del trattamento il 12,11 per cento dei pazienti seguiti con la monoterapia farmacologica espresse pensieri suicidari, cos&amp;#236; come il 4,5 per cento di coloro che ricevettero la sola terapia cognitivo comportamentale e il 4,7 per cento di coloro che ricevettero la terapia combinata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alla 36esima settimana il 14 per cento dei pazienti trattati con solo fluoxetina espresse pensieri o comportamenti suicidari, cos&amp;#236; come il 6,3 per cento di coloro che ricevettero la sola terapia cognitivo comportamentale e l'8,4% di coloro che ricevettero una combinazione delle due terapie. Non &amp;#232; chiaro il motivo per il quale la terapia cognitivo comportamentale da soa risultasse pi&amp;#249; efficace nella riduzione dell'ideazione suicidaria.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Osservando la probabilit&amp;#224; di remissione, la qualit&amp;#224; di vita, la tollerabilit&amp;#224; del trattamento e le percezioni dei pazienti, &lt;strong&gt;i ricercatori consigliano una combinazione tra terapia farmacologica e cognitivo comportamentale per massimizzare i risultati.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
La ricerca nel 2009 &amp;#232; stata aggiornata con la dimostrazione che la lunga durata del trattamento (36 settimane) ha permesso di mantenere i risultati nel tempo. Questo in contrasto con i dati relativi alle terapie a breve termine che mostrano spesso un alto tasso di ricadute.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/terapia-cognitivo-comportamentale-depressione-adolescenti&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/adolescente_depresso.jpg" alt="adolescente depresso" title="adolescente depresso" /></p>

<p>In uno studio eseguito nel 2007 da John S. March, M.D., M.P.H., and Benedetto Vitiello, M.D gli autori hanno dimostrato che da 6 a 9 mesi di terapia combinata fluoxetina pi&#249; psicoterapia cognitivo comportamentale massimizza i benefici per pazienti adolescenti depressi.<br />
Il trattamento combinato (fluoxetina + terapia cognitivo comportamentale) &#232; infatti risultato pi&#249; efficace delle monoterapie per gli adolescenti con depressione da moderata a grave.<br />
Nel 2009 gli autori hanno esaminato anche i dati relativi alle ricadute e hanno visto che il trattamento a lungo termine (6-9 mesi) &#232; pi&#249; efficace di quello a breve termine nel mantenere i risultati ottenuti<br />
 <br />
La ricerca in origine aveva lo scopo di comprendere se l'uso di antidepressivi potesse incrementare il rischio di suicidio in pazienti di 18 anni o di et&#224; inferiore.</p>

<p>Lo studio coinvolse <strong>327 pazienti</strong> di et&#224; variabile tra i <strong>12 e i 17 anni</strong> con una diagnosi di depressione maggiore. I pazienti furono assegnati casualmente a un trattamento monoterapico, <strong>sola fluoxetina (Prozac)</strong>, <strong>sola terapia cognitivo comportamentale</strong> o a un <strong>trattamento combinato</strong>, fluoxetina + terapia cognitivo comportamentale.</p>

<p>I ricercatori valutarono quindi l'efficacia dei trattamenti e la presenza di ideazione e comportamenti suicidari a 12 e a 36 settimane per valutarne l'efficacia a lungo termine.<br />
<strong><br />
A 12 settimane</strong> la monoterapia farmacologica era pi&#249; efficace della monoterapia cognitivo comportamentale ma la combinazione delle due era ancora pi&#249; efficace.<br />
<strong>Il 62% dei pazienti era migliorato grazie alla sola terapia farmacologica, il 48% dei pazienti con la sola terapia cognitivo comportamentale, il 73% grazie alla combinazione delle due.</strong></p>

<p>A<strong> 36 settimane l'efficacia della terapia farmacologica e di quella cognitivo comportamentale erano equivalenti (81%) mentre il trattamento pi&#249; efficace restava quello combinato (86%).<br />
</strong><br />
La sola <strong>terapia cognitivo comportamentale</strong> risultava inoltre <strong>superiore alle altre due per quanto riguarda la riduzione di pensieri e comportamenti suicidari.</strong><br />
Quando i pazienti per la prima volta furono coinvolti nello studio, il 30 per cento espresse qualche tipo di ideazione suicidaria. </p>

<p>A una settimana dall'inizio del trattamento il 12,11 per cento dei pazienti seguiti con la monoterapia farmacologica espresse pensieri suicidari, cos&#236; come il 4,5 per cento di coloro che ricevettero la sola terapia cognitivo comportamentale e il 4,7 per cento di coloro che ricevettero la terapia combinata.</p>

<p>Alla 36esima settimana il 14 per cento dei pazienti trattati con solo fluoxetina espresse pensieri o comportamenti suicidari, cos&#236; come il 6,3 per cento di coloro che ricevettero la sola terapia cognitivo comportamentale e l'8,4% di coloro che ricevettero una combinazione delle due terapie. Non &#232; chiaro il motivo per il quale la terapia cognitivo comportamentale da soa risultasse pi&#249; efficace nella riduzione dell'ideazione suicidaria.</p>

<p>Osservando la probabilit&#224; di remissione, la qualit&#224; di vita, la tollerabilit&#224; del trattamento e le percezioni dei pazienti, <strong>i ricercatori consigliano una combinazione tra terapia farmacologica e cognitivo comportamentale per massimizzare i risultati.</strong><br />
La ricerca nel 2009 &#232; stata aggiornata con la dimostrazione che la lunga durata del trattamento (36 settimane) ha permesso di mantenere i risultati nel tempo. Questo in contrasto con i dati relativi alle terapie a breve termine che mostrano spesso un alto tasso di ricadute.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/terapia-cognitivo-comportamentale-depressione-adolescenti">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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				<item>
			<title>Ansia e depressione in Inghilterra? La terapia cognitivo comportamentale avanza nel pubblico</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/ansia-depressione-inghilterra-terapia-cognitivo-comportamentale-servizio-pubblico-1</link>
			<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 18:58:56 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="alt">Notizie psicologia</category>
<category domain="alt">Depressione</category>
<category domain="alt">Ansia</category>
<category domain="main">Cognitivo-comportamentale</category>			<guid isPermaLink="false">201@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;div class=&quot;videoblock&quot;&gt;&lt;object data=&quot;http://www.youtube.com/v/ykTlYdjBnoA&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; wmode=&quot;transparent&quot; width=&quot;425&quot; height=&quot;350&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/ykTlYdjBnoA&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;wmode&quot; value=&quot;transparent&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Tutto nacque nel 2006 dal rapporto del professor &lt;strong&gt;Richard Layard&lt;/strong&gt; della prestigiosa &lt;strong&gt;London School of Economics&lt;/strong&gt; che suggeriva una maggiore&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;diffusione delle terapie cognitivo comportamentali nel Servizio Pubblico Inglese&lt;/strong&gt; per &lt;strong&gt;migliorare l&amp;#8217;efficacia&lt;/strong&gt; dei trattamenti di salute mentale e &lt;strong&gt;ridurre i costi&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il ragionamento era semplice: &amp;#232; stato dimostrato che la terapia cognitivo comportamentale &amp;#232; efficace, proponendola in alternativa (o in aggiunta) ai farmaci potremo ridurre, la spesa per questi ultimi, i loro effetti collaterali, le ricadute dei pazienti e i costi sociali dovuti al loro stato di disagio.&lt;br /&gt;
Il governo inglese, sempre molto attento ai costi sociali recep&amp;#236; il consiglio di Layard e pass&amp;#242; all&amp;#8217;azione istituendo un &lt;strong&gt;sito pilota a Doncaster&lt;/strong&gt;, una citt&amp;#224; a una sessantina di miglia da Manchester. Il &lt;strong&gt;programma governativo&lt;/strong&gt; prese il nome di &lt;strong&gt;Improve Access to Psychological Therapies&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il 2 novembre 2009&lt;/strong&gt; &amp;#232; stato pubblicato sulla rivista &lt;strong&gt;British Journal of Clinical Psychology&lt;/strong&gt; uno dei primi studi sui &lt;strong&gt;risultati ottenuti a Doncaster&lt;/strong&gt;. I risultati positivi ottenuti stanno portando alla rapida e organizzata diffusione del servizio nel Paese. L&amp;#8217;obiettivo dello studio era indagare l&amp;#8217;efficacia del programma Improve Access to Psychological Therapies nel trattamento di pazienti con ansia e depressione.&lt;br /&gt;
I pazienti convolti nel programma sono stati un totale di 3.995. Questi furono inviati al trattamento psicologico a partire dall&amp;#8217;agosto del 2006 e di questi 2.795 svolsero il trattamento per uno o pi&amp;#249; incontri. Le persone trattate venivano seguite con terapia cognitivo comportamentale a bassa intesit&amp;#224; (supporto telefonico a distanza) o ad alta intensit&amp;#224; per coloro che ne avevano bisogno. La terapia cognitivo comportamentale &amp;#232; una terapia psicologica strutturata e a breve&lt;br /&gt;
termine.&lt;br /&gt;
Tra coloro che furono seguiti dal servizio 2.017 giunsero alla fine del trattamento e si sottoposero a misurazioni dei livelli d&amp;#8217;ansia che furono poi elaborate dal Professor David Richards della Exeter University. I risultati dello studio mostrano che, tra coloro che avevano completato il trattamento, &lt;strong&gt;il 76 per cento delle persone che soffriva di depressione e il 74 per cento delle persone che soffriva d&amp;#8217;ansia avevano ottenuto una guarigione o una remissione sintomatologica&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Prendendo in esame anche le persone che avevano abbandonato il trattamento prima del tempo le percentuali si attestavano sul 61 per cento per la depressione e 62 per cento per l&amp;#8217;ansia. I risultati positivi dei primi studi su Improve Access to Psychological Treatment stanno portando alla rapida diffusione del programma in Inghilterra.Il &lt;strong&gt;reponsabile dello IAPT, Alan Cohen&lt;/strong&gt;, dichiara che il programma dopo i primi successi sta prendendo forza e n&lt;strong&gt;ell&amp;#8217;ultimo mese si &amp;#232; diffuso in altri 115 siti attraverso il Paese coinvolgendo pi&amp;#249; di 2.200 operatori tra cui 800 che si occupano esclusivamente dello IAPT. 73.000 pazienti sono stati coinvolti nel servizio di cui 26.000 hanno completato il trattamento&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Il programma IAPT mi sembra un ottimo esempio di approccio scientifico all&amp;#8217;organizzazione dei servizi al fine di fornire un servizio di qualit&amp;#224; riducendo i costi.&lt;br /&gt;
Da sottolineare che in Inghilterra, nel servizio pubblico, cos&amp;#236; come nel privato sovvenzionato dalle assicurazioni, si &amp;#232; diffuso con forza l&amp;#8217;approccio terapeutico cognitivo comportamentale.&lt;br /&gt;
Tale approccio, con le sue basi sperimentali, si &amp;#232; facilmente adattato alle richieste sociali in un Paese che d&amp;#224; grande importanza al risparmio dei soldi pubblici e all&amp;#8217;efficacia ed efficienza dei servizi.&lt;br /&gt;
In Italia la situazione sembra piuttosto distante, non vi &amp;#232; infatti un sistema di monitoraggio reale e centralizzato dell&amp;#8217;efficacia fornita dai servizi psicologici n&amp;#232; vi sono studi scientifici sui costi sociali dei disturbi psicologici.&lt;br /&gt;
Mi auguro che l&amp;#8217;esempio inglese possa contribuire alla creazione di un approccio trasparente alla sanit&amp;#224; pubblica che tenga maggiormente in conto i costi e i benefici per i cittadini.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/&quot;&gt;Dott. Enrico Parpaglione&lt;/a&gt; psicologo a Torino&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Report Layard&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://cep.lse.ac.uk/textonly/research/mentalhealth/DEPRESSION_REPORT_LAYARD.pdf&quot;&gt;http://cep.lse.ac.uk/textonly/research/mentalhealth/DEPRESSION_REPORT_LAYARD.pdf&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
Improving Access To Psychological Therapies Gets Positive Results&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.medicalnewstoday.com/articles/169515.php&quot;&gt;http://www.medicalnewstoday.com/articles/169515.php&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sito del programma IAPT&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.iapt.nhs.uk/&quot;&gt;http://www.iapt.nhs.uk/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sito del National Institute of Clinical Excellence&lt;/strong&gt; (un&amp;#8217;organizzazione inglese indipendente che &amp;#232; responsabile nella fornitura di linee guida nazionali per promuovere la salute e prevenire le malattie).&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.nice.org.uk/&quot;&gt;http://www.nice.org.uk/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
Sito dell&amp;#8217;Universit&amp;#224; di Exeter&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.exeter.ac.uk/&quot;&gt;http://www.exeter.ac.uk/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pagina web del Professor Richard Layard&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://cep.lse.ac.uk/_new/staff/person.asp?id=970&quot;&gt;http://cep.lse.ac.uk/_new/staff/person.asp?id=970&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Efficacia dei trattamenti dei disturbi mentali secondo l&amp;#8217;Istituto Superiore di Sanit&amp;#224;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/2008/05/01/efficacia-dei-trattamenti-per-lasalute-mentale?blog=5#item_123&quot;&gt;http://www.psicologo.torino.it/index.php/2008/05/01/efficacia-dei-trattamenti-per-lasalute-mentale?blog=5#item_123&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/ansia-depressione-inghilterra-terapia-cognitivo-comportamentale-servizio-pubblico-1&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="videoblock"><object data="http://www.youtube.com/v/ykTlYdjBnoA" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ykTlYdjBnoA"></param><param name="wmode" value="transparent"></param></object></div>

<p>Tutto nacque nel 2006 dal rapporto del professor <strong>Richard Layard</strong> della prestigiosa <strong>London School of Economics</strong> che suggeriva una maggiore<br />
<strong>diffusione delle terapie cognitivo comportamentali nel Servizio Pubblico Inglese</strong> per <strong>migliorare l&#8217;efficacia</strong> dei trattamenti di salute mentale e <strong>ridurre i costi</strong>.</p>

<p>Il ragionamento era semplice: &#232; stato dimostrato che la terapia cognitivo comportamentale &#232; efficace, proponendola in alternativa (o in aggiunta) ai farmaci potremo ridurre, la spesa per questi ultimi, i loro effetti collaterali, le ricadute dei pazienti e i costi sociali dovuti al loro stato di disagio.<br />
Il governo inglese, sempre molto attento ai costi sociali recep&#236; il consiglio di Layard e pass&#242; all&#8217;azione istituendo un <strong>sito pilota a Doncaster</strong>, una citt&#224; a una sessantina di miglia da Manchester. Il <strong>programma governativo</strong> prese il nome di <strong>Improve Access to Psychological Therapies</strong>.</p>

<p><strong>Il 2 novembre 2009</strong> &#232; stato pubblicato sulla rivista <strong>British Journal of Clinical Psychology</strong> uno dei primi studi sui <strong>risultati ottenuti a Doncaster</strong>. I risultati positivi ottenuti stanno portando alla rapida e organizzata diffusione del servizio nel Paese. L&#8217;obiettivo dello studio era indagare l&#8217;efficacia del programma Improve Access to Psychological Therapies nel trattamento di pazienti con ansia e depressione.<br />
I pazienti convolti nel programma sono stati un totale di 3.995. Questi furono inviati al trattamento psicologico a partire dall&#8217;agosto del 2006 e di questi 2.795 svolsero il trattamento per uno o pi&#249; incontri. Le persone trattate venivano seguite con terapia cognitivo comportamentale a bassa intesit&#224; (supporto telefonico a distanza) o ad alta intensit&#224; per coloro che ne avevano bisogno. La terapia cognitivo comportamentale &#232; una terapia psicologica strutturata e a breve<br />
termine.<br />
Tra coloro che furono seguiti dal servizio 2.017 giunsero alla fine del trattamento e si sottoposero a misurazioni dei livelli d&#8217;ansia che furono poi elaborate dal Professor David Richards della Exeter University. I risultati dello studio mostrano che, tra coloro che avevano completato il trattamento, <strong>il 76 per cento delle persone che soffriva di depressione e il 74 per cento delle persone che soffriva d&#8217;ansia avevano ottenuto una guarigione o una remissione sintomatologica</strong>.<br />
Prendendo in esame anche le persone che avevano abbandonato il trattamento prima del tempo le percentuali si attestavano sul 61 per cento per la depressione e 62 per cento per l&#8217;ansia. I risultati positivi dei primi studi su Improve Access to Psychological Treatment stanno portando alla rapida diffusione del programma in Inghilterra.Il <strong>reponsabile dello IAPT, Alan Cohen</strong>, dichiara che il programma dopo i primi successi sta prendendo forza e n<strong>ell&#8217;ultimo mese si &#232; diffuso in altri 115 siti attraverso il Paese coinvolgendo pi&#249; di 2.200 operatori tra cui 800 che si occupano esclusivamente dello IAPT. 73.000 pazienti sono stati coinvolti nel servizio di cui 26.000 hanno completato il trattamento</strong>.</p>

<p><em>Il programma IAPT mi sembra un ottimo esempio di approccio scientifico all&#8217;organizzazione dei servizi al fine di fornire un servizio di qualit&#224; riducendo i costi.<br />
Da sottolineare che in Inghilterra, nel servizio pubblico, cos&#236; come nel privato sovvenzionato dalle assicurazioni, si &#232; diffuso con forza l&#8217;approccio terapeutico cognitivo comportamentale.<br />
Tale approccio, con le sue basi sperimentali, si &#232; facilmente adattato alle richieste sociali in un Paese che d&#224; grande importanza al risparmio dei soldi pubblici e all&#8217;efficacia ed efficienza dei servizi.<br />
In Italia la situazione sembra piuttosto distante, non vi &#232; infatti un sistema di monitoraggio reale e centralizzato dell&#8217;efficacia fornita dai servizi psicologici n&#232; vi sono studi scientifici sui costi sociali dei disturbi psicologici.<br />
Mi auguro che l&#8217;esempio inglese possa contribuire alla creazione di un approccio trasparente alla sanit&#224; pubblica che tenga maggiormente in conto i costi e i benefici per i cittadini.</em></p>

<p><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/">Dott. Enrico Parpaglione</a> psicologo a Torino</p>

<p><strong>Report Layard</strong><br />
<a href="http://cep.lse.ac.uk/textonly/research/mentalhealth/DEPRESSION_REPORT_LAYARD.pdf">http://cep.lse.ac.uk/textonly/research/mentalhealth/DEPRESSION_REPORT_LAYARD.pdf</a><br />
<strong><br />
Improving Access To Psychological Therapies Gets Positive Results</strong><br />
<a href="http://www.medicalnewstoday.com/articles/169515.php">http://www.medicalnewstoday.com/articles/169515.php</a></p>

<p><strong>Sito del programma IAPT</strong><br />
<a href="http://www.iapt.nhs.uk/">http://www.iapt.nhs.uk/</a></p>

<p><strong>Sito del National Institute of Clinical Excellence</strong> (un&#8217;organizzazione inglese indipendente che &#232; responsabile nella fornitura di linee guida nazionali per promuovere la salute e prevenire le malattie).<br />
<a href="http://www.nice.org.uk/">http://www.nice.org.uk/</a><br />
<strong><br />
Sito dell&#8217;Universit&#224; di Exeter</strong><br />
<a href="http://www.exeter.ac.uk/">http://www.exeter.ac.uk/</a></p>

<p><strong>Pagina web del Professor Richard Layard</strong><br />
<a href="http://cep.lse.ac.uk/_new/staff/person.asp?id=970">http://cep.lse.ac.uk/_new/staff/person.asp?id=970</a></p>

<p><strong>Efficacia dei trattamenti dei disturbi mentali secondo l&#8217;Istituto Superiore di Sanit&#224;</strong><br />
<a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/2008/05/01/efficacia-dei-trattamenti-per-lasalute-mentale?blog=5#item_123">http://www.psicologo.torino.it/index.php/2008/05/01/efficacia-dei-trattamenti-per-lasalute-mentale?blog=5#item_123</a></p>

<p><em>Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis</em></p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/ansia-depressione-inghilterra-terapia-cognitivo-comportamentale-servizio-pubblico-1">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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