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Un recente studio del Dipartimento di Neuroscienze e Neurotecnologie dell’Istituto Italiano di Tecnologia in collaborazione con il Clinical Brain Disorders Branch del National Institute of Mental Health di Bethesda, ha rilevato la presenza di una proteina in grado di intervenire sul comportamento dei malati di schizofrenia.
Negli ultimi anni sono stati eseguiti molti studi sulla schizofrenia, una patologia che si stima colpisca circa 500 mila italiani e per la quale esistono pochi strumenti terapeutici.
Lo studio sostiene che nello sviluppo della patologia, intervenga un'alterazione della funzionalità di un neurotrasmettitore chiamato dopamina che si trova nella corteccia prefrontale.
I ricercatori hanno trovato un legame tra la schizofrenia e l'alterazione dei livelli di dopamina e di alcuni recettori detti D2. Nella corteccia prefrontale, quando si produce un aumento dei recettori D2 e della dopamina, si verifica un'alterazione dell’attività elettrofisiologica che porta all'insorgenza di disturbi tipici della schizofrenia. Questo studio è importante perchè permetterà di individuare farmaci antipsicotici che agiscono sulla malattia.