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Oggi parleremo di un tema complesso ma affascinante: le emozioni.
La nostra vita è costellata da emozioni, alcune delle più comuni sono: gioia, paura, stupore, amore, tristezza, rabbia, invidia, vergogna ansia, disgusto, disprezzo.
Se pensiamo ad un ricordo presente nella nostra vita molto probabilmente riusciremo ad identificare l’emozione associata: infatti i nostri ricordi più vividi sono sempre associati a forti emozioni!
Magari si trattava di un’esperienza relazionale o di un qualcosa di nuovo, o forse ci ricordiamo un paesaggio che ci è rimasto nel cuore o ancora un’opera d’arte che ci ha colpito.
Ma cosa sono le emozioni?
Con emozione intendiamo un processo che coinvolge l’unità mente-corpo caratterizzato da uno stato di attivazione dell’organismo in risposta a stimoli interni (un pensiero) o esterni (un evento esterno, il dialogo con una persona).
L’attivazione emotiva coinvolge i nostri organi interni ma modifica anche il nostro comportamento non verbale, la nostra gestualità e la mimica facciale.
Quando proviamo emozioni?
In realtà proviamo emozioni in ogni istante della nostra vita, ma spesso non ne siamo consapevoli poichè sono cambiamenti così lievi da risultare impercettibili.
Strumenti come il biofeedback rendono possibile la registrazione di variazioni emotive anche minime e ci possono aiutare ad aumentare la nostra capacità di ascolto emotivo.
Normalmente, in realtà, solo le emozioni di una certa intensità sono percepite a livello cosciente e possono essere riconosciute ed espresse verbalmente alle altre persone: “quando mi hai parlato di....ho provato rabbia”.
Qual è la funzione evolutiva delle emozioni?
Le emozioni ci aiutano ad adattarci all’ambiente. Ad es. l’ansia ci permette di prepararci ai pericoli rendendoci pronti all’attacco o alla fuga.
Un’altra funzione, almeno di alcune emozioni è quella di rafforzare i legami con le altre persone, pensiamo all’amore, alla tenerezza, alla dolcezza ecc..
Ci permettono inoltre di comunicare (a noi stessi e agli altri) come ci sentiamo nell'ambiente in cui siamo.
Di fronte ad un pericolo, ad es., l’espressione del nostro volto cambia repentinamente e questo segnala che il pericolo anche alle persone a noi vicine.
Infine le emozioni hanno un’importante funzione motivazionale, ci spingono infatti ad avvicinarci a qualcosa, oppure ad arretrare di fronte ad essa. Non a caso ciò che ci appassiona ci risulta più facile da affrontare di ciò che temiamo.
Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino
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Dal 14 al 19 Novembre 2011 parteciperò alla Settimana del Ben-Essere Psicologico proposta dall'Ordine degli Psicologi del Piemonte.
Prenotando un primo colloquio nella Settimana del Ben-Essere avrete la possibilità di usufruire di una seduta gratuita di consulenza.
In cosa può essere utile un intervento psicologico o psicoterapeutico?
- gestire/esprimere le proprie emozioni
- superare i disturbi d'ansia, la depressione e altre problematiche psicologiche
- relazionarsi al meglio sul lavoro, nella coppia, con i figli o gli amici
- identificare i valori importanti nella propria vita e stabilire i propri obiettivi
- passare all'azione e imparare a motivarsi
- migliorare la propria performance sul lavoro o nello sport
Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino
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Trovo molto bella questa riflessione di Soderberg che descrive il bisogno di contatto emotivo e attenzioni proprio di ogni essere umano e in alcuni casi manifestato in maniera "deviante" e antisociale.
"Vogliamo essere amati.
In mancanza di ciò, ammirati
in mancanza di ciò, temuti
In mancanza di ciò, odiati e disprezzati.
Vogliamo suscitare negli altri una qualche sorta di emozione.
L’anima trema davanti al vuoto
e ha bisogno di un contatto a ogni costo."
Hjalmar Soderberg
Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino
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Soffrire di depressione bipolare è come vivere su un vulcano coperto di neve che tuttavia è a rischio di esplosione da un momento all'altro.
La depressione bipolare è infatti un disturbo particolarmente invalidante caratterizzato dall'alternarsi di fasi depressive e maniacali, da qui il termine "bipolare".
L’episodio depressivo è caratterizzato da tristezza prolungata e immotivata, pensieri negativi, irritazione, agitazione, ansia
affaticabilità, stanchezza, difficoltà di concentrazione, indecisione, perdita di interesse verso le attività e le persone, dolori fisici, pensieri di morte e suicidio, alterazione delle abitudini alimentari e di sonno.
Se nel corso della fase depressiva si ha una mancanza di energie e un rallentamento del pensiero, nella fase maniacale c'è al contrario un eccesso di energie che danno la sensazione di poter vivere sopra le righe.
In questa fase la persona pensa e parla più velocemente del normale, passa da un argomento all'altro, si sente euforica, sotto pressione e agitata, si mostra particolarmente perspicace e sveglia.
Al contempo però l'attenzione è molto labile, la percezione dei rischi bassa con la possibilità di intraprendere attività dannose come:
- spese fuori controllo, fare acquisti sconsiderati, indebitarsi;
- guida ad alta velocità;
- abuso di sostanze;
- gioco d'azzardo;
- sessualità promiscua e non protetta;
- lasciare il lavoro o chiudere una relazione senza motivo.
Talvolta la fase maniacale si manifesta con sintomi psicotici di disorganizzazione del pensiero, allucinazioni e pensieri deliranti e irrealistici.
Il disturbo bipolare è considerato trattabile ma non curabile.
Questo significa che attualmente non è possibile guarire del tutto dal problema. Tuttavia la persona può, grazie ad un supporto farmacologico e psicoterapeutico, gestirne gli effetti e vivere un vita soddisfacente.
Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino
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Nel corso di un attacco di panico la persona vive una serie di sintomi intensi e spaventosi che ricorderà poi per molto tempo.
Si tratta di un insieme di reazioni che sarebbero appropriate se si trovasse in effettivo pericolo di vita o comunque in una situazione di per sè emotivamente stimolante. In questi casi infatti interpreterebbe questi sintomi come una normale attivazione di fronte agli accadimenti.
Nell'attacco di panico, al contrario, i sintomi d'ansia si attivano in assenza di un pericolo visibile e risultano per questo spaventosi.
Se ad es. in un parco giochi facciamo un giro su un ottovolante, ci aspettiamo di provare emozioni intense, quindi, pur avvertendo sudorazione, vertigini, tachicardia..li interpretiamo come adeguati alla situazione e talvolta persino piacevoli!
Se invece stiamo guidando la nostra macchina e all'improvviso iniziamo a provare queste stesse sensazioni, non riusciamo a spiegarci questi sintomi e ci spaventiamo pensando si stare per morire, perdere il controllo o impazzire.
In realtà è il nostro sistema di allarme ad essersi attivato nel momento sbagliato e il corpo reagisce come se fossimo inseguiti da una tigre!
I sintomi che proviamo hanno infatti una funzione protettiva e ci preparano ad un comportamento di attacco o di fuga. Vediamo come:
Tachicardia: consente al sangue di accedere rapidamente ai muscoli deputati all’azione.
Formicolio, torpore: il sangue affluisce ai muscoli delle braccia e delle gambe e la sua presenza si riduce alle estremità del corpo (dita dei piedi e delle mani).
Vertigini: l’aumento del ritmo respiratorio può causare un lieve calo nel normale afflusso di sangue al cervello e di conseguenza temporanee vertigini e disturbi visibi.
Sudorazione: ha la funzione di raffreddare il corpo nel corso dell’azione rendendolo inoltre più scivoloso e difficile da afferrare in caso di colluttazione.
Problemi di stomaco: sono causati dallo spostamento delle energie sui muscoli deputati al movimento e al combattimento. La digestione si blocca per non consumare energie inutilmente. La sensazione è quella di avere lo stomaco chiuso e diventa difficoltoso mangiare.
Svuotamento intestino, vescica: la funzione di questa reazione fisica è permettere una fuga più leggera e rallentare il predatore lasciando tracce sul terreno.
Tensione muscolare e tremori: l’organismo si prepara all’azione attraverso la tensione muscolare.
Vampate di calore: legate all’attivazione di tutto l’organismo.
Sensazione di stanchezza: segue l’attivazione dell’organismo ed è legata all’esaurimento delle energie mobilitate per la reazione di attacco/fuga.
Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino
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