soffro da morire da due anni perchè mi sono disinnamorata di un uomo meraviglioso. come è, potutosuccedere? e' vero sono sposata da una vita, saràstato quersto? ma allora l'ho preso solo in giro? sono in forte depressione. non riesco a uscirne. vi è mai capitato?
Gentile Dottore, a proposito della sfiducia nei confronti degli altri, credo che dipenda molto dalle esperienze che ognuno ha fatto e da come questi abbiano ricambiato la fiducia accordatagli.
E' interessante come con queste tecniche si riesca a esprimere il proprio punto di vista in modo sano coinvolgendo gli altri facendo capire le proprie ragioni.
Sono d’accordo con Emanuele nel dire che ogni lamentela ha un suo contesto di appartenenza. La lamentela di un lavoratore può essere sintomo di un’esigenza di cambiamento e come tale, come è nella natura della lamentela, può portare ad una condivisione da parte di chi sente lo stesso disagio e ha la stessa motivazione a cambiare o all’ ostilità da parte di chi preferisce una posizione più comoda e vuole lamentarsi a bassa voce infastiditi da chi non agisce come loro. Questo è il caso particolare preso come esempio da Emanuele che, volendo, si può generalizzare in un’ottica che vede nella lamentela un meccanismo costruttivo. Molti però non la assumono come pretesto per cambiare una situazione, al contrario, la usano per farsi identificare come vittima. Un meccanismo meno costruttivo che sottende dinamiche personali come la continua ricerca di compassione, di attenzione, o come unica modalità ritenuta possibile per relazionarsi.
Come è indicato nell'articolo è importante comprendere che significato ha per la persona procrastinare. A seconda di quanto si è compreso potrà cambiare il tipo di intervento. In ogni caso risulta importante sperimentare cosa si prova a fare le cose subito, può anche essere utile mettersi a lavorare vicino a persone che affrontano immediatamente i problemi.
Tengo a precisare che la procrastinazione non è legata per forza a un non concludere le cose, ma piuttosto al dilatare i tempi necessari per farle.
Da tempo sto valutando la possibilità di essere un inconcludente...adesso so che tale problema si chiama procrastinazione....ma la domanda è:
Come si risolve il problema? grazie
Salve,
volevo rispondere alla questione. Sì, l'articolo parla chiaro e focalizza sia la causa che la possibile conseguenza. E' da notare come, pero', la questione vada presa in relazione al problema che realmente si pone dinanzi. Ad esempio, spesso il continuo lamentarsi da parte di un lavoratore si ha quando nessuno lo ascolta, nessuno gli garantisce i suoi diritti e, mentre gli altri nn se ne curano perchè si fanno sottomettere, egli si sente stretto e fa questo anche per attirare le attenzioni. Spesso è a causa della società malata come la nostra che si finisce per sentirsi vittima. Condividete con me questo, in parte o in tutto?
anche io come silvia sofro di ansia sociale,ho chiesto aiuto,al dottore di famiglia, alla mia famigia,e come risposta,mi hanno detto che era tutto frutto della mia immagginazione,se mi confido con qual cuno,non riesco ad esprimermi bene,cosi mi insultano e mi ddanno della pazza.
ciao Umayma, ho letto il tuo commento e vorrei dirti la mia, se permetti. Hai ragione nel ringraziare Dio x la spinta, credimi ti ti si è aperta una meravigliosa strada: il percorso individuale che ognuno di noi deve fare per migliorarsi! Vedrai, ti sorprenderai scoprendoti pian piano, conoscendo te stessa... e sorriderai a te stessa ogni volta che conquisterai un pezzetto di te! si, altrochè se guarirai! sii felice di questa finestra aperta su te ed il mondo... IN BOCCA AL LUPO! con affetto solidale, Carola
L'esposizione graduale alla situazione temuta, eventualmente sotto la guida di un terapeuta cognitivo comportamentale è la strategia più effice nel caso di fobie apprese.
Può anche essere di aiuto l'apprendimento di tecniche di rilassamento e l'esposizione in immaginazione.
Cordiali saluti
Dott. Enrico Parpaglione
Ciao,
io mi identifico con il problema della paura dell'altezza ( andare dopo il 2° piano)mi viene delle crisi di panico se so che ci sono delle finestre attorno. Presumo il tutto é successo anni fa quando mi sono trovato attaccato su una roccia in montagna con un vuoto di ca. 2o metri e non riuscivo piu ad andare via, ma poi sono riuscito.
Al momento sembrava tutto ok ma mi sono accorto dopo di strane paure.
Adesso con il passare dei anni sta peggiorando forse perche si ha meno pazienza e si cerca di evitare il problema e si cerca di non salire oltre il 2° piano.
Attendo vostre opinioni o consigli
Vi ringrazio...
Saluti.
effettivamente, l'aver intrapreso un programma che implementa la maggior parte dei punti da lei elencati ha significato per me un notevole giovamento in ogni aspetto della mia vita privata e lavorativa.
La ringrazio per questo suo post che conferma la bontà di quanto da me verificato sulla mia persona.
buongiorno a tutti.FINALMENTE mi sono decisa(gloria a DIO)e ho iniziato a cercare su internet qualsiasi cosa che avrebbe potuto avere a che fare con ciò che mi tormenta da circa 3 anni;ho scoperto-anche se non me lo ha ancora detto un medico-(ma quando c'è l'hai non puoi non capirlo!é quello il bastardo lo riconosci subito!!)di avere il DOC!!
Ringrazio voi e tutti gli altri siti come questi e tutti i medici e gli studiosi per il vostro impegno e il vostro lavoro.GRAZIE,E GRAZIE A DIO CHE STANOTTE MI HA DATO UNA SPINTA!
Non sò se devo essere felice per averlo scoperto oppure disperarmi...non riesco a smettere di piangere e mi domando solo,ma guarirò?....UMAYMA.
Avete ragione...è cosi' difficile capire qual è veramente il nostro sè e quello che realmente siamo, consci dei nostri limiti.Ma se riuscissimo a staccarci solo per poco tempo, potremmo capire chi siamo e che cosa in fondo desideriamo veramente. Ma se fosse cosi' semplice, non staremmo qui a parlarne.Grazie per l'ascolto e il tempo che ci avete dedicato.
La ringrazio per la domanda molto interessante e stimolante. Mi sono interessato alle pratiche utilizzate nel buddismo zen grazie all'ACT, una terapia che ha ampliato e modificato la terapia cognitivo comportamentale implementando tra l'altro l'utilizzo della presenza mentale.
La presenza mentale non è sinonimo di repressione o negazione, dovrebbe invece essere il contrario: consapevolezza di quanto accade in un particolare momento fuori e dentro di noi senza voler reprimere o eliminare alcuna percezione, pensiero o emozione.
Senza dubbio nella presenza mentale, rimanendo sul presente, si lasciano scorrere emozioni, pensieri, sensazioni ma ci si dà la possibilità di sperimentare tutto senza attaccarsi a nulla.
Possiamo immaginare la presenza mentale come lo stare in riva a un fiume a osservare tutto quello che passa, mentre nella repressione proviamo a costruire una diga che blocchi quel fiume e nella negazione proviamo a convincerci che quel fiume non ci sia. Si tratta di atteggiamenti molto diversi.
Se pratichiamo l'accettazione senza dubbio sarà più difficile provare rabbia visto che la rabbia parte dalla convinzione che "le cose non vanno come dovrebbero". Anche in questo caso non si tratterà però di reprimerla ma di una conseguenza del nostro atteggiamento.
A livello concreto è piuttosto difficile riuscire ad accettare tutto, inoltre si tratta di un atteggiamento molto distante dalla nostra cultura che, al contrario, dà molta importanza a ciò che possediamo e a quante cose riusciamo a fare nel corso di una giornata.
Possiamo comunque trarre beneficio da un atteggiamento di presenza mentale e di accettazione al fine di essere disposti all'esperienza della rabbia trasformandola in determinazione e atteggiamento assertivo.
La rabbia infatti è un'emozione che contiene molta energia che, se canalizzata ci permette di essere più forti nel raggiungimento dei nostri obiettivi.
Senza dubbio la soluzione del buddismo zen classico è più radicale per noi occidentali. In questa visione infatti l'obiettivo stesso perde di importanza perchè può distogliermi dal momento presente, la rabbia in questo caso, potrà semplicemente essere lasciata scivolare via, come lasciamo scivolare via l'acqua del corso di un fiume.
Si tratta di una strada più distante dal nostro stile di vita e dalla nostra cultura che richiede molta pratica, convinzione e autenticità.
Queste sue parole ci fanno capire come siano psicologicamente pericolose (in quanoto nichiliste), quelle pratiche (difuse soprattutto dagli inseignamenti di Thich Nhat Han e dei quattro fondamenti della presenza mentale), che invece propongono al praticante di reprimere le sensazioni e gli oggetti mentali, rabbia compresa. Sarebbe interessante un suo parere su queste pratiche tipiche di certo buddismo...
Bravo Dario, soffro anche io tanto per un matrimonio fallito dopo 12 anni passati insieme. Ma è giusto dare anche la speranza a noi che leggiamo di uscirne: alla fine l'altra persona merita il nostro dolore? l'energie persa? il tempo perso a piangere? credo proprio di no. Mentre scrivo mi faccio coraggio da solo e penso che il vero nostro grande amore deve ancora arrivare...e come dice un mio amico questa è una verità perchè, non si sa quando, ma è li che ci aspetta. Se le nostre storie sono finite è perchè non erano quelle giuste, non era con la persona che doveva passare la vita con noi. Cominciamo a scrivere tutti qualcosa di positivo e vedremo che sarà più facile superare un momento cosi triste. un abbraccio a tutti