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Mario e Antonio hanno la stessa età, un lavoro simile e una famiglia.
La loro situazione è da un punto di vista oggettivo simile.
Mario è un tipo positivo, sa che il suo lavoro non gli dà ciò che vorrebbe ma considera la cosa una sfida, pensa che impegnandosi al massimo si farà notare dai superiori e potrà aumentare lo stipendio e svolgere mansioni più interessanti.
In famiglia Mario affronta i problemi che talvolta nascono con la moglie cercando di trovare una mediazione ed esprimendo in modo sincero e rispettoso i suoi sentimenti senza essere aggressivo nè passivo.
Antonio si sente frustrato a lavoro, vive male il fatto di non svolgere l’attività che si aspetta e di non ricevere un compenso adeguato, si lamenta spesso con i suoi colleghi per questo.
Antonio pensa che per lui non ci saranno possibilità, che forse è lui il problema e la causa di questo fallimento. Vive la sua vita come fosse senza futuro e non pensa alla possibilità di impegnarsi per modificare le cose.
Antonio in famiglia si irrita spesso con la moglie anche per discussioni banali e tende ad avere un atteggiamento aggressivo per poi chiudersi in lunghi silenzi.
Questo semplice racconto della vita così simile ma così diversa di Mario e Antonio ci fa riflettere sull’importanza che ha il modo con cui interpretiamo ciò che accade nella nostra vita.
La vita di Mario è guidata dalla ricerca di ciò che è positivo, non si lamenta per quanto gli manca ma piuttosto vive la mancanza come una sfida.
Egli è in grado di esprimere i propri sentimenti alla moglie senza ferirla e questo fa sì che le discussioni si concludano in modo costruttivo.
Antonio vede la sua vita come priva di sbocchi e ha una visione negativa anche di sè.
Con la moglie tende ad essere aggressivo e si isola evitando il confronto.
Quali potrebbero essere i finali delle due storie? Chi ha più probabilità di migliorare la propria situazione lavorativa? Chi di mantenere una buona stabilità familiare?
A volte pensiamo che la causa dei nostri mali sia intorno a noi e non ci curiamo di ciò che pensiamo e di come ci poniamo nei confronti degli altri e della vita.
Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

Uno studio condotto negli U.S.A. ha mostrato che vi sono differenti sequenze di attivazione del cervello umano associate con differenti tipi di ansia.
Nell'Università dell'Illinois i ricercatori hanno identificato le sequenze di attivazione del cervello umano che erano associate a due tipi d'ansia: l'ansia caratterizzata da apprensione con ruminazioni e preoccupazioni (es. nel disturbo d'ansia generalizzata) e l'ansia associata ad una forte attivazione dell'organismo espressa dalla paura o panico intensi.
"Lo studio ha guardato a due facce dell'ansia che spesso non sono state distinte" dice lo psicologo professor Gregory Miller, co-responsabile della ricerca insieme al professor Wendy Heller. "Abbiamo ragioni per pensare che ci sono differenti meccanismi, differenti parti del cervello attive in tempi differenti a seconda del tipo di ansia che si sta fronteggiando".
Questo studio è un importante passo avanti nella comprensione dei correlati neurofisiologici dei disturbi d'ansia.
Un recente studio ha mostrato che le persone che hanno un’ansia costantemente elevata sono, di anno in anno, più soggette ad attacchi di cuore se confrontate con coloro che non hanno un’aumentata preoccupazione.
La ricerca è stata pubblicata nel numero di maggio 2007 della rivista scientifica Journal of the American College of Cardiology (JACC).
I ricercatori hanno osservato più di 500 persone che avevano avuto un problema di cuore in un periodo di tre anni scoprendo che in media, le persone con ansia elevata hanno un rischio doppio di avere un attacco di cuore.
Se l’ansia non è eccessivamente elevata è possibile intervenire regolarizzando l’alimentazione, l’attività fisica e la quantità di riposo.
Nei casi di ansia più intensa è importante intervenire con un trattamento di tipo cognitivo-comportamentale che risulta efficace nella maggior parte dei casi.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale è il trattamento psicoterapico più ampiamente validato dalla ricerca scientifica internazionale e considerato efficace anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
La quasi totalità degli studi americani sull'efficacia delle terapie psicologiche riguarda proprio la psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Questo approccio ha lo scopo da un lato di risolvere in tempi rapidi il sintomo che il paziente lamenta, dall'altro di lavorare sulla costruzione di abilità che consentano al soggetto di prevenire eventuali ricadute.
Un limite di questo approccio è stato, fino ad alcuni anni fa, la difficoltà a lavorare con soggetti con disturbo di personalità.
Il disturbo di personalità è caratterizzato da una modalità patologica e ricorrente con la quale il soggetto affronta le relazioni e le situazioni di vita.
Questo può accadere in particolare in quei casi nei quali vi siano stati eventi traumatici infantili quali abbandoni, abusi, violenze ma anche svalutazione ricorrente da parte dei genitori, adultizzazione precoce ecc..
La persona continua infatti a utilizzare strategie che durante l'infanzia le erano state utili per fronteggiare i traumi ma che ora sono controproducenti.
Negli anni recenti è venuta in soccorso dell'approccio cognitivo-comportamentale la Schema Therapy di Young.
Questa tecnica ha modificato l'approccio cognitivo-comportamentale al fine di renderlo idoneo anche alla cura di questi casi.
Il risultato è scientificamente testimoniato da un articolo pubblicato nel 2006 sulla prestigiosa rivista ARCH GEN PSYCHIATRY che ha confrontato l'efficacia di un trattamento psicodinamico (di origine psicoanalitica) con un trattamento basato sulla Schema Therapy nella cura del disturbo borderline di personalità.
La Schema Therapy è risultata più efficace nella riduzione delle manifestazioni del disturbo borderline di personalità e nel cambiamento degli aspetti di personalità disfunzionali.
Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino
La fobia specifica è caratterizzata da paura per particolari oggetti o situazioni.
Se la persona si trova ad avere a che fare con la situazione o l'oggetto fobico vi è un aumento dell'ansia che può determinare un attacco di panico o comunque l'allontanamento dallo stimolo sentito come pericoloso.
Caratteristica della fobia è che la persona si rende conto da un punto di vista razionale che la paura è eccessiva tuttavia questo non è sufficiente per superarla.
Spesso attraverso un processo cognitivo che prende il nome di "generalizzazione" la fobia che inizialmente era legata solo ad un oggetto con certe caratteristiche tende ad estendersi anche ad altri oggetti con caratteristiche simili.
Il manuale diagnostico DSM IV individua alcuni sottotipi della fobia specifica che sono:
- animali;
- ambiente naturale;
- sangue-iniezioni-ferite;
- situazioni;
- altro.
Le fobie sono presenti in larga misura nella popolazione ma solo in alcuni casi determinano un vero e proprio disagio.
Ad es. se una persona vive in un ambiente nel quale non trova serpenti è difficile che senta di dover curare la sua fobia dei serpenti.
Le fobie specifiche possono essere causate da traumi che il soggetto ha vissuto personalmente o che ha osservato in altre persone oppure può derivare da attacchi di panico che si sono verificati in prossimità dell'oggetto o della situazione o ancora può essere causata da informazioni che sono state fornite ripetutamente al soggetto in merito all'oggetto o alla situazione.
Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino