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30/04/09

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Categorie: Obesità, Sovrappeso

Trattamento di sovrappeso e obesità

strada

“Barbara è in sovrappeso e vuole dimagrire. Per 7 mesi ha seguito una dieta ipocalorica. Nei primi 4 mesi era contenta, aveva perso 10 kg, ma con il passare del tempo la perdita di peso si è interrotta. Barbara si sentiva sempre più intollerante alle restrizioni della dieta. In preda allo sconforto ha smesso la dieta e ha ripreso in breve tempo i kg persi in precedenza".

L’esperienza di ripetuti insuccessi nel tentativo di dimagrire è frequente in chi soffre di sovrappeso o obesità.
Non riuscire a dimagrire non è solo un problema per la salute fisica, chi segue una dieta senza ottenere risultati spesso si colpevolizza e si attribuisce la responsabilità del fallimento.

Da un punto di vista scientifico possiamo chiederci invece se le diete siano utili per chi soffre di obesità o sovrappeso.
Nel 2007 una ricerca statunitense commissionata da Medicare (programma di assicurazione medica del gioverno) ha passato in rassegna gli studi sull’efficacia delle diete nel trattamento dell’obesità disponibili fino a quel momento.

I risultati hanno evidenziato che molti di coloro che si sottopongono a diete ipocaloriche riprendono dopo pochi anni più peso di quello che avevano perso.
Le diete non sembrano insomma una strategia efficace per chi ha un problema di peso rilevante, pur restando probabilmente un utile ausilio per chi ha qualche kg di troppo.
Una delle cause potrebbe essere che sono vissute come un’imposizione esterna sopportabile solo per un periodo di tempo limitato. La persona in realtà non cambia il proprio stile di vita e le proprie abitudini.
Questo vuol dire che, se anche riesce a perdere peso con la dieta, poi la sospende e riprende il precedente stile di vita.

Se le diete in molti casi non sono la soluzione, come aiutare chi vuole perdere peso? Di solito si cerca di “aiutare” chi desidera perdere peso con campagne informative o pressione sociale.

Le campagne di informazione e sensibilizzazione possono avere un ruolo importante per la prevenzione ma è molto difficile che siano di aiuto per chi è già obeso o in sovrappeso.

Pensiamo all’esempio delle sigarette, le continue informazioni sul fatto che il fumo fa male non portano le persone a smettere. Per il cibo il principio è lo stesso, posso conoscere quali cibi fanno male e quali dovrei mangiare, posso anche sapere la quantità da assumere ma questo non mi aiuta a mangiare meno a tavola.

La pressione sociale a dimagrire da un lato proviene dai media che propongono l’immagine di una bellezza magra (spesso anche più di quello che è salutare), dall’altro viene ribadita dalle persone che stanno vicino alla persona obesa.

Chi è obeso si sente ripetere spesso “ti farebbe bene dimagrire, dovresti andare in palestra ecc..”
Le pressioni sociali possono talvolta facilitare la creazione di convinzioni irrazionali come ad es. “fino a quando non perdo peso non potrò realizzarmi in niente” con un conseguente rischio di psicopatologie ansiose o depressive quando non si riesce a dimagrire.

Purtroppo sia le diete, che le informazioni e le pressioni sociali hanno aspetti in comune che ne determinano il probabile fallimento: non partono di solito da una comprensione delle cause presenti e remote del problema e non supportano la persona nella creazione di abilità per fronteggiare le difficoltà quotidiane.

Vengono cioè fatte delle richieste alla persona (mangia questi cibi, fai attività fisica, non esagerare ecc..) ma non le vengono forniti strumenti che le permettano di superare i problemi che emergono.

La terapia cognitivo comportamentale è un approccio alternativo che prova a rispondere alle carenze degli approcci visti sopra.

La persona viene seguita con cadenza settimanale per aiutarla a sviluppare l’autocontrollo sulla propria alimentazione e a modificare lo stile di vita in modo che le calorie che brucia superino quelle che assume.
Un supporto psicologico e motivazionale permette di superare le difficoltà nel perseguire gli obiettivi.

In un ulteriore post vedremo quali sono le fasi di un trattamento cognitivo comportamentale dell’obesità.

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

19/04/09

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Categorie: Cognitivo-comportamentali, Schemi disfunzionali

Credenze disfunzionali in psicoterapia razionale emotiva

deserto

La psicoterapia razionale-emotiva è uno degli approcci cognitivi che vengono utilizzati nell'ambito della psicoterapia cognitivo comportamentale.
L’ideatore della psicoterapia razionale emotiva è Albert Ellis, psicologo statunitense recentemente scomparso.
Ellis identificò alcune convinzioni rigide e irrealistiche che, una volta adottate, possono essere fonte di disagio.

Di seguito riporto le credenze disfunzionali individuate da Ellis e aggiungo alcuni indizi che potrebbero indicare la presenza di queste convinzioni.

"E’ un’assoluta necessità per gli esseri umani adulti essere amati e approvati da ogni altra persona significativa che fa parte della loro comunità”.
Indizi: avere una paura costante del rifiuto, soffrire intensamente ogni volta si percepiscono gli altri lontani, non esprimere il proprio reale punto di vista per timore di perdere l’approvazione altrui. Adeguare il proprio comportamento alle altrui aspettative. Isolarsi e non legarsi a nessuno per evitare di sentirsi rifiutati.

"Una persona deve essere assolutamente competente, capace e di successo in tutte le aree importati, altrimenti è inadeguata e priva di valore".
Indizi: sentirsi in modo altalenante bravissimi o totalmente incapaci, cercare di dimostrare continuamente agli altri il proprio valore, lavorare moltissimo o al contrario rinunciare ad ogni impegno. Svalutare se stessi e gli altri quando vengono commessi errori.

"Le persone devono assolutamente agire con attenzione e onestà e sono maledettamente malvagie se non lo fanno. Le persone sono le loro azioni negative."
Indizi: essere ipercritici e punitivi verso se stessi e gli altri, etichettare le persone a seconda del loro comportamento.

"E’ tremendo e terribile quando le cose non vanno nel modo in cui vorremmo andassero".
Indizi: sentirsi delusi, tristi o arrabbiati quando le cose non vanno secondo le proprie aspettative.

"I disturbi emozionali sono generalmente causati dall’esterno e le persone hanno poca o nessuna abilità nell’ incrementare o diminuire i loro comportamenti e sentimenti disfunzionali".
Indizi: sentirsi impotenti di fronte alla vita come se si vivesse su una zattera in mezzo a una tempesta. Soffrire di depressione.

"Se qualcosa è o potrebbe essere pericolosa o terribile, allora uno dovrebbe essere costantemente ed eccessivamente preoccupato per questa cosa e dovrebbe continuare a pensare alla possibilità che accada".
Indizi: essere costantemente in ansia, avere pensieri catastrofici, anticipare gli eventi in modo negativo, preoccuparsi continuamente, considerare irresponsabili coloro che non si preoccupano.

"Uno non può e non deve affrontare le responsabilità della vita e le difficoltà ed è più facile evitarle".
Indizi: evitare ogni responsabilità e problema, provare una forte ansia quando ci si trova nell’impossibilità di evitare.

"Una persona deve essere completamente dipendente dagli altri e aver bisogno di loro e non può principalmente occuparsi della sua vita".
Indizi: sentirsi incompetenti, chiedere continuamente l’aiuto degli altri o la loro rassicurazione, pensare di non riuscire a sopravvivere senza il costante sostegno delle altre persone.

"La vita passata di una persona è l’unica determinante del suo comportamento e se qualcosa una volta ha fortemente influenzato la tua vita, avrà un effetto simile per un tempo indefinito".
Indizi: pensare ripetutamente alle scelte, ai problemi o errori del passato, avere difficoltà a focalizzarsi sul presente e ad investire sul futuro.

"I turbamenti delle altre persone sono orribili e uno si dovrebbe sentire turbato per loro".
Indizi: soffrire spesso per i problemi degli altri, prendersi in carico i problemi degli altri anche quando non viene richiesto, tendere all'autosacrificio.

"C’è immancabilmente una soluzione giusta, precisa e perfetta ai problemi umani ed è terribile se questa soluzione perfetta non viene trovata".
Indizi: accettare con molta difficoltà i compromessi e le soluzioni parziali dei problemi. Evitare di predere decisioni se non si considerano "perfette".

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

30/03/09

Life coaching cognitivo comportamentale per lo sviluppo personale

alba

L’approccio cognitivo comportamentale è applicabile efficacemente al life coaching ovvero alla promozione della crescita e dello sviluppo personale.

In particolare il life coaching cognitivo comportamentale può esserci utile a:

• Migliorare la nostra abilità di fronteggiare lo stress

• Allenarci a lavorare per obiettivi e a passare all'azione

• Migliorare la nostra austostima e autonomia individuando e modificando quegli schemi di pensieri-emozioni-comportamenti che influenzano la nostra vita.

• Imparare a motivare noi stessi intervenendo sul nostro dialogo interno, ovvero sul modo con cui ci parliamo mentalmente.

• Incrementare il nostro livello di benessere mediante tecniche per vivere il momento presente e osservare la nostra mente

Comunicare più efficacemente ed esprimere i nostri punti di vista con fermezza senza aggredire nè subire gli altri

Promuovere noi stessi sul lavoro e nella vita quotidiana

• Sviluppare abilità di autocontrollo e modificare il nostro stile di vita (es. smettere di fumare, di mangiare in modo poco salutare ecc..)

• Potenziare la nostra capacità di risoluzione dei problemi attraverso strategie di problem solving e la pratica della creatività

• Migliorare le relazioni con le altre persone

Orientare le nostre scelte nello studio e nel lavoro

• Gestire più efficacemente il nostro tempo

• Individuare i valori personali che possono orientare la nostra vita


«Qualunque cosa tu possa fare o sognare, comincia. L'audacia porta con sè il genio, la forza e la magia”
.
Gothe

“Niente nel mondo può sostituire la tenacia. Il talento non può: niente è più comune di uomini talentuosi di scarso successo. Il genio non può: il fatto che i geni non siano premiati è quasi proverbiale. L’istruzione non può, il mondo è pieno di istruiti derelitti. Solo la tenancia e la determinazione possono tutto. Lo slogan “vai avanti” ha risolto e sempre risolverà i problemi dell’umanità”.
Coolidge

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

24/03/09

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Categorie: Ansia, Disturbo Ossessivo Compulsivo

I Sintomi del Disturbo Ossessivo Compulsivo

porta

Abbiamo già parlato in precedenza del Disturbo Ossessivo Compulsivo, un disturbo d’ansia che può essere causa di forte disagio.
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo è caratterizzato da pensieri spiacevoli intruisivi e da comportamenti compulsivi (o rituali mentali) che vengono messi in atto al fine di ridurre l’ansia causata da questi pensieri.
Si tratta di una problematica abbastanza diffusa nella popolazione, soffre di DOC 1 adulto su 40.
Spesso il Disturbo Ossessivo Compulsivo viene diagnosticato e trattato in ritardo poichè chi ne soffre ha la tendenza a tenere nascosto il problema a causa del senso di vergogna che prova o per il timore di essere considerato pazzo.
Il DOC si presenta sotto svariate forme e spesso cambia volto nel corso degli anni. Ad es. una persona può avere per 4-5 anni il timore di essere contaminato per poi passare a un'altra preoccupazione altrettanto stressante, come il timore di far male a qualcuno a causa della propria irresponsabilità.
Vediamo alcuni dei sintomi che si possono trovare in persone affette da DOC:

- Pulire e disinfettare per ore
- Fare e rifare le cose in un certo modo fino a quando non si percepisce di averle fatte nel modo corretto spesso per evitare che qualcosa di spiacevole accada
- Preoccupazioni ossessive di far male a sè o agli altri
- Contare e ricontare
- Richieste continue di rassicurazione
- Dubbi sul fatto di essere onesti e timori di aver imbrogliato qualcuno senza rendersene conto
- Preghiere o rituali religiosi ripetuti a causa dell'ansia
- Accumulo di oggetti di vario tipo

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo non può essere confuso con i piccoli rituali, manie o fissazioni su alcuni problemi che a volte colgono tutti noi. Nelle persone che soffrono di DOC i comportamenti compulsivi, i rituali e i pensieri intrusivi sono talmente frequenti e intensi da influire significativamente sul benessere soggettivo e sulla qualità della propria vita.
Il trattamento elettivo per chi soffre di DOC è cognitivo – comportamentale, l’efficacia di queste tecniche permette a più dell’ 85% delle persone che segue il programma riabilitativo di ottenere una significativa riduzione sintomatologica.
Aspetto centrale del trattamento cognitivo comportamentale è l’ERP (esposizione e prevenzione della risposta), la persona viene cioè gradualmente messa a contatto con le situazioni temute senza che possa però mettere in atto le compulsioni o i rituali.
Non esistono prove che altre tipologie di trattamento quali la psicoterapia psicodinamica e la psicoanalisi possano ridurre i sintomi di DOC. Una volta che ci sia stata una remissione sintomatologica può comunque essere utile rafforzare la persona su altri aspetti scollegati dal DOC: relazioni con le altre persone, convinzioni e schemi di personalità.

Il trattamento del Disturbo Compulsivo impedisce al disturbo di peggiorare e portare a condizioni invalidanti quali:
* isolamento sociale
* fallimenti sul lavoro o nello studio
* esaurimento psicofisico
* lentezza patologica
* depressione, abuso di sostanze

Parleremo del Disturbo Ossessivo Compulsivo anche in post successivi.

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

16/03/09

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Categorie: Disturbi alimentari, Bulimia

I sintomi della Bulimia Nervosa

spiaggia

Francesca, ventisette anni, sei mesi fa ha iniziato una dieta restrittiva. Nel frattempo difficoltà sul lavoro e negli studi hanno messo a dura prova la sua autostima. Quando prova emozioni spiacevoli Francesca si abbuffa di nascosto e poi vomita subito dopo in un circolo vizioso che le sembra difficile da rompere.

La Bulimia Nervosa è un disturbo del comportamento alimentare (DCA) caratterizzato da abbuffate e da comportamenti messi in atto al fine di evitare un aumento di peso.

Con abbuffate intendiamo l’ingestione di ingenti quantità di cibo in periodi di tempo limitati e di solito inferiori alle due ore. Spesso l’abbuffata avviene assumendo cibi ipercalorici, anche se per definire un’abbuffata non è importante il tipo di cibo ma la quantità.
L’abbuffata può avere inizio come tentativo di sfuggire da emozioni spiacevoli, in seguito a un’intensa fame dovuta a precedenti restrizioni alimentari o come conseguenza di sentimenti di insoddisfazione relativi al peso, alla forma del corpo o al cibo.

Una crisi bulimica è accompagnata dalla sensazione di perdere il controllo ed è seguita da emozioni di colpa, vergogna, disgusto, così come dalla paura di ingrassare. In queste persone l’autostima e l’umore tendono ad essere fortemente condizionati dalla percezione delle proprie forme corporee e da peso. Come se il proprio valore fosse unicamente legato alla propria capacità di controllare il proprio corpo.

Quando la emozioni spiacevoli di colpa, vergogna e disgusto si attivano in seguito a un’abbuffata, la persona si sente spinta a mettere in atto condotte di “eliminazione” quali il digiuno, il vomito, l’uso di lassativi o l’attività fisica eccessiva. Tra i diversi comportamenti di eliminazione, il vomito autoindotto risulta essere presente nell’80-90 per cento delle persone che soffrono di Bulimia.
Il vomito riduce la sensazione di malessere fisico legata all’abbuffata oltre che la paura di ingrassare e il senso di colpa e di vergogna. A volte viene indotto facendo uso delle dita, altre volte ricorrendo ad altri strumenti per stimolare il riflesso.

La Bulimia Nervosa non ha un impatto solo sulla salute psicologica della persona, i rischi per la salute a lungo termine sono molteplici.
Le abbuffate possono causare lacerazioni nelle pareti dello stomaco, disturbi mestruali e ingrossamento delle ghiandole salivari. L’utilizzo del vomito o dei lassativi può causare disturbi metabolici, alterazioni del battito cardiaco, danni renali, disidratazione, epilessia, debolezza. Inoltre le condotte di eliminazione possono provocare danni allo smalto dei denti, raucedine, gola infiammata, disturbi intestinali e dita a bacchetta di tamburo.

Nei prossimi post parlerò ancora di bulimia e di come un trattamento cognitivo comportamentale integrato possa aiutare chi soffre di questo disturbo del comportamento alimentare.

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

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Dott. Enrico Parpaglione, psicologo.

Riceve su appuntamento in via Bligny 9 a Torino.

Cell: 349-4064593
e-mail: studio@psicologo.torino.it

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