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12/03/09

L'ACT un nuovo approccio in psicoterapia cognitivo comportamentale

ruscello

In un post precedente ho introdotto l’ACT (acceptance commitment therapy), un approccio terapeutico sviluppatosi a partire dalla psicoterapia cognitivo comportamentale.
La psicoterapia cognitivo comportamentale classica insegna tecniche e abilità che permettono alla persona di fronteggiare più efficacemente la sintomatologia.

L’ACT ha invece come scopo principale l'accettazione di esperienze, emozioni, pensieri e la messa in atto di azioni coerenti con i propri valori personali.

L'ACT utilizza tre tipologie di tecniche:
– mindfulness
– defusion
– commitment

La mindfulness permette di acquisire consapevolezza del momento presente. Chi soffre di ansia o depressione non vive quasi mai il tempo presente, pensa costantemente al futuro, anticipa i problemi, si preoccupa.
La persona depressa rivive esperienze spiacevoli del passato, si rammarica per situazioni passate che non può modificare, si colpevolizza per come sono andate le cose.
La pratica quotidiana della mindfulness aiuta a vivere nel presente senza tentare di scacciare i propri pensieri e le proprie sensazioni.

La defusion ci aiuta ad osservare i nostri pensieri, emozioni e sensazioni senza fonderci con essi.
Possiamo così sviluppare un'accettazione incondizionata verso i contenuti della nostra mente, senza più operare distinzioni tra pensieri "belli" o "brutti", senza tentare di controllare la nostra mente o sentirci in dovere di agire spinti dai nostri pensieri automatici.
La defusion ci permette di vivere CON la nostra mente piuttosto che NELLA nostra mente.

Il Commitment (impegno), è fondamentale per dare un valore alla nostra vita.
Ma per impegnarci dobbiamo prima comprendere quali sono le cose che per noi hanno un valore. Solo in questo modo potremo stabilire obiettivi realistici che vanno nella direzione dei nostri valori.
Ma qual è la differenza tra un valore e un obiettivo? Un valore non si raggiunge mai perchè è una sorta di punto cardinale (es. nord) della nostra esistenza.
Gli obiettivi sono invece tappe a breve o lungo termine che dovrebbero essere nella direzione dei nostri valori (es. città a nord).

Secondo l’ACT essere felici significa vivere secondo i propri valori, accentando le emozioni, i pensieri e le sensazioni che proviamo nel corso della nostra esperienza.

L'ACT si è dimostrata efficace per una serie di problematiche psicologiche: depressione, fobia sociale, disturbi d’ansia, disturbo ossessivo compulsivo, stress lavorativo, dolore cronico, stress da malattia terminale, disturbo post traumatico da stress, disturbi alimentari.

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

24/02/09

Permalink , da admin Email , 364 parole   Italia
Categorie: Ansia, Disturbo post traumatico da stress

Quali sono i sintomi del disturbo post traumatico da stress?

fuoco trauma

Francesca ha avuto un incidente in macchina spaventoso, in seguito al quale, l'uomo che guidava l’altra vettura coinvolta è morto.
Nei giorni successivi, ripensando all'evento, si è considerata fortunata, poichè non ha riportato ferite gravi.
Tutto è andato bene fino a quando, qualche giorno dopo, ha iniziato ad avere quasi ogni notte incubi nei quali sognava l'incidente.
Anche da sveglia le venivano in mente scene dell’incidente, come se nella sua mente ricapitasse più e più volte. Evitava di andare da sola in macchina provando in ogni modo a dimenticare quanto le era successo. Le capitava spesso di arrabbiarsi con suo marito per cose poco importanti e in alcuni momenti si sentiva vuota e priva di emozioni.

Francesca ha sviluppato un disturbo d’ansia in seguito al trauma dell’incidente stradale che i clinici chiamano disturbo post traumatico da stress.

Il disturbo post traumatico da stress (PTSD) si sviluppa in persone che abbiano vissuto un evento traumatico che ha comportato intensa paura, senso di impotenza e orrore.
Non sempre è necessario che l'evento sia vissuto in prima persona: un PTSD si può sviluppare anche in chi è stato testimone di un evento tragico o in persone a cui tale evento è stato riferito.

Vediamo un elenco di eventi traumatici che possono causare in alcune persone PTSD:
- violenza fisica o sessuale;
- essere stato vittima o testimone di incidenti automobilistici e aerei;
- essere feriti o assistere al ferimento di persone care in guerra, essere vittima o testimone di atti terroristici;
- uragani, tornado, terremoti e incendi;
- crimini violenti come rapine o sparatorie,

Può essere opportuno chiedere aiuto se, in seguito a un evento traumatico si provano alcuni dei seguenti sintomi:

- incubi notturni;
- ricordi intrusivi relativi all’evento traumatico (flashback) e sensazione che un evento drammatico stia per succedere;
- pensieri intrusivi, sentimenti di colpa, tristezza, rabbia;
- evitamento di tutti quei posti o oggetti che potrebbero ricordare il trauma;
- ipervigilanza;
- sensazione di essere incompresi e isolati;
- insonnia;
- scoppi di rabbia improvvisi;
- pensieri di far del male a se stessi o agli altri;
- appiattimento emozionale.

Parleremo prossimamente del meccanismo ritenuto responsabile dello sviluppo del disturbo post traumatico da stress e del trattamento cognitivo comportamentale per superare questa problematica.

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

09/02/09

Vincere i problemi psicologici con l'ACT

cavalli

Stefania non vuole provare più tristezza e vuole cancellare qualunque pensiero negativo dalla sua mente. Per far questo controlla spesso mentalmente se sta pensando a qualcosa di triste.
Senza rendersene conto, Stefania pone l’attenzione su quegli stessi contenuti che vorrebbe evitare.
Quando si rende conto che ha pensieri tristi si critica duramente (“dovrei vergognarmi a pensare queste cose, la devo smettere, non ce la faccio, sono sbagliata”).


Fulvio, da quando ha avuto il suo primo attacco di panico, si preoccupa costantemente del corretto funzionamento del suo corpo. “In questo momento, sto bene? Il cuore è a posto? E se sto male? E se mi viene un infarto?“
Mentre ha questi pensieri, Fulvio cerca di controllare i battiti del suo cuore, ma più ci prova più avverte tachicardia e si spaventa.


Stefania e Fulvio, soffrono di problemi diversi, ma c'è un aspetto comune nel loro disagio: il tentativo di controllare la propria esperienza (per Stefania i pensieri, per Fulvio le sensazioni corporee).

Recenti ricerche sostengono che il tentativo di controllare le proprie emozioni, pensieri e sensazioni è uno dei motivi per i quali il disturbo psicologico si mantiene.

L'ACT, una forma di psicoterapia che si è sviluppata a partire dall'approccio cognitivo comportamentale e ha come scopo proprio quello di alimentare l’accettazione delle proprie sensazioni e di ridurre i tentativi di controllo che sono alla base dei sintomi.

ACT in inglese vuol dire “azione” ma è al contempo l’acronimo di “Acceptance Commitment Therapy”, terapia dell’accettazione e dell’impegno.

Secondo i ricercatori e clinici che hanno introdotto l’ACT, la maggior parte dei disturbi psicologici possono essere raffigurati come circoli viziosi che si sviluppano a partire dalla non accettazione di esperienze, pensieri, sensazioni e emozioni dolorose.

Quanto più vorremmo liberarci da questi contenuti mentali “scomodi”, tanto più ne rimaniamo legati, e iniziamo una infinita lotta con la nostra stessa mente.
Spesso accade che durante questa interminabile battaglia perdiamo di vista e trascuriamo quello che per noi è importante nella vita: si vengono così a creare nuove situazioni per noi fonte di disagio!
Prossimamente parleremo delle strategie attraverso le quali l’ACT può aiutarci a modificare il nostro atteggiamento verso i contenuti della nostra esperienza.

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

01/02/09

Permalink , da admin Email , 230 parole   Italia
Categorie: Stress Lavoro-Correlato

Infortuni e incidenti dovuti allo stress lavoro correlato

industria

Una delle ragioni per le quali è importante la valutazione dello stress lavoro correlato nelle aziende è la prevenzione di incidenti e infortuni fisici.
Lo stress lavoro correlato può essere causa di incidenti o infortuni sia direttamente che indirettamente.
Se il lavoratore non ha il controllo sul lavoro che svolge ed esegue una serie di mansioni senza essere consapevole del loro significato all’interno del processo di produzione e dei potenziali rischi per la salute che comporta, è più probabile che incorra in incidenti e infortuni.
In questi casi i fattori legati allo stress (mancanza di controllo, informazioni inadeguate, confronto insufficiente con colleghi e superiori) possono essere causa diretta di gravi incidenti.

Lo stress può causare incidenti e infortuni anche indirettamente: spesso la persona stressata ha difficoltà a mantenere la concentrazione sul lavoro, con la conseguenza di esporsi a maggiori rischi durante lo svolgimento delle proprie mansioni.

Il lavoratore stressato può infatti dormire male, eccedere nell’uso dei farmaci, di alcolici o di altre sostanze. Può provare inoltre, con più frequenza, emozioni negative quali tristezza, ansia, rabbia e agitazione.
Questi comportamenti disfunzionali ed emozioni spiacevoli rendono più probabili errori dovuti a distrazione o a carenze nella valutazione delle situazioni.
Lo stato di costante tensione muscolare può rendere più probabili lesioni fisiche e causare problemi in lavori nei quali sia necessaria la coordinazione tra vista e movimento.

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

26/01/09

Quali sono i diritti personali secondo l'assertività?

scaletta

Se decidiamo di seguire la via dell’assertività, desideriamo cioè esprimere i nostri bisogni e il nostro potenziale senza subire nè aggredire gli altri, ci può essere di aiuto l'elenco dei diritti personali stilato da alcuni tra i maggiori esperti internazionali di assertività ( tra cui Robert Alberti, Michael Emmons, Arthur Lange, Patricia Jakubowski, Manuel Smith).

Ogni individuo ha diritto a:
- chiedere ciò che vuole;
- comportarsi in modo illogico;
- essere giudice del proprio comportamento;
- essere ascoltato e preso sul serio;
- essere trattato in modo rispettoso;
- decidere se impegnarsi o meno nel trovare soluzioni a problemi altrui;
- avere ed esprimere opinioni e sentimenti;
- commettere errori;
- non motivare o giustificare il proprio comportamento;
- dire di no senza sentirsi in colpa;
- essere indeciso;
- dire “non mi interessa”;
- dire “non ho capito”;
- seguire le proprie priorità;
- cambiare la propria opinione;
- fissare scopi e obiettivi;
- avere ciò per cui ha pagato;
- decidere se far valere o meno i propri diritti.
- stabilire i propri limiti ed aspettative;
- fare affermazioni irrazionali;
- stare da solo;

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

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Dott. Enrico Parpaglione, psicologo.

Riceve su appuntamento in via Bligny 9 a Torino.

Cell: 349-4064593
e-mail: studio@psicologo.torino.it

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