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		<title>Psicologica-Mente</title>
		<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php?blog=5</link>
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		<description>blog di psicologia del dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino</description>
		<language>it-IT</language>
		<docs>http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss</docs>
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		<ttl>60</ttl>
				<item>
			<title>Psicologia delle sport per migliorare la performance sportiva</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/08/29/psicologia-sport-migliorare-performance?blog=5</link>
			<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 15:08:05 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="alt">Cognitivo-comportamentali</category>
<category domain="alt">Coaching</category>
<category domain="main">Psicologia dello Sport</category>			<guid isPermaLink="false">219@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott. Enrico Parpaglione/tennis.jpg&quot; alt=&quot;tennis&quot; title=&quot;psicologia sport tennis&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oggi vedremo di cosa si occupa la psicologia sportiva e proveremo a sfatare alcuni miti sul suo conto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Rispetto a qualche anno fa, gli atleti sono sempre pi&amp;#249; consapevoli di quanto sia importante la componente mentale nel raggiungimento di una performance ottimale.&lt;br /&gt;
Ogni sportivo ha sperimentato che l&amp;#8217;allenamento fisico non &amp;#232; sufficiente a far bene: se la mentalit&amp;#224; non &amp;#232; quella giusta la performance non sar&amp;#224; eccellente!&lt;br /&gt;
Persino i giornalisti sportivi, descrivendo le gare, usano spesso termini psicologici come &amp;#8220;motivazione&amp;#8221;, &amp;#8220;convinzioni&amp;#8221;, &amp;#8220;emozioni&amp;#8221; tentando di spiegare la differenza tra performance sportive pi&amp;#249; o meno positive. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&amp;#8217;interesse degli sportivi verso la psicologia nasce, oltre che da una maggiore informazione e ricerca sul tema, anche da esperienze personali molto diverse:&lt;br /&gt;
- alcuni atleti si rendono conto che le loro performance altalenanti sono pi&amp;#249; legate all'emotivit&amp;#224; che alla condizione fisica;&lt;br /&gt;
- per altri la performance ottenuta in allenamento viene raramente ripetuta in gara;&lt;br /&gt;
- altri ancora sono alla continua ricerca di strumenti per migliorarsi e pensano che lavorare sul proprio stato mentale li possa aiutare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se da un lato la psicologia dello sport suscita un interesse sempre maggiore, dall'altro alcuni sportivi associano alla parola &quot;psicologia&quot; dubbi e timori.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lo psicologo dello sport poi mi psicoanalizza&lt;/strong&gt;. La psicologia non &amp;#232; psicoanalisi, non si tratta di un intervento di indagine o di cura non richiesta e non necessaria. Si tratta di una consulenza orientata al concreto trasferimento di abilit&amp;#224; di mental training e alla loro applicazione per il miglioramento dell'attuale performance sportiva. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cambier&amp;#224; la mia personalit&amp;#224;?&lt;/strong&gt; No. Potr&amp;#224; cambiare la prospettiva con cui affronti le gare, potranno cambiare anche alcuni comportamenti ed emozioni. Una consulenza di questo tipo non ha lo scopo di creare cambiamenti &amp;#8220;profondi&amp;#8221;. Lo scopo &amp;#232; permetterti di migliorare sfruttando la &lt;strong&gt;tua&lt;/strong&gt; personalit&amp;#224;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Diventer&amp;#242; dipendente dallo psicologo dello sport?&lt;/strong&gt; Al contrario apprendere delle tecniche ti permette di renderti pi&amp;#249; autonomo rispetto alle rassicurazioni esterne. La tua performance non deve dipendere dalla presenza o assenza di altre persone (compresi motivatori, coach ecc...) altrimenti ti stai indebolendo. Naturalmente le squadre e gli atleti pi&amp;#249; importanti hanno psicologi nel loro staff ma hanno anche allenatori, medici, massaggiatori ecc..&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Se imparo queste tecniche vinco?&lt;/strong&gt; Queste tecniche non ti garantiscono di vincere ma ti possono aiutare a migliorare le tue performance. Vincere e ottenere una buona performance non sono la stessa cosa. La vittoria &amp;#232; influenzata da molteplici fattori che non dipendono da te, migliorare la tua performance invece vuol dire vincere con se stessi: questo dipende da te!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Prossimamente parler&amp;#242; di alcuni aspetti di cui si occupa la psicologia dello sport.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/&quot;&gt;Dott. Enrico Parpaglione&lt;/a&gt; psicologo a Torino&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/08/29/psicologia-sport-migliorare-performance?blog=5&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott. Enrico Parpaglione/tennis.jpg" alt="tennis" title="psicologia sport tennis" /></p>

<p>Oggi vedremo di cosa si occupa la psicologia sportiva e proveremo a sfatare alcuni miti sul suo conto.</p>

<p>Rispetto a qualche anno fa, gli atleti sono sempre pi&#249; consapevoli di quanto sia importante la componente mentale nel raggiungimento di una performance ottimale.<br />
Ogni sportivo ha sperimentato che l&#8217;allenamento fisico non &#232; sufficiente a far bene: se la mentalit&#224; non &#232; quella giusta la performance non sar&#224; eccellente!<br />
Persino i giornalisti sportivi, descrivendo le gare, usano spesso termini psicologici come &#8220;motivazione&#8221;, &#8220;convinzioni&#8221;, &#8220;emozioni&#8221; tentando di spiegare la differenza tra performance sportive pi&#249; o meno positive. </p>

<p>L&#8217;interesse degli sportivi verso la psicologia nasce, oltre che da una maggiore informazione e ricerca sul tema, anche da esperienze personali molto diverse:<br />
- alcuni atleti si rendono conto che le loro performance altalenanti sono pi&#249; legate all'emotivit&#224; che alla condizione fisica;<br />
- per altri la performance ottenuta in allenamento viene raramente ripetuta in gara;<br />
- altri ancora sono alla continua ricerca di strumenti per migliorarsi e pensano che lavorare sul proprio stato mentale li possa aiutare.</p>

<p>Se da un lato la psicologia dello sport suscita un interesse sempre maggiore, dall'altro alcuni sportivi associano alla parola "psicologia" dubbi e timori.</p>

<p><strong>Lo psicologo dello sport poi mi psicoanalizza</strong>. La psicologia non &#232; psicoanalisi, non si tratta di un intervento di indagine o di cura non richiesta e non necessaria. Si tratta di una consulenza orientata al concreto trasferimento di abilit&#224; di mental training e alla loro applicazione per il miglioramento dell'attuale performance sportiva. </p>

<p><strong>Cambier&#224; la mia personalit&#224;?</strong> No. Potr&#224; cambiare la prospettiva con cui affronti le gare, potranno cambiare anche alcuni comportamenti ed emozioni. Una consulenza di questo tipo non ha lo scopo di creare cambiamenti &#8220;profondi&#8221;. Lo scopo &#232; permetterti di migliorare sfruttando la <strong>tua</strong> personalit&#224;.</p>

<p><strong>Diventer&#242; dipendente dallo psicologo dello sport?</strong> Al contrario apprendere delle tecniche ti permette di renderti pi&#249; autonomo rispetto alle rassicurazioni esterne. La tua performance non deve dipendere dalla presenza o assenza di altre persone (compresi motivatori, coach ecc...) altrimenti ti stai indebolendo. Naturalmente le squadre e gli atleti pi&#249; importanti hanno psicologi nel loro staff ma hanno anche allenatori, medici, massaggiatori ecc..</p>

<p><strong>Se imparo queste tecniche vinco?</strong> Queste tecniche non ti garantiscono di vincere ma ti possono aiutare a migliorare le tue performance. Vincere e ottenere una buona performance non sono la stessa cosa. La vittoria &#232; influenzata da molteplici fattori che non dipendono da te, migliorare la tua performance invece vuol dire vincere con se stessi: questo dipende da te!</p>

<p>Prossimamente parler&#242; di alcuni aspetti di cui si occupa la psicologia dello sport.</p>

<p><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/">Dott. Enrico Parpaglione</a> psicologo a Torino</p>

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		</item>
				<item>
			<title>Come motivarsi ad essere vincenti nella sconfitta</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/07/06/motivarsi-essere-vincenti-nella-sconfitta?blog=5</link>
			<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 22:03:17 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Coaching</category>			<guid isPermaLink="false">217@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/rainbow12.jpg&quot; alt=&quot;arcobaleno&quot; title=&quot;arcobaleno&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nella vita, come nello sport, non esiste solo la vittoria, ma anche le sconfitte, situazioni nelle quali non riusciamo a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissi e nelle quali le nostre aspettative vengono deluse.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se osserviamo come le persone affrontano questi eventi di vita possiamo dire che: &lt;strong&gt;siamo tutti in grado di affrontare le emozioni positive legate ad una vittoria....pi&amp;#249; complicato &amp;#232; accettare le emozioni negative legate alla sconfitta!&lt;br /&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Alcune persone in seguito ad una sconfitta acquisiscono nuove strategie, nuova motivazione ed energie per ripartire alla carica. Per altre una sconfitta si trasforma nell&amp;#8217; &lt;em&gt;essere dei perdenti&lt;/em&gt;, questo le porta a demotivarsi e ad adottare un atteggiamento negativo nell'affrontare le esperienze successive.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La scelta di una risposta pi&amp;#249; o meno costruttiva a una situazione di sconfitta &amp;#232; dettata dalle nostre esperienze e dalla visione che abbiamo di noi stessi e degli altri. &lt;br /&gt;
La lente attraverso cui guardiamo il mondo, ovvero le nostre convinzioni, ci far&amp;#224; apparire una sconfitta come causata da diversi fattori sui quali abbiamo pi&amp;#249; o meno controllo e questo incider&amp;#224; sulle nostre emozioni!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Certamente nello strutturare le nostre convinzioni ha un ruolo importante l&amp;#8217;educazione che abbiamo ricevuto e il contesto sociale in cui viviamo. Tuttavia lavorando per riconoscere e modificare queste convinzioni possiamo modificare e rendere pi&amp;#249; funzionale la lente attraverso la quale valutiamo i successi e fallimenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma torniamo a quanto dicevamo in precedenza: non tutti sappiamo perdere! &lt;strong&gt;Quando qualcosa non va per il verso giusto alcuni di noi iniziano ad insultare mentalmente se stessi.&lt;/strong&gt; Ritengono che sia la cosa giusta da fare punirsi per un fallimento!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il dialogo interno (le frasi che mentalmente la persona dice a se stessa) possono variare, ma il contenuto pi&amp;#249; o meno &amp;#232; lo stesso: &lt;em&gt;&quot;se hai sbagliato non vali niente, ti devi vergognare, fai sempre brutte figure, tutto per colpa tua, non ne fai una giusta...&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se anche a te &amp;#232; capitato di parlarti in questo modo in seguito a qualcosa che non &amp;#232; andata come volevi, prova a farti la seguente domanda.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
Come motiveresti un bambino che ha perso una partita di calcio importante e a cui teneva?&lt;/strong&gt;  Immagina di vederlo triste dopo la partita, si &amp;#232; allenato tutto l&amp;#8217;anno per questo evento ma non &amp;#232; riuscito a dare il massimo e alla fine ha perso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Spesso a questa domanda le persone rispondono: ascolterei il suo disagio ma poi cercherei di ricordargli le volte in cui ha fatto bene in modo da rimotivarlo per la partita successiva.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le stesse persone che con gli altri utilizzerebbero questa strategia compassionevole e supportiva, con se stesse usano la critica e la punizione!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A volte, in verit&amp;#224;, &lt;strong&gt;un atteggiamento punitivo verso di s&amp;#232; pu&amp;#242; portare ad un aumento dell&amp;#8217;impegno, ma questo a costo di rovinare la propria autostima e il rapporto con se stessi&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Torniamo all&amp;#8217;esempio del nostro bambino che ha perso la partita e immaginiamo di andare vicino a lui con atteggiamento severo e dirgli: &amp;#8220;&lt;em&gt;sei un incapace, mi hai deluso, e io che avevo grandi aspettative su di te!&lt;/em&gt;&amp;#8221;.&lt;br /&gt;
Come si sentir&amp;#224; il bambino la prossima partita che giocher&amp;#224;? Ha tre possibilit&amp;#224;, farsi scivolare addosso la nostra affermazione (ma immaginiamo di essere una figura di riferimento per il bambino e che questo non accada), prenderla per vera oppure cercare di dimostrarci che non &amp;#232; cos&amp;#236;.&lt;br /&gt;
Se il bambino prender&amp;#224; per vera la nostra affermazione quando inizier&amp;#224; a giocare sar&amp;#224; svogliato e demotivato, magari penser&amp;#224; che sta giocando ma &amp;#232; inutile perch&amp;#232; &amp;#232; incapace.&lt;br /&gt;
Se invece cercher&amp;#224; di dimostrare che abbiamo torto giocher&amp;#224; con tutte le sue forze, ma con ansia, con la paura di essere nuovamente punito per un fallimento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ricordiamoci che la &lt;strong&gt;punizione&lt;/strong&gt; pu&amp;#242; incrementare la performance ma aumenta anche la nostra ansia da prestazione e le nostre emozioni negative oltre a ridurre l'autostima. I &lt;strong&gt;rinforzi positivi&lt;/strong&gt; (le frasi positive che ci diciamo, la compassione verso noi stessi, le ricompense che ci regaliamo ecc..), aumentano la nostra performance e il piacere di partecipare!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/&quot;&gt;Dott. Enrico Parpaglione&lt;/a&gt; psicologo a Torino&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/07/06/motivarsi-essere-vincenti-nella-sconfitta?blog=5&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/rainbow12.jpg" alt="arcobaleno" title="arcobaleno" /></p>

<p>Nella vita, come nello sport, non esiste solo la vittoria, ma anche le sconfitte, situazioni nelle quali non riusciamo a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissi e nelle quali le nostre aspettative vengono deluse.</p>

<p>Se osserviamo come le persone affrontano questi eventi di vita possiamo dire che: <strong>siamo tutti in grado di affrontare le emozioni positive legate ad una vittoria....pi&#249; complicato &#232; accettare le emozioni negative legate alla sconfitta!<br />
</strong><br />
Alcune persone in seguito ad una sconfitta acquisiscono nuove strategie, nuova motivazione ed energie per ripartire alla carica. Per altre una sconfitta si trasforma nell&#8217; <em>essere dei perdenti</em>, questo le porta a demotivarsi e ad adottare un atteggiamento negativo nell'affrontare le esperienze successive.</p>

<p>La scelta di una risposta pi&#249; o meno costruttiva a una situazione di sconfitta &#232; dettata dalle nostre esperienze e dalla visione che abbiamo di noi stessi e degli altri. <br />
La lente attraverso cui guardiamo il mondo, ovvero le nostre convinzioni, ci far&#224; apparire una sconfitta come causata da diversi fattori sui quali abbiamo pi&#249; o meno controllo e questo incider&#224; sulle nostre emozioni!</p>

<p>Certamente nello strutturare le nostre convinzioni ha un ruolo importante l&#8217;educazione che abbiamo ricevuto e il contesto sociale in cui viviamo. Tuttavia lavorando per riconoscere e modificare queste convinzioni possiamo modificare e rendere pi&#249; funzionale la lente attraverso la quale valutiamo i successi e fallimenti.</p>

<p>Ma torniamo a quanto dicevamo in precedenza: non tutti sappiamo perdere! <strong>Quando qualcosa non va per il verso giusto alcuni di noi iniziano ad insultare mentalmente se stessi.</strong> Ritengono che sia la cosa giusta da fare punirsi per un fallimento!</p>

<p>Il dialogo interno (le frasi che mentalmente la persona dice a se stessa) possono variare, ma il contenuto pi&#249; o meno &#232; lo stesso: <em>"se hai sbagliato non vali niente, ti devi vergognare, fai sempre brutte figure, tutto per colpa tua, non ne fai una giusta..."</em></p>

<p>Se anche a te &#232; capitato di parlarti in questo modo in seguito a qualcosa che non &#232; andata come volevi, prova a farti la seguente domanda.<br />
<strong><br />
Come motiveresti un bambino che ha perso una partita di calcio importante e a cui teneva?</strong>  Immagina di vederlo triste dopo la partita, si &#232; allenato tutto l&#8217;anno per questo evento ma non &#232; riuscito a dare il massimo e alla fine ha perso.</p>

<p>Spesso a questa domanda le persone rispondono: ascolterei il suo disagio ma poi cercherei di ricordargli le volte in cui ha fatto bene in modo da rimotivarlo per la partita successiva.</p>

<p>Le stesse persone che con gli altri utilizzerebbero questa strategia compassionevole e supportiva, con se stesse usano la critica e la punizione!</p>

<p>A volte, in verit&#224;, <strong>un atteggiamento punitivo verso di s&#232; pu&#242; portare ad un aumento dell&#8217;impegno, ma questo a costo di rovinare la propria autostima e il rapporto con se stessi</strong>.</p>

<p>Torniamo all&#8217;esempio del nostro bambino che ha perso la partita e immaginiamo di andare vicino a lui con atteggiamento severo e dirgli: &#8220;<em>sei un incapace, mi hai deluso, e io che avevo grandi aspettative su di te!</em>&#8221;.<br />
Come si sentir&#224; il bambino la prossima partita che giocher&#224;? Ha tre possibilit&#224;, farsi scivolare addosso la nostra affermazione (ma immaginiamo di essere una figura di riferimento per il bambino e che questo non accada), prenderla per vera oppure cercare di dimostrarci che non &#232; cos&#236;.<br />
Se il bambino prender&#224; per vera la nostra affermazione quando inizier&#224; a giocare sar&#224; svogliato e demotivato, magari penser&#224; che sta giocando ma &#232; inutile perch&#232; &#232; incapace.<br />
Se invece cercher&#224; di dimostrare che abbiamo torto giocher&#224; con tutte le sue forze, ma con ansia, con la paura di essere nuovamente punito per un fallimento.</p>

<p>Ricordiamoci che la <strong>punizione</strong> pu&#242; incrementare la performance ma aumenta anche la nostra ansia da prestazione e le nostre emozioni negative oltre a ridurre l'autostima. I <strong>rinforzi positivi</strong> (le frasi positive che ci diciamo, la compassione verso noi stessi, le ricompense che ci regaliamo ecc..), aumentano la nostra performance e il piacere di partecipare!</p>

<p><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/">Dott. Enrico Parpaglione</a> psicologo a Torino</p>

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				<item>
			<title>Libri di autoaiuto quali scegliere?</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/05/24/libri-di-autoaiuto-quali-scegliere?blog=5</link>
			<pubDate>Mon, 24 May 2010 14:14:18 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="alt">Ansia</category>
<category domain="alt">Ansia sociale</category>
<category domain="alt">Attacco di panico</category>
<category domain="alt">Ansia generalizzata</category>
<category domain="alt">Agorafobia</category>
<category domain="alt">Disturbo Ossessivo Compulsivo</category>
<category domain="alt">Depressione</category>
<category domain="main">Interventi psicologici</category>
<category domain="alt">Cognitivo-comportamentali</category>
<category domain="alt">Schemi disfunzionali</category>			<guid isPermaLink="false">216@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott. Enrico Parpaglione/mela_libri.JPG&quot; alt=&quot;mela libri&quot; title=&quot;libri di autoaiuto&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il primo passo per superare un problema psicologico &amp;#232; conoscerlo. In questo percorso un semplice libro pu&amp;#242; essere di grande aiuto.&lt;br /&gt;
Tuttavia &amp;#232; difficile selezionare i testi giusti in mezzo ad un eccesso di informazioni, non sempre pertinenti ed accurate da un punto di vista scientifico. Questo purtroppo crea confusione nelle persone e capita che problemi risolvibili (seguendo percorsi adeguati) nel giro di mesi, vengano trascinati per anni a causa di informazioni assenti o errate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Qui di seguito elenco alcuni libri di autoaiuto che si sono rivelati utili per aiutare le persone a conoscere e ad affrontare problematiche di ansia, depressione, schemi di personalit&amp;#224; disfunzionali.&lt;br /&gt;
Possono anche aiutare i parenti delle persone che soffrono di queste problematiche a supportarli efficacemente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;#8220;Vincere le ossessioni. Capire e affrontare il disturbo ossessivo compulsivo&amp;#8221;&lt;/strong&gt;. Gabriele Melli (2006) Ecomind.&lt;br /&gt;
Il DOC &amp;#232; un disturbo d&amp;#8217;ansia caratterizzato dalla presenza di pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi. Il testo di Melli ci introduce in modo graduale e concreto alla comprensione e all'apprendimento di strategie per combattere questo problema invalidante.&lt;br /&gt;
L&amp;#8217;approccio del libro &amp;#232; cognitivo comportamentale, una delle psicoterapie pi&amp;#249; efficaci e veloci per curare questa problematica. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#8220;&lt;strong&gt;Vincere l&amp;#8217;ansia per negati&lt;/strong&gt;&amp;#8221;. Elliott Charles H. - Smith Laura (2006) Mondadori&lt;br /&gt;
Un titolo ironico per un ottimo testo, tradotto dalla collana di manualistica &amp;#8220;For Dummies&amp;#8221; della casa editrice statunitense John Wiley &amp;amp; Sons.&lt;br /&gt;
Il testo &amp;#232; scritto in modo pratico e fornisce strumenti concreti per affrontare l&amp;#8217;ansia grazie a teniche cognitivo comportamentali. Un utile strumento da conservare nella propria biblioteca.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#8220;&lt;strong&gt;La depressione. Che cosa &amp;#232; e come superarla&lt;/strong&gt;&amp;#8221; (2004) Avverbi. &lt;br /&gt;
Questo testo, scritto da un team di terapeuti cognitivo comportamentali ha il pregio di trattare un tema difficile come la depressione con chiarezza e semplicit&amp;#224;. Il testo contiene inoltre alcune schede di lavoro che possono essere utili sia come supporto ad una terapia che a casa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#8220;&lt;strong&gt;La depressione bipolare&lt;/strong&gt;&amp;#8221;. Gianfranco Graus (2007) Eclipsi.&lt;br /&gt;
La depressione bipolare &amp;#232; un disturbo particolarmente insidioso caratterizzato da oscillazioni dell&amp;#8217;umore che sono per chi ne soffre fonte di profondo disagio.&lt;br /&gt;
Questo libro descrive i fattori psicologici e biologici alla base del disturbo e i tipi di trattamento attualmente disponibili.&lt;br /&gt;
Utili anche le raccomandazioni per i familiari e gli amici del paziente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#8220;&lt;strong&gt;Reinventa la tua vita&lt;/strong&gt;&amp;#8221;. Young Jeffrey, Klosko Janet (2004) Raffaello Cortina&lt;br /&gt;
Un libro molto interessante per chi sente il peso della propria storia nella vita di tutti i giorni. Gli autori ci aiutano a capire quali sono le trappole che ci tengono ancorati a schemi cognitivo-comportamentali ed emotivi passati.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/&quot;&gt;Dott. Enrico Parpaglione&lt;/a&gt; psicologo a Torino&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/05/24/libri-di-autoaiuto-quali-scegliere?blog=5&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott. Enrico Parpaglione/mela_libri.JPG" alt="mela libri" title="libri di autoaiuto" /></p>

<p>Il primo passo per superare un problema psicologico &#232; conoscerlo. In questo percorso un semplice libro pu&#242; essere di grande aiuto.<br />
Tuttavia &#232; difficile selezionare i testi giusti in mezzo ad un eccesso di informazioni, non sempre pertinenti ed accurate da un punto di vista scientifico. Questo purtroppo crea confusione nelle persone e capita che problemi risolvibili (seguendo percorsi adeguati) nel giro di mesi, vengano trascinati per anni a causa di informazioni assenti o errate.</p>

<p>Qui di seguito elenco alcuni libri di autoaiuto che si sono rivelati utili per aiutare le persone a conoscere e ad affrontare problematiche di ansia, depressione, schemi di personalit&#224; disfunzionali.<br />
Possono anche aiutare i parenti delle persone che soffrono di queste problematiche a supportarli efficacemente.</p>

<p><strong>&#8220;Vincere le ossessioni. Capire e affrontare il disturbo ossessivo compulsivo&#8221;</strong>. Gabriele Melli (2006) Ecomind.<br />
Il DOC &#232; un disturbo d&#8217;ansia caratterizzato dalla presenza di pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi. Il testo di Melli ci introduce in modo graduale e concreto alla comprensione e all'apprendimento di strategie per combattere questo problema invalidante.<br />
L&#8217;approccio del libro &#232; cognitivo comportamentale, una delle psicoterapie pi&#249; efficaci e veloci per curare questa problematica. </p>

<p>&#8220;<strong>Vincere l&#8217;ansia per negati</strong>&#8221;. Elliott Charles H. - Smith Laura (2006) Mondadori<br />
Un titolo ironico per un ottimo testo, tradotto dalla collana di manualistica &#8220;For Dummies&#8221; della casa editrice statunitense John Wiley &amp; Sons.<br />
Il testo &#232; scritto in modo pratico e fornisce strumenti concreti per affrontare l&#8217;ansia grazie a teniche cognitivo comportamentali. Un utile strumento da conservare nella propria biblioteca.</p>

<p>&#8220;<strong>La depressione. Che cosa &#232; e come superarla</strong>&#8221; (2004) Avverbi. <br />
Questo testo, scritto da un team di terapeuti cognitivo comportamentali ha il pregio di trattare un tema difficile come la depressione con chiarezza e semplicit&#224;. Il testo contiene inoltre alcune schede di lavoro che possono essere utili sia come supporto ad una terapia che a casa.</p>

<p>&#8220;<strong>La depressione bipolare</strong>&#8221;. Gianfranco Graus (2007) Eclipsi.<br />
La depressione bipolare &#232; un disturbo particolarmente insidioso caratterizzato da oscillazioni dell&#8217;umore che sono per chi ne soffre fonte di profondo disagio.<br />
Questo libro descrive i fattori psicologici e biologici alla base del disturbo e i tipi di trattamento attualmente disponibili.<br />
Utili anche le raccomandazioni per i familiari e gli amici del paziente.</p>

<p>&#8220;<strong>Reinventa la tua vita</strong>&#8221;. Young Jeffrey, Klosko Janet (2004) Raffaello Cortina<br />
Un libro molto interessante per chi sente il peso della propria storia nella vita di tutti i giorni. Gli autori ci aiutano a capire quali sono le trappole che ci tengono ancorati a schemi cognitivo-comportamentali ed emotivi passati.</p>

<p><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/">Dott. Enrico Parpaglione</a> psicologo a Torino</p>

<p><em>Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis</em></p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/05/24/libri-di-autoaiuto-quali-scegliere?blog=5">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>La trappola della sfiducia</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/04/30/la-trappola-della-sfiducia?blog=5</link>
			<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 18:42:05 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Schemi disfunzionali</category>			<guid isPermaLink="false">215@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/sabbia1.JPG&quot; alt=&quot;fiducia&quot; title=&quot;fiducia&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nutrire un sentimento di fiducia verso gli altri &amp;#232; un prerequisito fondamentale per creare relazioni sane e soddisfacenti.&lt;br /&gt;
Se siamo &amp;#8220;fiduciosi&amp;#8221; avremo aspettative positive come: &amp;#8220;&lt;em&gt;fino a prova contraria le persone sono degne di fiducia, se ho prove concrete che una persona non lo sia, decider&amp;#242; se mantenere o meno questa relazione ma questo non cambier&amp;#224; la visione che ho degli altri&lt;/em&gt;&amp;#8221;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questa convinzione pu&amp;#242; essere vantaggiosa, infatti se diamo fiducia alle altre persone e ci relazioniamo con autenticit&amp;#224; e senza difese, sar&amp;#224; pi&amp;#249; probabile che agiscano tenendo conto dei nostri bisogni.&lt;br /&gt;
L'aspettativa positiva, per essere utile, deve per&amp;#242; essere flessibile, ovvero dobbiamo essere in grado di modificarla a seconda delle persone che abbiamo davanti, altrimenti rischiamo di diventare ingenui!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una persona che in modo naturale, nel corso della sua et&amp;#224; adulta nutre aspettative positive nei confronti degli altri ha di solito avuto nel corso della sua infanzia e adolescenza un &amp;#8220;bilancio in attivo&amp;#8221; tra esperienze positive e negative nei rapporti con le altre persone.&lt;br /&gt;
Questo non significa che non abbia avuto esperienze relazionali &amp;#8220;negative&amp;#8221;, significa piuttosto che la quantit&amp;#224; e qualit&amp;#224; delle esperienze positive lo ha aiutato a non attribuire un valore negativo alle relazioni con gli altri.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le persone che al contrario hanno difficolt&amp;#224; a fidarsi degli altri, nel corso della loro infanzia e adolescenza hanno vissuto condizioni di abbandono, abuso fisico o psicologico oppure hanno avuto figure di riferimento che mostravano atteggiamenti critici e sospettosi verso gli altri.&lt;br /&gt;
Se non abbiamo fiducia negli altri penseremo che &amp;#8220;&lt;em&gt;fino a prova contraria, le altre persone non sono degne di fiducia ed &amp;#232; necessario difendersi per evitare di essere danneggiati&lt;/em&gt;&amp;#8221;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Inoltre, a causa di questa convinzione avremo pi&amp;#249; difficolt&amp;#224; a creare e a mantenere i rapporti con le altre persone e tenderemo ad attuare schemi comportamentali coerenti con le nostre aspettative ed emozioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Processi cognitivi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Se sono convinto che le persone mi danneggeranno, sar&amp;#242; spesso sulla difensiva.&lt;br /&gt;
Probabilmente prover&amp;#242; a crearsi aspettative precise circa il modo in cui gli altri si dovrebbero comportare e interpreter&amp;#242; ogni comportamento non conforme ad esse come un indice di scarsa affidabilit&amp;#224; della persona.&lt;br /&gt;
Ad es. la mia aspettativa: &amp;#8220;se una persona ti ama deve essere sempre presente&amp;#8221; mi porter&amp;#224; a confermare la sfiducia verso una persona che non risponde immediatamente ad un sms.&lt;br /&gt;
L&amp;#8217;interpretazione di un segnale che pu&amp;#242; avere molti significati (nell&amp;#8217;es. la persona pu&amp;#242; essere impegnata, aver dimenticato il cellulare ecc..) come prova del fatto che la persona &amp;#8220;non &amp;#232; degna di fiducia&amp;#8221; &amp;#232; un processo cognitivo noto come inferenza arbitraria.&lt;br /&gt;
Un altro processo cognitivo che la persona pu&amp;#242; mettere in atto &amp;#232; l&amp;#8217;attenzione eccessiva alle piccole incongruenze (lapsus, versioni di un racconto leggermente diverse, dimenticanze) che le persone possono fare quando parlano di s&amp;#232;.&lt;br /&gt;
Anche in questo caso questi piccoli errori possono essere usati come prova che non ci si pu&amp;#242; fidare dell&amp;#8217;altro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Comportamenti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Quando si attiva lo schema della sfiducia la persona pu&amp;#242; assumere comportamenti ipercontrollanti oppure evitanti. Esempi di comportamenti di controllo sono: provare a richiamare pi&amp;#249; volte al telefono una persona che non ci risponde, fare domande &amp;#8220;a trabocchetto&amp;#8221; provando a cogliere in fallo l&amp;#8217;interlocutore, controllare gli spostamenti e le comunicazioni dell&amp;#8217;altra persona.&lt;br /&gt;
Altre volte la persona che non ha fiducia mette in atto un comportamento di evitamento nei confronti delle relazioni con amici o partner. In alcuni casi l&amp;#8217;evitamento &amp;#232; verso sconosciuti, ad es. se ho l&amp;#8217;aspettativa che gli altri siano aggressivi cercher&amp;#242; di evitare il contatto oculare con loro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Le emozioni&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Le emozioni che la persona prova sono di solito intense ed altalenanti: pu&amp;#242; esserci una forte rabbia nel momento in cui si sente tradita, altre volte prevalgono sentimenti depressivi o di vergogna. &lt;br /&gt;
Quando la persona intraprende i controlli pu&amp;#242; essere guidata da una forte ansia.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
Per cosa si attiva la sfiducia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
La sfiducia pu&amp;#242; essere attivata anche da situazioni molto diverse tra loro.&lt;br /&gt;
Alcune persone hanno l&amp;#8217;aspettativa che le persone con le quali hanno legami stretti le abbandoneranno (schema abbandonico).&lt;br /&gt;
Altre si aspettano che gli altri siano pronti a ingannarli e usarli e ritengono per questo di dover stare costantemente in allerta.&lt;br /&gt;
Per altri le persone sono invece critiche e la paura &amp;#232; quella di essere umiliati e derisi se ci si mostra deboli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/&quot;&gt;Dott. Enrico Parpaglione&lt;/a&gt; psicologo a Torino&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/04/30/la-trappola-della-sfiducia?blog=5&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/sabbia1.JPG" alt="fiducia" title="fiducia" /></p>

<p>Nutrire un sentimento di fiducia verso gli altri &#232; un prerequisito fondamentale per creare relazioni sane e soddisfacenti.<br />
Se siamo &#8220;fiduciosi&#8221; avremo aspettative positive come: &#8220;<em>fino a prova contraria le persone sono degne di fiducia, se ho prove concrete che una persona non lo sia, decider&#242; se mantenere o meno questa relazione ma questo non cambier&#224; la visione che ho degli altri</em>&#8221;.</p>

<p>Questa convinzione pu&#242; essere vantaggiosa, infatti se diamo fiducia alle altre persone e ci relazioniamo con autenticit&#224; e senza difese, sar&#224; pi&#249; probabile che agiscano tenendo conto dei nostri bisogni.<br />
L'aspettativa positiva, per essere utile, deve per&#242; essere flessibile, ovvero dobbiamo essere in grado di modificarla a seconda delle persone che abbiamo davanti, altrimenti rischiamo di diventare ingenui!</p>

<p>Una persona che in modo naturale, nel corso della sua et&#224; adulta nutre aspettative positive nei confronti degli altri ha di solito avuto nel corso della sua infanzia e adolescenza un &#8220;bilancio in attivo&#8221; tra esperienze positive e negative nei rapporti con le altre persone.<br />
Questo non significa che non abbia avuto esperienze relazionali &#8220;negative&#8221;, significa piuttosto che la quantit&#224; e qualit&#224; delle esperienze positive lo ha aiutato a non attribuire un valore negativo alle relazioni con gli altri.</p>

<p>Le persone che al contrario hanno difficolt&#224; a fidarsi degli altri, nel corso della loro infanzia e adolescenza hanno vissuto condizioni di abbandono, abuso fisico o psicologico oppure hanno avuto figure di riferimento che mostravano atteggiamenti critici e sospettosi verso gli altri.<br />
Se non abbiamo fiducia negli altri penseremo che &#8220;<em>fino a prova contraria, le altre persone non sono degne di fiducia ed &#232; necessario difendersi per evitare di essere danneggiati</em>&#8221;.</p>

<p>Inoltre, a causa di questa convinzione avremo pi&#249; difficolt&#224; a creare e a mantenere i rapporti con le altre persone e tenderemo ad attuare schemi comportamentali coerenti con le nostre aspettative ed emozioni.</p>

<p><strong>Processi cognitivi</strong><br />
Se sono convinto che le persone mi danneggeranno, sar&#242; spesso sulla difensiva.<br />
Probabilmente prover&#242; a crearsi aspettative precise circa il modo in cui gli altri si dovrebbero comportare e interpreter&#242; ogni comportamento non conforme ad esse come un indice di scarsa affidabilit&#224; della persona.<br />
Ad es. la mia aspettativa: &#8220;se una persona ti ama deve essere sempre presente&#8221; mi porter&#224; a confermare la sfiducia verso una persona che non risponde immediatamente ad un sms.<br />
L&#8217;interpretazione di un segnale che pu&#242; avere molti significati (nell&#8217;es. la persona pu&#242; essere impegnata, aver dimenticato il cellulare ecc..) come prova del fatto che la persona &#8220;non &#232; degna di fiducia&#8221; &#232; un processo cognitivo noto come inferenza arbitraria.<br />
Un altro processo cognitivo che la persona pu&#242; mettere in atto &#232; l&#8217;attenzione eccessiva alle piccole incongruenze (lapsus, versioni di un racconto leggermente diverse, dimenticanze) che le persone possono fare quando parlano di s&#232;.<br />
Anche in questo caso questi piccoli errori possono essere usati come prova che non ci si pu&#242; fidare dell&#8217;altro.</p>

<p><strong>Comportamenti</strong><br />
Quando si attiva lo schema della sfiducia la persona pu&#242; assumere comportamenti ipercontrollanti oppure evitanti. Esempi di comportamenti di controllo sono: provare a richiamare pi&#249; volte al telefono una persona che non ci risponde, fare domande &#8220;a trabocchetto&#8221; provando a cogliere in fallo l&#8217;interlocutore, controllare gli spostamenti e le comunicazioni dell&#8217;altra persona.<br />
Altre volte la persona che non ha fiducia mette in atto un comportamento di evitamento nei confronti delle relazioni con amici o partner. In alcuni casi l&#8217;evitamento &#232; verso sconosciuti, ad es. se ho l&#8217;aspettativa che gli altri siano aggressivi cercher&#242; di evitare il contatto oculare con loro.</p>

<p><strong>Le emozioni</strong><br />
Le emozioni che la persona prova sono di solito intense ed altalenanti: pu&#242; esserci una forte rabbia nel momento in cui si sente tradita, altre volte prevalgono sentimenti depressivi o di vergogna. <br />
Quando la persona intraprende i controlli pu&#242; essere guidata da una forte ansia.<br />
<strong><br />
Per cosa si attiva la sfiducia</strong><br />
La sfiducia pu&#242; essere attivata anche da situazioni molto diverse tra loro.<br />
Alcune persone hanno l&#8217;aspettativa che le persone con le quali hanno legami stretti le abbandoneranno (schema abbandonico).<br />
Altre si aspettano che gli altri siano pronti a ingannarli e usarli e ritengono per questo di dover stare costantemente in allerta.<br />
Per altri le persone sono invece critiche e la paura &#232; quella di essere umiliati e derisi se ci si mostra deboli.</p>

<p><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/">Dott. Enrico Parpaglione</a> psicologo a Torino</p>

<p><em>Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis</em></p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/04/30/la-trappola-della-sfiducia?blog=5">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>Quando il gioco d'azzardo diventa patologico</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/04/23/quando-il-gioco-d-azzardo-diventa-patologico?blog=5</link>
			<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 14:40:31 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Dipendenze</category>
<category domain="alt">Gioco d'azzardo</category>			<guid isPermaLink="false">213@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/gioco_azzardo.JPG&quot; alt=&quot;gioco azzardo&quot; title=&quot;gioco di azzardo&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il gioco d&amp;#8217;azzardo &amp;#232; una pratica comune e presente in molte culture. La maggior parte delle persone nel corso della propria vita partecipa a qualche forma di gioco d'azzardo ma riesce comunque a limitare la propria attivit&amp;#224; di gioco entro limiti accettabili.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In alcuni casi si assiste al contrario ad una difficolt&amp;#224; a controllare il proprio comportamento di gioco fino alla creazione di una vera e propria dipendenza con gravi conseguenze sulla propria vita relazionale e lavorativa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il DSMIV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) propone di diagnosticare &lt;strong&gt;gioco d&amp;#8217;azzardo patologico&lt;/strong&gt; quando il clinico individua almeno 5 dei seguenti &amp;#8220;sintomi&amp;#8221;:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;1) un totale assorbimento nel gioco, la persona passa il suo tempo a pensare al gioco o a rivivere mentalmente esperienze legate al gioco;&lt;br /&gt;
2) la ricerca di emozioni forti di eccitamento ed euforia attraverso il rischio affrontato nel corso del gioco, il bisogno di sottoporsi a rischi maggiori nel corso del tempo per provare le stesse sensazioni;&lt;br /&gt;
3) difficolt&amp;#224; a interrompere, controllare, ridurre il proprio comportamento di gioco;&lt;br /&gt;
4) irrequietezza o irritabilit&amp;#224; se il gioco viene interrotto;&lt;br /&gt;
5) tendenza a giocare per non sentire emozioni negative (ansia, tristezza, colpa ecc..);&lt;br /&gt;
6) tendenza a rincorrere le perdite per lunghi periodi, cercare cio&amp;#232; di recuperare i soldi persi aumentando rendendo pi&amp;#249; frequente e dispendioso il gioco;&lt;br /&gt;
7) mentire ai propri familiari, amici, conoscenti circa il proprio coinvolgimento nel gioco;&lt;br /&gt;
8) ricerca di denaro attraverso comportamenti illeciti;&lt;br /&gt;
9) mettere a repentaglio il lavoro, le relazioni, l&amp;#8217;istruzione personale;&lt;br /&gt;
10) fuggire per evitare di affrontare i problemi finanziari causati dal gioco.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nei casi in cui siano riscontrabili meno di 5 sintomi possiamo parlare di &lt;strong&gt;giocatore problematico&lt;/strong&gt;, si tratta di persone che pur non dipendendo ancora pesantemente dal gioco, tendono ad eccedere e a perdere ingenti cifre al gioco. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nella popolazione italiana la presenza di giocatori patologici &amp;#232; tra l&amp;#8217;1 e il 3%. Tra le varie tipologie di gioco si va diffondendo sempre di pi&amp;#249; il gioco da remoto, tramite la connessione ad internet.&lt;br /&gt;
Questo modalit&amp;#224; di gioco &amp;#232; particolarmente pericolosa per la facilit&amp;#224; con cui permette di accedere al gioco, per la possibilit&amp;#224; di giocare in ogni momento della giornata e per la facilit&amp;#224; con la quale si pu&amp;#242; nascondere il proprio comportamento ad amici e familiari. Prossimamente parleremo dei meccanismi psicologici alla base del gioco d&amp;#8217;azzardo patologico e delle terapie disponibili.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/&quot;&gt;Dott. Enrico Parpaglione&lt;/a&gt; psicologo a Torino&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/04/23/quando-il-gioco-d-azzardo-diventa-patologico?blog=5&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/gioco_azzardo.JPG" alt="gioco azzardo" title="gioco di azzardo" /></p>

<p>Il gioco d&#8217;azzardo &#232; una pratica comune e presente in molte culture. La maggior parte delle persone nel corso della propria vita partecipa a qualche forma di gioco d'azzardo ma riesce comunque a limitare la propria attivit&#224; di gioco entro limiti accettabili.</p>

<p>In alcuni casi si assiste al contrario ad una difficolt&#224; a controllare il proprio comportamento di gioco fino alla creazione di una vera e propria dipendenza con gravi conseguenze sulla propria vita relazionale e lavorativa.</p>

<p>Il DSMIV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) propone di diagnosticare <strong>gioco d&#8217;azzardo patologico</strong> quando il clinico individua almeno 5 dei seguenti &#8220;sintomi&#8221;:</p>

<p><em>1) un totale assorbimento nel gioco, la persona passa il suo tempo a pensare al gioco o a rivivere mentalmente esperienze legate al gioco;<br />
2) la ricerca di emozioni forti di eccitamento ed euforia attraverso il rischio affrontato nel corso del gioco, il bisogno di sottoporsi a rischi maggiori nel corso del tempo per provare le stesse sensazioni;<br />
3) difficolt&#224; a interrompere, controllare, ridurre il proprio comportamento di gioco;<br />
4) irrequietezza o irritabilit&#224; se il gioco viene interrotto;<br />
5) tendenza a giocare per non sentire emozioni negative (ansia, tristezza, colpa ecc..);<br />
6) tendenza a rincorrere le perdite per lunghi periodi, cercare cio&#232; di recuperare i soldi persi aumentando rendendo pi&#249; frequente e dispendioso il gioco;<br />
7) mentire ai propri familiari, amici, conoscenti circa il proprio coinvolgimento nel gioco;<br />
8) ricerca di denaro attraverso comportamenti illeciti;<br />
9) mettere a repentaglio il lavoro, le relazioni, l&#8217;istruzione personale;<br />
10) fuggire per evitare di affrontare i problemi finanziari causati dal gioco.</em></p>

<p>Nei casi in cui siano riscontrabili meno di 5 sintomi possiamo parlare di <strong>giocatore problematico</strong>, si tratta di persone che pur non dipendendo ancora pesantemente dal gioco, tendono ad eccedere e a perdere ingenti cifre al gioco. </p>

<p>Nella popolazione italiana la presenza di giocatori patologici &#232; tra l&#8217;1 e il 3%. Tra le varie tipologie di gioco si va diffondendo sempre di pi&#249; il gioco da remoto, tramite la connessione ad internet.<br />
Questo modalit&#224; di gioco &#232; particolarmente pericolosa per la facilit&#224; con cui permette di accedere al gioco, per la possibilit&#224; di giocare in ogni momento della giornata e per la facilit&#224; con la quale si pu&#242; nascondere il proprio comportamento ad amici e familiari. Prossimamente parleremo dei meccanismi psicologici alla base del gioco d&#8217;azzardo patologico e delle terapie disponibili.</p>

<p><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/">Dott. Enrico Parpaglione</a> psicologo a Torino</p>

<p><em>Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis</em></p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/04/23/quando-il-gioco-d-azzardo-diventa-patologico?blog=5">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>Diffusione dei disturbi psicologici e psichiatrici</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/02/27/diffusione-dei-disturbi-psicologici-e-psichiatrici?blog=5</link>
			<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 16:02:08 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="alt">Ansia</category>
<category domain="alt">Ansia sociale</category>
<category domain="alt">Attacco di panico</category>
<category domain="alt">Ansia generalizzata</category>
<category domain="alt">Agorafobia</category>
<category domain="alt">Disturbo Ossessivo Compulsivo</category>
<category domain="alt">Disturbi dell'umore</category>
<category domain="alt">Depressione</category>
<category domain="main">Cognitivo-comportamentali</category>
<category domain="alt">Fobia specifica</category>
<category domain="alt">Disturbo post traumatico da stress</category>			<guid isPermaLink="false">212@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/desert1.jpg&quot; alt=&quot;deserto&quot; title=&quot;deserto&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Spesso chi soffre di una problematica psicologica si considera diverso dagli altri e pensa che il suo disagio sia qualcosa da nascondere e di cui vergognarsi. Purtroppo &lt;strong&gt;nascondere il proprio malessere pu&amp;#242; diventare ulteriore motivo di sofferenza&lt;/strong&gt;, puoi infatti portare ad isolarsi dalle altre persone e a evitare di chiedere aiuto.&lt;br /&gt;
Condizioni per le quali esistono &lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/2008/05/01/efficacia-dei-trattamenti-per-la-salute-mentale?blog=5&quot;&gt;trattamenti efficaci&lt;/a&gt; potrebbero cronicizzarsi e diventare pi&amp;#249; complesse da risolvere.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Di seguito cercheremo di sfatare il &lt;strong&gt;&quot;mito dell'isolamento&quot;&lt;/strong&gt; (&quot;solo io ho questi problemi, nessuno mi pu&amp;#242; comprendere&quot;) che talvolta affligge chi soffre di problematiche psicologiche. Riportiamo i dati forniti dal governo americano circa la diffusione nell'arco di un anno del disagio mentale.&lt;br /&gt;
I dati sono ricavati da un campione nordamericano ma sono comunque indicativi del fenomeno: &lt;strong&gt;1 persona su 5 ogni anno soffre di problematiche psicologiche o psichiatriche&lt;/strong&gt;. La maggior parte soffre di disturbi d'ansia o depressione, problematiche che sono trattabili efficacemente con terapia cognitivo-comportamentale e farmacologica.&lt;br /&gt;
Vista la portata del problema sarebbe auspicabile che il Servizio Pubblico investisse su terapie psicologiche efficaci come &lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/ansia-depressione-inghilterra-terapia-cognitivo-comportamentale-servizio-pubblico-1&quot;&gt;sta avvenendo in Inghilterra&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Migliore Stima della prevalenza in un anno, percentuali basate su ECA(Epidemiologic Catchment Area) e NCS (National Comorbidity Study) con un campione di et&amp;#224; tra i 18 e i 54 anni. (I disturbi legati alle dipendenze non sono stati inclusi nell'indagine).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
Fonte: &lt;a href=&quot;http://www.surgeongeneral.gov/&quot;&gt;http://www.surgeongeneral.gov/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
------------------------------------------------------------------&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Qualunque Disturbo D&amp;#8217;Ansia 16.4%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Fobia Semplice 8.3%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Fobia Sociale 2.0%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Agorafobia 4.9%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Disturbo d&amp;#8217;Ansia Generalizzata 3.4%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Disturbo di Panico 1.6%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Disturbo Ossessivo Compulsivo 2.4%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Disturbo Post Traumatico da Stress 3.6%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;--------------------------------------------------------------------&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Qualunque disturbo dell'umore 7.1%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Episodio di depressione maggiore 6.5%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Depressione Maggiore Unipolare 5.3%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Distimia 1.6 %&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Disturbo Bipolare I 1.1 %&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Bipolar II 0.6 %&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;--------------------------------------------------------------------&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Schizofrenia 1.3%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Psicosi non affettiva 0.2%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Somatizzazione 0.2%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Disturbo di Personalit&amp;#224; Antisociale 2.1%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Anorexia Nervosa 0.1%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Grave disfunzione cognitiva 1.2%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;-------------------------------------------------------------------&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Qualunque disturbo 21.0%&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;-------------------------------------------------------------------&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/&quot;&gt;Dott. Enrico Parpaglione&lt;/a&gt; psicologo a Torino&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/02/27/diffusione-dei-disturbi-psicologici-e-psichiatrici?blog=5&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/desert1.jpg" alt="deserto" title="deserto" /></p>

<p>Spesso chi soffre di una problematica psicologica si considera diverso dagli altri e pensa che il suo disagio sia qualcosa da nascondere e di cui vergognarsi. Purtroppo <strong>nascondere il proprio malessere pu&#242; diventare ulteriore motivo di sofferenza</strong>, puoi infatti portare ad isolarsi dalle altre persone e a evitare di chiedere aiuto.<br />
Condizioni per le quali esistono <a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/2008/05/01/efficacia-dei-trattamenti-per-la-salute-mentale?blog=5">trattamenti efficaci</a> potrebbero cronicizzarsi e diventare pi&#249; complesse da risolvere.</p>

<p>Di seguito cercheremo di sfatare il <strong>"mito dell'isolamento"</strong> ("solo io ho questi problemi, nessuno mi pu&#242; comprendere") che talvolta affligge chi soffre di problematiche psicologiche. Riportiamo i dati forniti dal governo americano circa la diffusione nell'arco di un anno del disagio mentale.<br />
I dati sono ricavati da un campione nordamericano ma sono comunque indicativi del fenomeno: <strong>1 persona su 5 ogni anno soffre di problematiche psicologiche o psichiatriche</strong>. La maggior parte soffre di disturbi d'ansia o depressione, problematiche che sono trattabili efficacemente con terapia cognitivo-comportamentale e farmacologica.<br />
Vista la portata del problema sarebbe auspicabile che il Servizio Pubblico investisse su terapie psicologiche efficaci come <a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/notizie/ansia-depressione-inghilterra-terapia-cognitivo-comportamentale-servizio-pubblico-1">sta avvenendo in Inghilterra</a>.</p>

<p><em>Migliore Stima della prevalenza in un anno, percentuali basate su ECA(Epidemiologic Catchment Area) e NCS (National Comorbidity Study) con un campione di et&#224; tra i 18 e i 54 anni. (I disturbi legati alle dipendenze non sono stati inclusi nell'indagine).</em><br />
Fonte: <a href="http://www.surgeongeneral.gov/">http://www.surgeongeneral.gov/</a><br />
------------------------------------------------------------------</p>
<ul><li>Qualunque Disturbo D&#8217;Ansia 16.4%</li></ul>
<ul><li>Fobia Semplice 8.3%</li></ul>
<ul><li>Fobia Sociale 2.0%</li></ul>
<ul><li>Agorafobia 4.9%</li></ul>
<ul><li>Disturbo d&#8217;Ansia Generalizzata 3.4%</li></ul>
<ul><li>Disturbo di Panico 1.6%</li></ul>
<ul><li>Disturbo Ossessivo Compulsivo 2.4%</li></ul>
<ul><li>Disturbo Post Traumatico da Stress 3.6%</li></ul>
<p>--------------------------------------------------------------------</p>
<ul><li>Qualunque disturbo dell'umore 7.1%</li></ul>
<ul><li>Episodio di depressione maggiore 6.5%</li></ul>
<ul><li>Depressione Maggiore Unipolare 5.3%</li></ul>
<ul><li>Distimia 1.6 %</li></ul>
<ul><li>Disturbo Bipolare I 1.1 %</li></ul>
<ul><li>Bipolar II 0.6 %</li></ul>
<p>--------------------------------------------------------------------</p>
<ul><li>Schizofrenia 1.3%</li></ul>
<ul><li>Psicosi non affettiva 0.2%</li></ul>
<ul><li>Somatizzazione 0.2%</li></ul>
<ul><li>Disturbo di Personalit&#224; Antisociale 2.1%</li></ul>
<ul><li>Anorexia Nervosa 0.1%</li></ul>
<ul><li>Grave disfunzione cognitiva 1.2%</li></ul>
<p>-------------------------------------------------------------------</p>
<ul><li>Qualunque disturbo 21.0%</li></ul>
<p>-------------------------------------------------------------------</p>

<p><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/">Dott. Enrico Parpaglione</a> psicologo a Torino</p>

<p><em>Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis</em></p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/02/27/diffusione-dei-disturbi-psicologici-e-psichiatrici?blog=5">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/02/27/diffusione-dei-disturbi-psicologici-e-psichiatrici?blog=5#comments</comments>
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		</item>
				<item>
			<title>La trappola della procrastinazione</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/02/13/la-trappola-della-procrastinazione?blog=5</link>
			<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 19:34:29 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="alt">Interventi psicologici</category>
<category domain="main">Schemi disfunzionali</category>			<guid isPermaLink="false">208@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/neve.jpg&quot; alt=&quot;neve&quot; title=&quot;procrastinazione&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Gianni &amp;#232; impiegato in un&amp;#8217;azienda del settore informatico. Il capo gli ha chiesto di svolgere un lavoro particolarmente ripetitivo e noioso.&lt;br /&gt;
Gianni ne sta rimandando lo svolgimento, &amp;#232; passata una settimana e ancora non ha iniziato il compito assegnatogli. Il capo gli chiede un colloquio e Gianni inizia a provare ansia, la sua mente &amp;#232; piena di pensieri: &amp;#8220;e se &amp;#232; arrabbiato perch&amp;#232; non ho ancora iniziato? Come posso giustificare la cosa?&amp;#8221;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oggi parler&amp;#242; dell&amp;#8217;abitudine alla procrastinazione, ovvero della tendenza a &lt;strong&gt;ritardare volontariamente lo svolgimento di compiti e attivit&amp;#224;&lt;/strong&gt; che sappiamo di dover completare.&lt;br /&gt;
Come abbiamo visto nell&amp;#8217;esempio di Gianni, la procrastinazione &amp;#232; spesso dovuta ad &lt;strong&gt;emozioni negative&lt;/strong&gt; associate all&amp;#8217;attivit&amp;#224; da portare a termine ed &amp;#232; accompagnata da &lt;strong&gt;autogiustificazioni&lt;/strong&gt; come: &amp;#8220;&lt;em&gt;ora non &amp;#232; il momento, lo far&amp;#242; quando sar&amp;#242; pi&amp;#249; tranquillo, lo faccio domani, tanto non c&amp;#8217;&amp;#232; fretta&amp;#8221;&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;
La procrastinazione pu&amp;#242; avvenire in diversi ambiti della nostra vita, sul lavoro, nelle relazioni, nella cura di noi stessi.&lt;br /&gt;
Tavolta infatti rimandiamo anche la richiesta di aiuto per una problematica fisica o psicologica, forse perch&amp;#232; abbiamo una concezione negativa del &amp;#8220;chiedere aiuto&amp;#8221; oppure perch&amp;#232; temiamo che ci vengano date notizie spiacevoli.&lt;br /&gt;
In ogni caso non facciamo altro che rimandare un problema che potrebbe diventare pi&amp;#249; difficile da gestire e urgente in seguito.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questa considerazione vale per la maggior parte dei problemi che ci troviamo ad affrontare o dei compiti che dobbiamo svolgere.&lt;br /&gt;
Un problema o compito non affrontato per tempo tende di solito a diventare pi&amp;#249; ostico sia da un punto di vista oggettivo che soggettivo:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#8226; &lt;strong&gt;Oggettivo&lt;/strong&gt;: ad es. non paghiamo una multa per tempo e ci arrivano ulteriori sanzioni per il ritardo; se non contattiamo un cliente al momento giusto potrebbe rivolgersi a un altro fornitore.&lt;br /&gt;
&amp;#8226; &lt;strong&gt;Soggettivo&lt;/strong&gt;: se evitiamo di telefonare a una persona perch&amp;#232; proviamo disagio, quando penseremo che &amp;#232; ora di chiamarla proveremo ancora pi&amp;#249; disagio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vediamo ora  quali sono le motivazioni  pi&amp;#249; diffuse che spingono le persone a procrastinare:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#8226; &lt;strong&gt;Eccesso di pianificazione e di perfezionismo&lt;/strong&gt;. Se rimaniamo troppo sull&amp;#8217;analisi e pianificazione di un problema e aspettiamo che le condizioni siano perfette per agire non agiremo mai. In questo caso la persona rimanda il compito o la gestione del problema perch&amp;#232; continua a perfezionare il suo progetto anche se &amp;#232; sufficientemente completo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#8226; &lt;strong&gt;Timore di disturbare le altre persone o del giudizio&lt;/strong&gt;. Alcune persone hanno l&amp;#8217;aspettativa di infastidire le altre persone e questo pu&amp;#242; portarle a procrastinare i compiti nei quali sia necessaria l'interazione sociale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#8226; &lt;strong&gt;Ricerca di sensazioni forti.&lt;/strong&gt; Alcune persone sono sempre alla ricerca di emozioni forti e sono attirate dalla sensazione adrenalinica di essere sul filo del rasoio. &lt;br /&gt;
Questa modalit&amp;#224; di gestire i problemi a lungo termine crea stress psicofisico nella persona e in chi gli sta intorno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#8226; &lt;strong&gt;Noia&lt;/strong&gt;. Alcune persone hanno una scarsa tolleranza alla frustrazione e cercano di evitare attivit&amp;#224; particolarmente onerose o ripetitive.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#8226; &lt;strong&gt;Ostilit&amp;#224;&lt;/strong&gt;. Procrastinare un certo compito in alcuni casi pu&amp;#242; essere un messaggio ostile verso chi ce l&amp;#8217;ha richiesto, verso chi ne beficier&amp;#224; o verso il compito stesso.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per affrontare la procrastinazione dobbiamo per prima cosa comprendere quando e come inganniamo noi stessi. Identificare le autogiustificazioni che utilizziamo e le reali motivitazioni per cui ritardiamo un compito ci pu&amp;#242; essere d' aiuto per modificare il nostro comportamento e le nostre strategie di lavoro.&lt;br /&gt;
In alcuni casi sar&amp;#224; utile intervenire non solo sul nostro modo di affrontare i problemi e i compiti ma anche su come gestiamo le nostre emozioni rispetto ad essi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/&quot;&gt;Dott. Enrico Parpaglione&lt;/a&gt; psicologo a Torino&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/02/13/la-trappola-della-procrastinazione?blog=5&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/media/blogs/Dott.%20Enrico%20Parpaglione/neve.jpg" alt="neve" title="procrastinazione" /></p>

<p><em>Gianni &#232; impiegato in un&#8217;azienda del settore informatico. Il capo gli ha chiesto di svolgere un lavoro particolarmente ripetitivo e noioso.<br />
Gianni ne sta rimandando lo svolgimento, &#232; passata una settimana e ancora non ha iniziato il compito assegnatogli. Il capo gli chiede un colloquio e Gianni inizia a provare ansia, la sua mente &#232; piena di pensieri: &#8220;e se &#232; arrabbiato perch&#232; non ho ancora iniziato? Come posso giustificare la cosa?&#8221;</em></p>

<p>Oggi parler&#242; dell&#8217;abitudine alla procrastinazione, ovvero della tendenza a <strong>ritardare volontariamente lo svolgimento di compiti e attivit&#224;</strong> che sappiamo di dover completare.<br />
Come abbiamo visto nell&#8217;esempio di Gianni, la procrastinazione &#232; spesso dovuta ad <strong>emozioni negative</strong> associate all&#8217;attivit&#224; da portare a termine ed &#232; accompagnata da <strong>autogiustificazioni</strong> come: &#8220;<em>ora non &#232; il momento, lo far&#242; quando sar&#242; pi&#249; tranquillo, lo faccio domani, tanto non c&#8217;&#232; fretta&#8221;</em>.<br />
La procrastinazione pu&#242; avvenire in diversi ambiti della nostra vita, sul lavoro, nelle relazioni, nella cura di noi stessi.<br />
Tavolta infatti rimandiamo anche la richiesta di aiuto per una problematica fisica o psicologica, forse perch&#232; abbiamo una concezione negativa del &#8220;chiedere aiuto&#8221; oppure perch&#232; temiamo che ci vengano date notizie spiacevoli.<br />
In ogni caso non facciamo altro che rimandare un problema che potrebbe diventare pi&#249; difficile da gestire e urgente in seguito.</p>

<p>Questa considerazione vale per la maggior parte dei problemi che ci troviamo ad affrontare o dei compiti che dobbiamo svolgere.<br />
Un problema o compito non affrontato per tempo tende di solito a diventare pi&#249; ostico sia da un punto di vista oggettivo che soggettivo:</p>

<p>&#8226; <strong>Oggettivo</strong>: ad es. non paghiamo una multa per tempo e ci arrivano ulteriori sanzioni per il ritardo; se non contattiamo un cliente al momento giusto potrebbe rivolgersi a un altro fornitore.<br />
&#8226; <strong>Soggettivo</strong>: se evitiamo di telefonare a una persona perch&#232; proviamo disagio, quando penseremo che &#232; ora di chiamarla proveremo ancora pi&#249; disagio.</p>

<p>Vediamo ora  quali sono le motivazioni  pi&#249; diffuse che spingono le persone a procrastinare:</p>

<p>&#8226; <strong>Eccesso di pianificazione e di perfezionismo</strong>. Se rimaniamo troppo sull&#8217;analisi e pianificazione di un problema e aspettiamo che le condizioni siano perfette per agire non agiremo mai. In questo caso la persona rimanda il compito o la gestione del problema perch&#232; continua a perfezionare il suo progetto anche se &#232; sufficientemente completo.</p>

<p>&#8226; <strong>Timore di disturbare le altre persone o del giudizio</strong>. Alcune persone hanno l&#8217;aspettativa di infastidire le altre persone e questo pu&#242; portarle a procrastinare i compiti nei quali sia necessaria l'interazione sociale.</p>

<p>&#8226; <strong>Ricerca di sensazioni forti.</strong> Alcune persone sono sempre alla ricerca di emozioni forti e sono attirate dalla sensazione adrenalinica di essere sul filo del rasoio. <br />
Questa modalit&#224; di gestire i problemi a lungo termine crea stress psicofisico nella persona e in chi gli sta intorno.</p>

<p>&#8226; <strong>Noia</strong>. Alcune persone hanno una scarsa tolleranza alla frustrazione e cercano di evitare attivit&#224; particolarmente onerose o ripetitive.</p>

<p>&#8226; <strong>Ostilit&#224;</strong>. Procrastinare un certo compito in alcuni casi pu&#242; essere un messaggio ostile verso chi ce l&#8217;ha richiesto, verso chi ne beficier&#224; o verso il compito stesso.</p>


<p>Per affrontare la procrastinazione dobbiamo per prima cosa comprendere quando e come inganniamo noi stessi. Identificare le autogiustificazioni che utilizziamo e le reali motivitazioni per cui ritardiamo un compito ci pu&#242; essere d' aiuto per modificare il nostro comportamento e le nostre strategie di lavoro.<br />
In alcuni casi sar&#224; utile intervenire non solo sul nostro modo di affrontare i problemi e i compiti ma anche su come gestiamo le nostre emozioni rispetto ad essi.</p>

<p><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/">Dott. Enrico Parpaglione</a> psicologo a Torino</p>

<p><em>Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis</em></p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/02/13/la-trappola-della-procrastinazione?blog=5">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/02/13/la-trappola-della-procrastinazione?blog=5#comments</comments>
			<wfw:commentRss>http://www.psicologo.torino.it/index.php?blog=5&#38;tempskin=_rss2&#38;disp=comments&#38;p=208</wfw:commentRss>
		</item>
				<item>
			<title>Conoscere e potenziare la nostra capacit&#224; immaginativa</title>
			<link>http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/01/17/potenziare_capacita_immaginativa?blog=5</link>
			<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:47:54 +0000</pubDate>			<dc:creator>admin</dc:creator>
			<category domain="main">Coaching</category>			<guid isPermaLink="false">207@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.psicologo.torino.it/immagine.jpg&quot; alt=&quot;immaginazione&quot; title=&quot;immaginazione&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oggi parler&amp;#242; dell&amp;#8217;immaginazione, uno strumento che pu&amp;#242; essere utilizzato in ambito psicologico e psicoterapeutico per promuovere la crescita personale e professionale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Possiamo immaginare la nostra mente come un &lt;strong&gt;simulatore della realt&amp;#224;&lt;/strong&gt;, da un lato la realt&amp;#224; che conosciamo &amp;#232; sempre una costruzione della nostra mente, dall&amp;#8217;altro la nostra mente pu&amp;#242; essere utilizzata per creare una realt&amp;#224; che ancora non c&amp;#8217;&amp;#232; o che c&amp;#8217;&amp;#232; gi&amp;#224; stata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se abbiamo a disposizione uno strumento cos&amp;#236; potente per simulare la realt&amp;#224; e per prepararci ad essa, perch&amp;#232; non utilizzarlo? I bambini usano spesso l&amp;#8217;immaginazione, per inventare nuove soluzioni ed elaborare le emozioni. &lt;br /&gt;
Negli adulti, invece, il ragionamento razionale viene sovrautilizzato a discapito della fantasia ed immaginazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Talvolta, tra gli adulti l&amp;#8217;immaginazione viene anche vista negativamente: in realt&amp;#224; &lt;strong&gt;pu&amp;#242; risultare problematica solo se usata per fuggire dai problemi piuttosto che come strumento per adattarsi all&amp;#8217;ambiente.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per chiarire questo importante punto facciamo alcuni esempi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Mario ha un problema sul lavoro, ha timore di non essere in grado di affrontarli, fantastica che i problemi non ci siano. Questo porta a un peggioramento della situazione.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
In questo caso Mario ha utilizzato inconsapevolmente la fuga nella fantasia per non affrontare la sua paura di non farcela.&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;&lt;br /&gt;
Gianni ha un problema sul lavoro, ne prende coscienza e sfrutta l&amp;#8217;immaginazione per visualizzare possibili soluzioni.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
Anche Gianni ha usato l&amp;#8217;immaginazione, ma l&amp;#8217;ha fatto in modo consapevole e orientato ad affrontare in modo appropriato la situazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Capita spesso di incontrare persone che, pur avendo notevoli capacit&amp;#224; immaginative, non sono in grado di sfruttarle adeguatamente.&lt;br /&gt;
A volte, anzi, questo loro &lt;strong&gt;&amp;#8220;potere&amp;#8221; fuori controllo&lt;/strong&gt; risulta problematico! Per esempio se arrivano loro immagine catastrofiche ricche di particolari queste possono bloccare la loro capacit&amp;#224; di azione.&lt;br /&gt;
Talvolta il problema non &amp;#232; l&amp;#8217;incapacit&amp;#224; a immaginare ma la difficolt&amp;#224; a sfruttare questa abilit&amp;#224; a proprio vantaggio!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Vediamo in cosa ci possono essere utili le tecniche immaginative&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt;
- Miglioramento della performance&lt;br /&gt;
- Gestione emozionale&lt;br /&gt;
- Memotecniche&lt;br /&gt;
- Superare le paure&lt;br /&gt;
- Autostima/Autoefficacia&lt;br /&gt;
- Problem Solving/Decision Making&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
E in quali ambiti:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
- Personale e relazionale&lt;br /&gt;
- Lavorativo&lt;br /&gt;
- Sportivo&lt;br /&gt;
- Formativo&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cosa possiamo fare se non riusciamo a immaginare?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
L&amp;#8217;abilit&amp;#224; immaginativa pu&amp;#242; essere migliorata anche in persone che non sono solite usare l&amp;#8217;immaginazione.&lt;br /&gt;
Vediamo una esercizione per mettere alla prova le nostre abilit&amp;#224; immaginative che ci permettera anche di toglierne un po&amp;#8217; di ruggine dalla nostra mente se &amp;#232; tanto tempo che non la sfruttiamo a tale scopo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;1) Scegliamo un oggetto di piccole dimensioni nei paraggi e osserviamolo per dieci secondi;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;2) Chiudiamo gli occhi e proviamo a ricrearlo nella nostra mente;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;3) Proviamo a manipolare l&amp;#8217;immagine creata nella nostra mente come se avessimo a disposizione un telecomando, modificando la messa a fuoco, la grandezza, la luminosit&amp;#224;. Concludiamo queste modifiche quando l&amp;#8217;immagine ci sembra di nostro gradimento;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;4) Riapriamo gli occhi e riconsideriamo l&amp;#8217;oggetto reale, questa volta possiamo prenderlo in mano, toccarlo, sentirne la forma liscia o spigolosa. Possiamo inoltre scuoterlo, sentirne il peso e i rumori che produce se lo battiamo sulla nostra mano. Questa volta osserviamolo anche da diverse angolazioni per avere ulteriori dettagli da inserire nella nostra immagine;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;5) Chiudiamo chi occhi e rendiamo la nostra immagine pi&amp;#249; dettagliata e tridimensionale aggiungendo all'immagine le nuove caratteristiche osservate;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;6) Osserviamo bene l&amp;#8217;immagine valutiamo la nostra abilit&amp;#224; immaginativa e infine riapriamo gli occhi ringraziando la nostra mente per averci permesso di provarne le potenzialit&amp;#224;;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/&quot;&gt;Dott. Enrico Parpaglione&lt;/a&gt; psicologo a Torino&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Puoi condividere l'articolo cliccando su Sharethis&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://www.psicologo.torino.it/index.php/2010/01/17/potenziare_capacita_immaginativa?blog=5&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologo.torino.it/immagine.jpg" alt="immaginazione" title="immaginazione" /></p>

<p>Oggi parler&#242; dell&#8217;immaginazione, uno strumento che pu&#242; essere utilizzato in ambito psicologico e psicoterapeutico per promuovere la crescita personale e professionale.</p>

<p>Possiamo immaginare la nostra mente come un <strong>simulatore della realt&#224;</strong>, da un lato la realt&#224; che conosciamo &#232; sempre una costruzione della nostra mente, dall&#8217;altro la nostra mente pu&#242; essere utilizzata per creare una realt&#224; che ancora non c&#8217;&#232; o che c&#8217;&#232; gi&#224; stata.</p>

<p>Se abbiamo a disposizione uno strumento cos&#236; potente per simulare la realt&#224; e per prepararci ad essa, perch&#232; non utilizzarlo? I bambini usano spesso l&#8217;immaginazione, per inventare nuove soluzioni ed elaborare le emozioni. <br />
Negli adulti, invece, il ragionamento razionale viene sovrautilizzato a discapito della fantasia ed immaginazione.</p>

<p>Talvolta, tra gli adulti l&#8217;immaginazione viene anche vista negativamente: in realt&#224; <strong>pu&#242; risultare problematica solo se usata per fuggire dai problemi piuttosto che come strumento per adattarsi all&#8217;ambiente.</strong></p>

<p>Per chiarire questo importante punto facciamo alcuni esempi.</p>

<p><em>Mario ha un problema sul lavoro, ha timore di non essere in grado di affrontarli, fantastica che i problemi non ci siano. Questo porta a un peggioramento della situazione.</em><br />
In questo caso Mario ha utilizzato inconsapevolmente la fuga nella fantasia per non affrontare la sua paura di non farcela.<br />
<em><br />
Gianni ha un problema sul lavoro, ne prende coscienza e sfrutta l&#8217;immaginazione per visualizzare possibili soluzioni.</em><br />
Anche Gianni ha usato l&#8217;immaginazione, ma l&#8217;ha fatto in modo consapevole e orientato ad affrontare in modo appropriato la situazione.</p>

<p>Capita spesso di incontrare persone che, pur avendo notevoli capacit&#224; immaginative, non sono in grado di sfruttarle adeguatamente.<br />
A volte, anzi, questo loro <strong>&#8220;potere&#8221; fuori controllo</strong> risulta problematico! Per esempio se arrivano loro immagine catastrofiche ricche di particolari queste possono bloccare la loro capacit&#224; di azione.<br />
Talvolta il problema non &#232; l&#8217;incapacit&#224; a immaginare ma la difficolt&#224; a sfruttare questa abilit&#224; a proprio vantaggio!</p>

<p><strong>Vediamo in cosa ci possono essere utili le tecniche immaginative</strong>:<br />
- Miglioramento della performance<br />
- Gestione emozionale<br />
- Memotecniche<br />
- Superare le paure<br />
- Autostima/Autoefficacia<br />
- Problem Solving/Decision Making<br />
<strong><br />
E in quali ambiti:</strong><br />
- Personale e relazionale<br />
- Lavorativo<br />
- Sportivo<br />
- Formativo</p>

<p><strong>Cosa possiamo fare se non riusciamo a immaginare?</strong><br />
L&#8217;abilit&#224; immaginativa pu&#242; essere migliorata anche in persone che non sono solite usare l&#8217;immaginazione.<br />
Vediamo una esercizione per mettere alla prova le nostre abilit&#224; immaginative che ci permettera anche di toglierne un po&#8217; di ruggine dalla nostra mente se &#232; tanto tempo che non la sfruttiamo a tale scopo.</p>

<p>1) Scegliamo un oggetto di piccole dimensioni nei paraggi e osserviamolo per dieci secondi;</p>

<p>2) Chiudiamo gli occhi e proviamo a ricrearlo nella nostra mente;</p>

<p>3) Proviamo a manipolare l&#8217;immagine creata nella nostra mente come se avessimo a disposizione un telecomando, modificando la messa a fuoco, la grandezza, la luminosit&#224;. Concludiamo queste modifiche quando l&#8217;immagine ci sembra di nostro gradimento;</p>

<p>4) Riapriamo gli occhi e riconsideriamo l&#8217;oggetto reale, questa volta possiamo prenderlo in mano, toccarlo, sentirne la forma liscia o spigolosa. Possiamo inoltre scuoterlo, sentirne il peso e i rumori che produce se lo battiamo sulla nostra mano. Questa volta osserviamolo anche da diverse angolazioni per avere ulteriori dettagli da inserire nella nostra immagine;</p>

<p>5) Chiudiamo chi occhi e rendiamo la nostra immagine pi&#249; dettagliata e tridimensionale aggiungendo all'immagine le nuove caratteristiche osservate;</p>

<p>6) Osserviamo bene l&#8217;immagine valutiamo la nostra abilit&#224; immaginativa e infine riapriamo gli occhi ringraziando la nostra mente per averci permesso di provarne le potenzialit&#224;;</p>

<p><a href="http://www.psicologo.torino.it/index.php/studiopsicologia/">Dott. Enrico Parpaglione</a> psicologo a Torino</p>

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