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		<title>Dott. Enrico Parpaglione - Ultimi Commentiin Conoscere e gestire la rabbia</title>
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			<title>admin [Membro] in risposta a: Conoscere e gestire la rabbia</title>
			<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 10:45:46 +0000</pubDate>
			<dc:creator><span class="login user nowrap" rel="bubbletip_user_1"><span class="identity_link_username">admin</span></span> <span class="bUser-member-tag">[Membro]</span></dc:creator>
			<guid isPermaLink="false">c1359@http://www.psicologo.torino.it/</guid>
			<description>&lt;p&gt;La ringrazio per la domanda molto interessante e stimolante. Mi sono interessato alle pratiche utilizzate nel buddismo zen grazie all&amp;#8217;ACT, una terapia che ha ampliato e modificato la terapia cognitivo comportamentale implementando tra l&amp;#8217;altro l&amp;#8217;utilizzo della presenza mentale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La presenza mentale non è sinonimo di repressione o negazione, dovrebbe invece essere il contrario: consapevolezza di quanto accade in un particolare momento fuori e dentro di noi senza voler reprimere o eliminare alcuna percezione, pensiero o emozione.&lt;br /&gt;
Senza dubbio nella presenza mentale, rimanendo sul presente, si lasciano scorrere emozioni, pensieri, sensazioni ma ci si dà la possibilità di sperimentare tutto senza attaccarsi a nulla.&lt;br /&gt;
Possiamo immaginare la presenza mentale come lo stare in riva a un fiume a osservare tutto quello che passa, mentre nella repressione proviamo a costruire una diga che blocchi quel fiume e nella negazione proviamo a convincerci che quel fiume non ci sia. Si tratta di atteggiamenti molto diversi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se pratichiamo l&amp;#8217;accettazione senza dubbio sarà più difficile provare rabbia visto che la rabbia parte dalla convinzione che &amp;#8220;le cose non vanno come dovrebbero&quot;. Anche in questo caso non si tratterà però di reprimerla ma di una conseguenza del nostro atteggiamento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A livello concreto è piuttosto difficile riuscire ad accettare tutto, inoltre si tratta di un atteggiamento molto distante dalla nostra cultura che, al contrario, dà molta importanza a ciò che possediamo e a quante cose riusciamo a fare nel corso di una giornata.&lt;br /&gt;
Possiamo comunque trarre beneficio da un atteggiamento di presenza mentale e di accettazione al fine di essere disposti all&amp;#8217;esperienza della rabbia trasformandola in determinazione e atteggiamento assertivo. &lt;br /&gt;
La rabbia infatti è un&amp;#8217;emozione che contiene molta energia che, se canalizzata ci permette di essere più forti nel raggiungimento dei nostri obiettivi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Senza dubbio la soluzione del buddismo zen classico è più radicale per noi occidentali. In questa visione infatti l&amp;#8217;obiettivo stesso perde di importanza perchè può distogliermi dal momento presente, la rabbia in questo caso, potrà semplicemente essere lasciata scivolare via, come lasciamo scivolare via l&amp;#8217;acqua del corso di un fiume.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si tratta di una strada più distante dal nostro stile di vita e dalla nostra cultura che richiede molta pratica, convinzione e autenticità.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cordiali saluti&lt;br /&gt;
Dott. Enrico Parpaglione&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La ringrazio per la domanda molto interessante e stimolante. Mi sono interessato alle pratiche utilizzate nel buddismo zen grazie all&#8217;ACT, una terapia che ha ampliato e modificato la terapia cognitivo comportamentale implementando tra l&#8217;altro l&#8217;utilizzo della presenza mentale.</p>

<p>La presenza mentale non è sinonimo di repressione o negazione, dovrebbe invece essere il contrario: consapevolezza di quanto accade in un particolare momento fuori e dentro di noi senza voler reprimere o eliminare alcuna percezione, pensiero o emozione.<br />
Senza dubbio nella presenza mentale, rimanendo sul presente, si lasciano scorrere emozioni, pensieri, sensazioni ma ci si dà la possibilità di sperimentare tutto senza attaccarsi a nulla.<br />
Possiamo immaginare la presenza mentale come lo stare in riva a un fiume a osservare tutto quello che passa, mentre nella repressione proviamo a costruire una diga che blocchi quel fiume e nella negazione proviamo a convincerci che quel fiume non ci sia. Si tratta di atteggiamenti molto diversi.</p>

<p>Se pratichiamo l&#8217;accettazione senza dubbio sarà più difficile provare rabbia visto che la rabbia parte dalla convinzione che &#8220;le cose non vanno come dovrebbero". Anche in questo caso non si tratterà però di reprimerla ma di una conseguenza del nostro atteggiamento.</p>

<p>A livello concreto è piuttosto difficile riuscire ad accettare tutto, inoltre si tratta di un atteggiamento molto distante dalla nostra cultura che, al contrario, dà molta importanza a ciò che possediamo e a quante cose riusciamo a fare nel corso di una giornata.<br />
Possiamo comunque trarre beneficio da un atteggiamento di presenza mentale e di accettazione al fine di essere disposti all&#8217;esperienza della rabbia trasformandola in determinazione e atteggiamento assertivo. <br />
La rabbia infatti è un&#8217;emozione che contiene molta energia che, se canalizzata ci permette di essere più forti nel raggiungimento dei nostri obiettivi.</p>

<p>Senza dubbio la soluzione del buddismo zen classico è più radicale per noi occidentali. In questa visione infatti l&#8217;obiettivo stesso perde di importanza perchè può distogliermi dal momento presente, la rabbia in questo caso, potrà semplicemente essere lasciata scivolare via, come lasciamo scivolare via l&#8217;acqua del corso di un fiume.</p>

<p>Si tratta di una strada più distante dal nostro stile di vita e dalla nostra cultura che richiede molta pratica, convinzione e autenticità.</p>

<p>Cordiali saluti<br />
Dott. Enrico Parpaglione<br /></p>]]></content:encoded>
			<link>https://www.psicologo.torino.it/index.php/conoscere-e-gestire-la-rabbia#c1359</link>
		</item>
		<item>
			<title> GIUSEPPE [Visitatore] in risposta a: Conoscere e gestire la rabbia</title>
			<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 23:59:46 +0000</pubDate>
			<dc:creator><span class="user anonymous" rel="bubbletip_comment_1358">GIUSEPPE</span> <span class="bUser-anonymous-tag">[Visitatore]</span></dc:creator>
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			<description>&lt;p&gt;Queste sue parole ci fanno capire come siano psicologicamente pericolose (in quanoto nichiliste), quelle pratiche (difuse soprattutto dagli inseignamenti di Thich Nhat Han e dei quattro fondamenti della presenza mentale), che invece propongono al praticante di reprimere le sensazioni e gli oggetti mentali, rabbia compresa. Sarebbe interessante un suo parere su queste pratiche tipiche di certo buddismo&amp;#8230;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Queste sue parole ci fanno capire come siano psicologicamente pericolose (in quanoto nichiliste), quelle pratiche (difuse soprattutto dagli inseignamenti di Thich Nhat Han e dei quattro fondamenti della presenza mentale), che invece propongono al praticante di reprimere le sensazioni e gli oggetti mentali, rabbia compresa. Sarebbe interessante un suo parere su queste pratiche tipiche di certo buddismo&#8230;<br /></p>]]></content:encoded>
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