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21/10/07

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Categorie: Disturbi dell'umore, Depressione

La depressione

nuvole

“Trovavo difficile alzarmi dal letto la mattina. Volevo solo nascondermi sotto le coperte e non dover parlare con nessuno. Non avevo voglia di mangiare e ho perso molto peso. Niente sembrava più divertente. Ero stanca per tutto il tempo, non dormivo bene di notte. Ma sapevo che dovevo continuare ad andare avanti perchè avevo i ragazzi e il lavoro. Solo che mi sembrava impossibile, come se niente potesse cambiare o migliorare.”

Nella linguaggio comune utilizziamo spesso il termine “depressione” per indicare momenti di tristezza che si verificano nel corso della nostra esperienza di vita.

In termini clinici la depressione riguarda invece un fenomeno che ha caratteristiche peculiari non assimilabili al significato comune del termine.

Coloro che hanno una depressione clinica esperiscono infatti una serie di sintomi che si verificano per un periodo di almeno due settimane e possono rendere difficile lo svolgimento della normale vita sociale e lavorativa.

In altri casi la depressione può essere meno intensa, ma più strisciante e prolungata nel tempo.

Vediamo quali sono i sintomi che si possono ritrovare nella depressione:
- Prolungata tristezza
- Frequenti crisi di pianto inspiegabili
- Cambiamenti pronunciati nell’appetito e nel sonno
- Irritabilità, ansia, agitazione, rabbia
- Pessimismo, indifferenza
- Perdita di energia, persistente letargia
- Dolore, pena, inspiegabili
- Senso di colpa, mancanza di valore, mancanza di speranza
- Incapacità a concentrarsi, indecisione
- Incapacità a provare piacere per i precedenti interessi,
ritiro sociale
- Consumo eccessivo di alcol o altre sostanze chimiche
- Ricorrenti pensieri di morte o di suicidio

Possiamo distinguere la depressione maggiore dalla distimia.

La depressione maggiore è caratterizzata da almeno un episodio depressivo maggiore, con 5 o più sintomi tra quelli sopra elencati per un periodo di almeno due settimane.
Per alcune persone il problema è ricorrente e si verifica in diversi periodi di vita.

La distimia è una forma cronica ma moderata di depressione. Chi soffre di distimia ha un riduzione o un incremento del peso corporeo e del sonno, una perdita di energia e affaticamento. La persona riesce a continuare la propria vita sociale e lavorativa ma non prova più piacere in quello che fa, tende a vedere tutto in negativo e a pensare che non ci sia una via di uscita per la propria situazione.

In post futuri approfondirò il tema della depressione, delle varie forme di trattamento e delle modalità di pensiero della persona depressa.

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

15/10/07

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Categorie: Training assertività-autostima

Lo stile comportamentale passivo

sabbia

Marta lavora in un ufficio ammistrativo insieme ad una collega piuttosto pigra.
Marta ci tiene a svolgere il suo lavoro correttamente, la collega, invece, passa la sua giornata su internet o al telefono e le chiede spesso di svolgere lavori che erano stati assegnati a lei.
Marta prova disagio, vorrebbe rifiutarsi ma teme che la collega reagisca in modo aggressivo. Finisce ogni volta per tacere e svolgere il lavoro senza esprimere il proprio fastidio.
Quando Marta torna a casa prova ancora rabbia..si rende conto che non è stata capace a esprimere le proprie ragioni a farsi valere come avrebbe voluto.

Marta ha sul lavoro uno stile comportamentale passivo. Le caratteristiche di tale stile sono:

- difficoltà ad opporsi alle richieste altrui
- acquiescenza di fronte alle opinioni degli altri
- sottomissione agli altri per paura di comportamenti aggressivi
- non espressione dei propri punti di vista
- sensazione di essere usati dagli altri
- incapacità di lamentarsi per un servizio o prodotto inadeguato
- timore di irritare o infastidire gli altri

L’atteggiamento e la comunicazione passiva hanno la caratteristica di non riflettere i bisogni e i sentimenti della persona.
A lungo termine questa mancata espressione di sè porta la persona passiva a provare disagio.
Il passivo può sperimentare dentro di sè una profonda rabbia ed esprimerla in modo esplosivo solo in alcune occasioni o contesti.
Ad es. può essere passivo a lavoro ma esplodere facilmente nelle discussioni con i familiari che avvengono a casa.

Il training assertivo permette di intervenire efficacemente su questa modalità comportamentale aiutando la persona a sviluppare un modo nuovo per relazionarsi con gli altri.
Il traning assertivo permette l'acquisizione di nuove abilità mediante tecniche comportamentali e role playing eseguiti in un contesto protetto.

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

10/10/07

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Categorie: Interventi psicologici

Studi aperti: Settimana del Benessere Psicologico

A novembre tra il 12 e il 17 parteciperò alla Settimana del Benessere Psicologico indetta dall'Ordine degli Psicologi del Piemonte. In questa occasione verrà fornito un primo colloquio di consulenza psicologica gratuito.

benessere

04/10/07

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Categorie: Training assertività-autostima

Lo stile comportamentale aggressivo

rabbia1

Oggi parleremo dello stile comportamentale aggressivo. Non è facile incontrare una persona che abbia tutte le caratteristiche che elencheremo (aggressivo puro), tuttavia possiamo considerare una persona aggressiva se ne possiede almeno 4 o 5.

L’aggressivo:
- Si considera il migliore
- Pensa di aver sempre ragione, di conoscere la verità
- Colpevolizza o inferiorizza gli altri
- Non chiede mai scusa
- Non desidera cambiare
- Non ascolta
- Si arrabbia spesso con gli altri
- Gli piace spiegare agli altri cosa devono fare
- Trova facilmente difetti negli altri
- Persegue i propri obiettivi anche a spese degli altri
- Si preoccupa raramente dei bisogni o sentimenti altrui
- Compete con gli altri
- Si arrabbia se non ottiene quello che vuole

Che vantaggi ha una persona aggressiva?
- Spesso ottiene dagli altri (specie dai passivi) ciò che desidera
- Ha un’elevata autostima
- Sente di aver potere sugli altri e di essere capace

Se a breve termine essere aggressivi sembra vantaggioso, gli svantaggi emergono sul lungo periodo. L’aggressivo tende infatti a rimanere isolato, poichè le altre persone non desiderano la sua compagnia o lo temono.
Un altro svantaggio è a livello fisico: ci sono ricerche che dimostrano una maggiore incidenza di problemi fisici, in particolare cardiaci, nelle persone aggressive.

Difficilmente una persona aggressiva vuole lavorare su di sè, egli infatti ritiene che i suoi problemi siano sempre causati dagli altri.
Per questo motivo la persona aggressiva che arriva dallo psicologo lamenta spesso un sintomo preciso (ansia, stress ecc..) oppure spera che gli vengano fornite strategie per cambiare il comportamento altrui.
Cosa naturalmente nè possibile nè auspicabile..
Un aggressivo che non sia, almeno in parte, consapevole del suo stile non è pertanto particolarmente indicato per affrontare un percorso psicologico rivolto alla crescita personale.

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

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Categorie: Ansia, Attacco di panico

Il trattamento cognitivo - comportamentale del panico

tornado

Per trattare l'attacco di panico è necessaria la conoscenza approfondita delle peculiarità del disturbo e delle tecniche sviluppate appositamente per la sua cura.

In alcuni casi (non sempre) la presenza del panico nasconde ulteriori problematiche a livello relazionale o personale che dovranno essere trattate in un secondo tempo attraverso un lavoro sugli schemi profondi che si sono rivelati disfunzionali.

Vi sono approcci terapeutici nei quali il panico viene "trattato" semplicemente attraverso l'ascolto: alla persona viene lasciata la gestione del sintomo.
Ma la sola comprensione, se pur importante, non garantisce alcun miglioramento terapeutico del problema.
L'assunto teorico che sta dietro questo (discutibile) modo di operare è il seguente: l'ansia nasconde qualche altro problema sommerso, se togliamo il sintomo questo tornerà sotto altre vesti.
Questo assunto non mi sembra condivisibile per almeno tre ragioni:
1) non mi risulta esistano prove scientifiche di quanto affermato;
2) come detto in precedenza esiste anche l'attacco di panico puro, quindi senza altri grossi nuclei problematici che lo sostengono
3) lavorare sulla comprensione delle dinamiche personali non garantisce la remissione del sintomo, in molti casi è una strategia insufficiente.

Ribadiamo peraltro l'importanza di comprendere il punto di vista del paziente e i significati che possono essere dietro il malessere senza che però questo voglia dire ignorare il disagio creato dal sintomo.

L'approccio cognitivo-comportamentale è considerato come il più efficace (e studiato) nella cura dell'ansia.
Tra gli enti che lo citano come trattamento elettivo troviamo i più importanti enti sanitari internazionali: Organizzazione Mondiale della Sanità, National Institute of Mental Health (U.S.A.) e National Institute for Health and Clinical Evidence (Inghilterra)

Nell'approccio cognitivo comportamentale si applicano una serie di protocolli al fine di rendere il paziente in grado di gestire la propria sintomatologia. In un secondo tempo si interverrà, solo se necessario, su aspetti profondi della personalità.

Pensiamo ad una persona che si è rotta il braccio, è utile esaminare tutto il suo corpo sperando che questo diminuisca il disagio?

La terapia cognitivo comportamentale sostiene che per curare un braccio
rotto (che fuor di metafora è l'attacco di panico) è necessario intervenire sulla parte dolente.

Questo senza negare che vi sono casi nei quali l'attacco di panico è l'ultimo dei problemi che affliggono la persona (es. nei disturbi di personalità). Anche in questi casi, il terapeuta TCC partirà dalla richiesta del paziente, curare il panico, per poi proporre di approfondire insieme altre aree.
Per altre persone, invece, il solo trattamento del panico sarà sufficiente e la terapia si concluderà al raggiungimento di questo obiettivo.

La TCC ha le seguenti caratteristiche generali:
- collaborativa: terapeuta e paziente collaborano per definire e raggiungere gli obiettivi terapeutici
- mirata: la TCC non ha come obiettivo cambiare la personalità del paziente ma ha invece lo scopo di aiutare la persona su un particolare problema.
- specifica: gli obiettivi terapeutici sono definiti all’inizio del percorso
- a breve termine: in assenza di complicazioni dura per pochi mesi (se contiamo una media di 1 seduta settimanale)
- autonomizzante: uno degli obiettivi è quello di incrementare l’autonomia del paziente, rispetto al disturbo ma anche rispetto agli aiuti esterni, compreso il terapeuta.
- specifica: ogni problematica presuppone modalità di intervento diverse
- specialistica: non si tratta di una competenza improvvisata ma il terapeuta deve aver seguito un training apposito in tecniche cognitivo-comportamentali

Quali sono i passaggi della terapia cognitivo-comportamentale per il trattamento del panico?

Fase psicoeducazionale: chi soffre di attacco di panico è preoccupato e spaventato in primo luogo perchè non sa per quale motivo gli viene.
Nella fase psicoeducazionale vengono date informazioni al fine di ridurre queste preoccupazioni.

Monitoraggio: attraverso l’uso di strumenti quali il “diario” sarà possibile monitorare quando e dove avvengono gli attacchi.
Il monitoraggio permette di capire meglio la frequenza e intensità del problema e di impostare le strategie di trattamento.

Respirazione e rilassamento: si tratta di tecniche con le quali i pazienti imparano la gestione dell'ansia fisiologica.

La ristrutturazione cognitiva: i pensieri da riconsiderare includono ad es. le convinzioni circa le conseguenze disastrose dell’attacco e i pensieri catastrofici sui sintomi.

L’esposizione agli stimoli che generano la paura: nel corso del programma le persone affrontano ciò che fa loro paura: le sensazioni e situazioni che vorrebbero evitare.
L’esposizione ripetuta alle situazioni ansiogene permette la riduzione della risposta ansiosa.

Dott. Enrico Parpaglione psicologo a Torino

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Dott. Enrico Parpaglione, psicologo.

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